Perché il mango é conosciuto come il frutto della saggezza. Una storia

Il mango è conosciuto come il simbolo di saggezza. Un testo vedico racconta come il mango sia diventato un pomo della discordia tra il dio Ganesha e suo fratello dio Kartikyea. Ecco qui la storia.

Il protagonista è Ganesha, tipicamente raffigurato con una testa di elefante provvista di una sola zanna, ventre pronunciato e quattro braccia. In questo caso Ganesha è nelle sue vesti di bambino (Bala Ganapathi) e nelle sue quattro mani tiene: una canna da zucchero, un dolce, un ramo ed un frutto dell’albero di mango. Ed è proprio questo mango al centro della storia.

Quel giorno il piccolo Ganesha era a casa in compagnia del fratello Kartikeya, un giovane prestante che si muove a cavallo di un meraviglioso pavone indiano, e dei genitori, il padre Shiva e la madre Parvati, quando arrivò a far visita alla famiglia il viandante Narada

Narada era un saggio viaggiatore, che spesso si comportava un po’ da impiccione e talvolta provocava conflitti tra gli dèi solo per divertirsi. Vedendolo arrivare Shiva e Parvati sentirono subito aria di guai, ma il dovere di ospitalitá imponeva loro di invitarlo in casa e dargli il benvenuto.

“Grazie per avermi accolto! In cambio vi offrirò questo bel frutto” disse Narada, tirando fuori dalla propria tasca un meraviglioso mango ed offrendolo a Shiva. “Grazie a te saggio Narada – rispose Shiva – ma lascia che io lo doni a colei che amo, Parvati”. Shiva porse così il frutto a Parvati, che però, vedendo che i suoi due figli sembravano assai incuriositi da quel bel frutto, disse, “Grazie, ma questo dono mi farebbe assai più felice se saranno i miei figli a riceverlo”. 

Prese quindi il frutto e stava per dividerlo in parti uguali, quando Narada la fermò. Questo frutto non può essere diviso! Deve essere mangiato da una sola persona”. Shiva e Parvati capirono l’inganno di Narada, perché a quel punto entrambi i loro figli desideravano quel frutto.

“Perché non facciamo una gara – suggerì allora Narada – ed il vincitore otterrà il frutto”. Shiva e Parvati, sospirando, accettarono la proposta.

“Sarà una gara di velocità: il primo dei due bambini che correrà 3 volte intorno al mondo intero, vincerà il prezioso mango”. Al sentire queste parole di Narada, il piccolo Ganesha si vide spacciato. Come poteva lui, con le sue piccole gambe, competere in velocità con il fratello Kartikeya, così agile, slanciato e capace di cavalcare quel rapidissimo pavone? Ma ormai la cosa era decisa e così Narada diede il via. 

Kartikeya partì rapido come il vento per compiere rapidamente 3 giri intorno al mondo e tornare a casa. Come rientrò trovò Narada, i suoi genitori e suo fratello Ganesha, che aveva in mano il mango. Stupefatto dalla cosa, lui che pensava di avere la vittoria in tasca, esclamò “Come ha fatto Ganesha a vincere il frutto!”. “Vedi Kartikeya – gli rispose sua madre Parvati – mentre tu correvi rapido intorno al mondo, Ganesha ha compiuto tre piccoli giri intorno a me e a vostro padre Shiva, perché noi siamo tutto il suo mondo“.

Nella competizione tra i due fratelli mentre Kartikeya sfrecciava sul suo Pavone, Ganesha girò tranquillamente attorno ai suoi genitori, definendoli come il suo mondo.

E’ da questa vittoria saggia di Ganesha che il mango divenne noto come il frutto della Saggezza.

Questa storia mi ricorda un po’ quella della Lepre e la Tartaruga.

Tu cosa ne pensi?

Perché accettare che non si puó essere sempre felici ti facilita la vita

Dopo aver letto tanto sulla felicità, ho scoperto che si deve anche imparare a gestire l’infelicità e che perció é importante accettare che non si puó essere sempre felici.

Cosa significa davvero essere felici? E’ veramente necessario avere sempre successo per essere felici?

Alcuni ricercatori affermano che il significato della felicità risiede nel definire la propria qualità di vita e nel cercare continui modi per migliorarla. Altri ricercatori affermano che tutti noi abbiamo uno scopo sociale per il quale vivere, che è la nostra missione sulla terra. Se tieni un diario, per esempio, sei in grado di valutare le attività che ti rendono felice e paragonarle con quelle che invece ti rendono triste. In questo modo puoi scegliere. Puoi anche paragonare le tue attività con quelle degli altri per vedere quello che rende felice gli altri e trarne ispirazione. Questo non significa che devi paragonarti agli altri: tu sei unico e molto spesso non conosci nemmeno tanto bene quelle persone.

Inoltre, non c’è un’unica ricetta per essere felici. Non tutti sono felici se praticano la meditazione o lo sport, per esempio. Ci sono tuttavia alcuni fattori comuni che influenzano la felicità: ottime relazioni interpersonali, un lavoro che ti coinvolge, un buon equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, un partner fantastico e buona salute. Si possono incontrare comunque persone che non sono felici nonostante abbiano un buon lavoro e vadano d’accordo con il proprio partner.

D’altro lato, ci sono anche ricercatori che dicono che non è importante mirare alla felicità in quanto tale, ma si dovrebbe imparare ad essere infelici, accettando che nella vita ci possano essere momenti di infelicità.

Alcuni scienziati vedono con occhio critico la tendenza attuale ad essere sempre positivi. Evitare situazioni di stress, dolore, tristezza non è una soluzione. Non si può ignorare di essere infelici, bisogna accettare questo stato per quello che è. Puoi cercare di condividere le tue sensazioni e le tue emozioni con gli altri, perché questo ti aiuterà a creare e rafforzare le tue relazioni. Quando sei preoccupato e sai che qualcuno può ascoltarti, potresti sentirti meglio dopo aver condiviso il tuo stress e disagio. In effetti, le persone che fingono di essere sempre felici finiscono per essere sole, isolate e ovviamente infelici.

Accetta quello che la vita ti presenta nel qui e ora

Questo suona come un paradosso ma se provi ad accettare la tua infelicità come un momento della vita che prima o poi scomparirà, ti sentirai meglio.

La cosa più importante per essere felici della vita che si conduce é riconoscere e accettare gli alti e bassi che ne fanno parte. Come dicono i francesi, c’est la vie.

Questo Natale

Questo Natale non sono andata a casa in Italia. Questo Natale mi trovo a Cuba.

In tanti mi hanno chiesto perché proprio