4 consigli per il tuo benessere

Ecco qui quattro consigli per cercare di iniziare bene la nuova decade appena cominciata:

  1. Impara a dire no: affermarsi é innanzitutto rispettare i propri valori e ascoltare i propri bisogni. Gestendo le proprie priorità nella vita privata e in quella professionale sei più produttivo/a ma anche più disponibile. Il risultato é che resta poco tempo da dedicare a quello che conta davvero per te.
  2. Divertiti di più: uno stile di vita sano comprende un’alimentazione sana e anche cercare di limitare la vita sedentaria. E se unissimo l’utile al dilettevole? Se vuoi muoverti, fai una bella passeggiata o vai a ballare!
  3. Sorridi più spesso: arrabbiarsi o criticare? Che perdita di tempo! Lo sai che per ogni minuto di rabbia spendi energia che recupererai in un’ora? Coltiva la tua felicità relativizzando quello che ti accade e approfittando di ciò che la vita ti offre. Prova a fare questo esercizio: ogni giorno scrivi su un foglietto tre cose positive che ti sono successe o che ti sono piaciute. Metti i foglietti in un vaso e, quando sei giù di morale, pescane uno e rileggilo per farti tornare in mente dei ricordi piacevoli. Che ne pensi? Ti piace questa idea?
  4. Approfitta del silenzio: in un mondo molto rumoroso che ci sollecita continuamente a fare delle cose é importante sconnettersi liberandosi dei rumori che ci circondano. Programma dei momenti di disintossicazione digitale per approfittare del silenzio facendo una passeggiata nei boschi, una siesta durante la pausa lavoro o una seduta di meditazione. Ti riprenderai subito!

Nel 2020 proviamo a farci del bene

Basta con le risoluzioni che si trasformano velocemente in costrizioni o in un nulla di fatto!

Per evitare che le cattive abitudini si ripresentino, cerchiamo di non fissare degli obiettivi troppo ambiziosi. Consideriamo piuttosto le risoluzioni come una sfida positiva per rendere la nostra vita più gradevole. E’ inutile pretendere di cambiare dall’oggi al domani. Stabiliamo un ordine di priorità tra le risoluzioni che ci stanno più a cuore.

Cominciamo con delle cose semplici, per esempio selezionare gli abiti che non metti più (lo sai che secondo il Feng shui, gli abiti che non si indossano da almeno due anni dovrebbero essere dati via?). Poi, potremmo cercare di sostituire una cattiva abitudine con una buona, come ad esempio, bere più tè verde e meno caffè. Cerchiamo comunque di essere gentili con noi stessi e con il nostro corpo e concediamoci delle pause di tanto in tanto. Lo scopo non é di provocarci dello stress in più ma di farci del bene.

Buon 2020!

Proverbio indiano

Se davanti a te vedi tutto grigio, sposta l’elefante!

L’anno sta finendo e, come di consueto, é tempo di fare un bilancio di quello che abbiamo fatto, dei successi, delle difficoltà, di quello che avrebbe potuto essere ma non é stato, di quello che avremmo voluto fare diversamente. Però é tempo anche di pensare al nuovo anno, a quello che vorremmo fare, a nuovi progetti, a nuove prospettive. Magari potresti cercare una frase da usare come mantra per tutto l’anno, in modo da ricordarti dei tuoi buoni propositi, che troppo spesso dimentichiamo.

Per quanto mi riguarda, cercherò di adottare la filosofia di questo proverbio per il 2020. Certo, l’elefante é un animale grande, anzi grandissimo, mica facile spostarlo! Ma se unisco le forze con qualcun’altra/o magari insieme ce la facciamo! Si sa che l’unione fa la forza!

E tu, cosa pensi di fare nel 2020? Hai pensato di adottare un leitmotiv che ti accompagni durante l’anno?

Ma adesso pensiamo a festeggiare!

Buon 2020!

Capire la comunicazione interculturale

Vivo e lavoro in un ambiente estremamente multiculturale: Bruxelles è una città molto accogliente che ospita circa 150 nazionalità diverse; lavoro per la Commissione europea dove sono rappresentate tutte le 28 nazionalità dell’Unione europea.

A volte la comunicazione con le persone provenienti da una cultura diversa risulta difficile perché si deve prestare molta attenzione alla sensibilità, alle emozioni e ai sentimenti altrui.

Giorno dopo giorno, ho imparato che ogni cultura ha il proprio approccio alla comunicazione. 

Il libro Beyond Culture dell’antropologo Edward Hall, individua l’importanza del contesto nella comunicazione e porta alla luce un tipo di comunicazione “invisibile”, in cui l’invisibile è il modo in cui i gruppi capiscono e interpretano il mondo. Il quadro che offre l’autore per affrontare la comunicazione interculturale è quello delle culture ad alto contesto e a basso contesto. Esse si riferiscono ai valori che le culture attribuiscono alla comunicazione indiretta e diretta.

È importante notare che nessuna cultura è completamente ad alto contesto o a basso contesto. Ad esempio, mentre gli americani si rapportano con una cultura a basso contesto mentre fanno affari, durante le riunioni di famiglia tendono ad essere ad alto contesto.

Vediamo ora le principali caratteristiche dei due tipi culturali.

Culture ad alto contesto

Una cultura ad alto contesto si basa sulla comunicazione implicita e sui segnali non verbali. Nella comunicazione ad alto contesto, un messaggio non può essere compreso senza una grande quantità di informazioni di base. Il modo in cui si comunica é altrettanto importante di quello che si comunica. Si valorizza l’appartenenza ad un gruppo. Le culture asiatiche, africane, arabe, dell’Europa centrale e dell’America Latina sono generalmente considerate culture ad alto contesto. 

Con persone appartenenti principalmente a culture di alto contesto, è possibile riscontrare:

1. incomprensione durante lo scambio di informazioni

2. l’impressione che manchino delle informazioni perché vengono fornite in modo non verbale, ad esempio con gesti, pause, espressioni facciali

4. enfasi sulle relazioni a lungo termine e sulla lealtà

5. regole “non scritte” che sono date per scontate ma possono risultare incomprensibili agli appartenenti ad un gruppo diverso.

Culture a basso contesto

Una cultura a basso contesto si basa sulla comunicazione esplicita e diretta. Nella comunicazione a basso contesto, la maggiore parte delle informazioni in un messaggio viene scritta e definita. L’orientamento culturale principale é l’individualismo. Tedeschi, scandinavi, americani e australiani sono generalmente considerati come appartenenti alla cultura a basso contesto.

Avendo a che fare con persone appartenenti principalmente a culture di basso contesto, è possibile che:

1. il messaggio contenga tutte le informazioni necessarie e nulla di più

2. gli approfondimenti vengono forniti verbalmente per evitare malintesi

3. le persone tendono ad avere relazioni a breve termine

4. le persone seguono attentamente le regole e le norme.

Per evitare “incidenti diplomatici” io cerco di osservare il mio interlocutore e di “emulare” la gestione complessiva della conversazione utilizzando la tecnica dello specchio, cioè ripetendo il linguaggio del corpo e il tipo di parole che utilizza.

E tu, a quale gruppo culturale pensi di appartenere? Quale tecnica usi per comunicare meglio?

La tazza? Me la tengo!

1990, Cornell University, Stati Uniti. Un professore distribuisce delle tazze carine ad alcuni dei suoi studenti. Per offrire del caffè? Non proprio…

Il professore si chiama Daniel Kahneman, uno psicologo che lavora sull’economia comportamentale, cioè studia come gli individui prendono decisioni in merito ai loro consumi, a quello che acquistano e vendono, ai loro investimenti.

Con le tazze vuole fare un esperimento. Metà degli studenti riceve una tazza, l’altra metà non riceve nulla. Quindi, il professore chiede ad ogni gruppo a che prezzo pensano si possa vendere la tazza: quelli che hanno la tazza rispondono 7 dollari, quelli che non ce l’hanno sono disposti a comprarla per 3 dollari.

Secondo la teoria economica, le tazze dovrebbero essere commercializzate intorno ai 5 dollari, in quanto sarebbe il prezzo che, dopo una negoziazione, raggiungerebbero le due parti: quello proposto dai possessori della tazza (venditori) e quello degli interessati a comprarla (compratori). Questo si chiama prezzo di equilibrio cioè il prezzo della tazza stabilito dal mercato.

A questo punto il professore propone agli studenti senza tazza di ricevere o la tazza o 5 dollari. Offre poi agli studenti con la tazza di comprargliela per 5 dollari. La scelta é la stessa per tutti: la tazza o i soldi.

Il risultato è che gli studenti senza la tazza accettano i soldi, mentre gli studenti con la tazza rifiutano di venderla.

Perché? La ragione è il cosiddetto effetto dotazione (endowment effect): attribuiamo più valore a qualcosa che abbiamo già e non siamo disposti a venderlo nemmeno in cambio del suo valore reale nel mercato.

A causa di questo pregiudizio psicologico (psychological bias), anche le persone che non vogliono necessariamente fare del profitto, non sono molto propense a dare via per esempio un vecchio mobile, l’auto o la casa perché ne sovrastimano il valore. Tuttavia, questo pregiudizio può essere utile nel commercio: quando un venditore ci offre qualcosa gratis o ce la fa provare per un po’ di tempo (che so, un materasso per esempio) é perché spera che poi la compriamo!

E tu, hai mai tenuto qualcosa che ti é stato offerto per un po’ di tempo?

Lentamente muore – poesia di Martha Medeiros

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno
gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle “i” piuttosto che
un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli
sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Martha Medeiros

Il gallo meraviglioso: una favola africana

Mancava poco al tramonto, il cielo, tutto colorato di arancio, prendeva in prestito dalla notte il suo travestimento più enigmatico. Nella città pervasa dal rumore di un torrente, un vecchio, prossimo alla morte, chiamò il suo unico figlio e gli disse: “Ascolta mia dolce creatura, presto ti lascerò per ricongiungermi con i nostri antenati. Ho pensato a te, io ti lascio in eredità il gallo meraviglioso che ha fatto la fortuna mia e di mio padre, affinché assicuri anche per te la ricchezza. Grazie a lui potrai avere una vita felice e fare sempre l’elemosina ai poveri. Non è un gallo che si incontra in tutti i pollai. Da più generazioni viene tramandato di padre in figlio. Tu veglierai d’ora in poi su di lui con molto impegno”. Morto che fu il padre, il figlio organizzò un grandioso funerale dove convocò i parenti e gli amici.

Trascorso il periodo del lutto, il giovanotto decise di partecipare col suo gallo da combattimento a molti tornei, dove si trovò a lottare con i migliori galli del mondo. Per molti anni il gallo vinse tutti i combattimenti, procurando al suo proprietario fortuna e considerazione. Tutti i re lo volevano comprare, ma egli non accettò di sbarazzarsene nemmeno quando glielo avrebbero acquistato a peso d’oro. Diventato potente e ricco, costruì un immenso palazzo sulle rovine della vecchia casa paterna. Aveva tanti servi e procurava molto lavoro alla gente che ne aveva bisogno. Creò una scuola per i fanciulli del villaggio dove apprendevano molte discipline.

Questo successo non avvenne senza suscitare gelosie. Una sua vicina, invidiosa della sua felicità, decise di rendergli la vita più dura. Ebbe l’idea di portare del mais al gallo. Il gallo, quando vide i chicchi appetitosi, vi ci avventò sopra e non smise di mangiarli finché non fu sazio: diventò così grasso che poteva appena camminare.

Fu a quel punto che la crudele donna andò a far visita al suo vicino e gli disse: “Il tuo gallo ha rubato il mio mais e non mi è rimasto niente da mangiare”. Il giovane, imbarazzato, rispose: “Cara amica, calmati, ti pagherò il tuo mais!”“No!” esclamò lei “no, no e poi no! Io rivoglio il mio mais, quello che il tuo gallo ha mangiato! Uccidi il gallo e rendimi il mio mais!”.

L’atmosfera era tesissima, piena di elettricità, come quando sta per scatenarsi un temporale. La donna, piena di collera e resa cieca dalla cupidigia, si mostrò irremovibile. Disperato il giovane gli offrì tutte le sue ricchezze, il suo palazzo, i suoi gioielli, i suoi diamanti, al fine di salvare il gallo, ma non servì a farle cambiare idea. Imperturbabile, la donna considerava la sua decisione non negoziabile. Il problema fu portato davanti al Consiglio dei Saggi, che ascoltò la discussione. Gelosi come erano, tutti i membri Consiglio richiesero la morte del colpevole che, con la pancia piena, sonnecchiava nell’orto; andarono a prenderlo e lo uccisero.

I chicchi di mais furono restituiti alla proprietaria. Crudelmente provato da questa ingiustizia, il giovane deperì a vista d’occhio. Colpito dal dolore, era distrutto e ogni giorno più triste. Sotterrò in segreto il cadavere del gallo dietro il suo palazzo e, ferito nel profondo dell’animo, si rinchiuse per molti mesi nella sua abitazione. Un giorno, nel posto dove riposava il gallo, nacque un mango dai frutti allettanti. La vicina invidiosa, che era ghiotta e sfrontata, andò a chiedere un frutto al proprietario del mango, che non rifiutò. La donna fece venire il suo unico figlio e lo spinse a mangiarne anche lui. Così ne mangiarono molti, non uno solo come aveva detto al proprietario!

Il giorno dopo, al levarsi del sole, in assenza del proprietario dell’albero, il figlio della donna invidiosa, andò di nuovo, questa volta senza permesso, a cogliere i deliziosi frutti. Salito in cima al mango, sceglieva quelli più maturi e li mangiava, ma stupidamente lasciava cascare i noccioli e le bucce in terra. Il proprietario dell’albero, tornando dalla sua passeggiata, si accorse del fanciullo appollaiato lassù su un ramo dell’albero; questi masticava un frutto e sembrava completamente indifferente alla sua presenza. A un tratto, un mango, sfuggito dalle mani del ladruncolo, cascò sulla testa del proprietario. Furioso e assetato di vendetta, l’uomo radunò tutto il villaggio, compreso il Consiglio dei Saggi.

Appena tutti furono riuniti, egli dichiarò minaccioso: “Chi ha mangiato i miei manghi deve restituirmeli!” Tutti i presenti approvarono.

Informata dal Consiglio dei Saggi, la madre del colpevole si presentò tutta trafelata e disse al proprietario: “Ti restituirò i tuoi frutti!”.

Ma lui, ricordandosi della morte ingiusta del gallo, le disse “Oh donna, poiché la tua giustizia fu buona per il passato, questa lo sarà di nuovo oggi. Io ti reclamo proprio quei frutti che sono stati mangiati da tuo figlio”.

Il Consiglio dei Saggi riconobbe ch’egli era in diritto di esigere una giustizia equa. Piangendo e supplicando il suo vicino, la donna offrì tutti i suoi beni in cambio della vita del figlio. Niente da fare, secondo la legge, il ragazzo doveva subire la stessa sorte del povero gallo. Tuttavia l’uomo dichiarò che era pronto a perdonarle tutte le cattiverie passate. Egli si ritirò dunque nel suo palazzo, lasciando salvo il figlio della vicina.

Scioccata da tutta quella confusione, risparmiata dalla sorte, ma vergognandosi, la donna comprese che suo figlio doveva la vita a quest’uomo. Supplicò allora il cielo di liberarla della sua gelosia e dei suoi passati misfatti. Il destino le aveva dato una dolorosa lezione e comprese infine che l’invidia distrugge chi la nutre. 

9 ragioni per praticare la mindfulness

Oggi si parla molto di mindfulness, ma sappiamo davvero che cosa è e a cosa serve?

Cominciamo da una piccola definizione. La mindfulness é un formazione della mente che serve a farti acquisire consapevolezza delle tue azioni e presenza in quello che fai. E’ un concetto che ha origini nel buddismo ma ha perso la componente religiosa e non si limita alla sola meditazione, che ne costituisce tuttavia una parte.

La vita di oggi é a volte difficile e impegnativa e spesso ci troviamo esausti, senza fiato. La nostra mente é costretta a dedicarsi a molti compiti allo stesso tempo, a scapito del nostro benessere fisico e mentale.

La pratica della mindfulness ci aiuta sicuramente a trovare un po’ di calma interiore e ad affrontare gli eventi della vita in un altro modo, sia nel contesto lavorativo che nell’ambito personale. Ci aiuta a trovare la nostra intimità umana e spirituale.

La pratica regolare della mindfulness contrasta sicuramente lo stress e l’ansia e ci aiuta a sviluppare utili capacità mentali come:

  1. Concentrazione
  2. Chiarezza e agilità mentale
  3. Collaborazione
  4. Creatività e innovazione
  5. Intelligenza emotiva
  6. Empatia e compassione
  7. Resilienza
  8. Felicità
  9. Benessere generale.

Prova un esercizio semplice. Mangia un frutto lentamente, cercando di assaporare appieno il suo gusto, di capirne la consistenza e scoprire le sensazioni che ti da. Se mangi cosí una volta la giorno, sei sulla buona strada verso un percorso di mindfulness!


Una lezione da un cavallo

Da qualche parte, nella campagna di un paese in questo mondo, c’era un ricco contadino che possedeva un cavallo eccellente e di grande valore. Un giorno un operaio gli disse che il suo adorato cavallo, un esemplare forte e davvero molto bello, era caduto in un pozzo abbandonato.

L’operaio che riportò la notizia al contadino era molto dispiaciuto, poiché sapeva che il pozzo era davvero profondo e stretto e infatti non vi fu alcuna possibilità di far uscire l’animale, nonostante tutti i tentativi effettuati dai vari lavoratori della tenuta.

Il contadino andò a vedere il pozzo, osservò bene la situazione e si rese conto che non c’era più nulla da fare, benché l’animale non fosse ferito.

Non pensava che valesse la pena salvarlo, poiché avrebbe sprecato tempo prezioso e speso più di quanto avrebbe speso per comprare un altro cavallo.

“Giacché si trova nel pozzo” disse l’agricoltore agli operai “gettategli addosso della terra e sotterratelo.”

Poi il contadino se ne andò preso dai proprio affari e gli operai si misero subito all’opera per eseguire i suoi ordini.

Alcuni uomini cominciarono a lanciare terra dentro al buco e sul cavallo. Ad ogni palata il cavallo scuoteva il corpo e la terra cadeva al suolo.

Gli uomini rimasero stupiti dell’intelligenza dell’animale: la terra stava iniziando a riempire il pozzo, mentre il cavallo ci camminava sopra per risalire!

Un paio d’ore più tardi l’animale aveva già la testa fuori dal pozzo, giusto un paio di altre palate, e saltò fuori dal pozzo tutto felice.

Benché talvolta sembri che alcune persone vogliano solamente lanciarci addosso della terra per farci crollare e desistere, ricorda che anche tu hai la stessa intelligenza e forza di volontà di andare avanti, proprio come il cavallo.

Quando una persona tenta di  infangarti, scuotiti, cammina sopra la terra ed esci fuori da quel pozzo immaginario.

Fermati, pensa al motivo per il quale questo sta succedendo e ricordati delle cose buone della tua vita. Liberati da coloro che vogliono lasciarti in fondo al pozzo. Ricordati del cavallo!

Citazione estiva (4)

Nella tua vita ci sono persone che puoi lasciare andare, di cui non vedi l’ora di liberartene e che puoi permetterti di perdere perché ti portano soprattutto negatività.

Nella tua vita ci sono persone che invece non puoi permetterti di perdere. Sono quelle che ti portano amore, benessere, calore, rispetto, sostegno. Sono quelle che illuminano la tua vita. Non lasciarle andare!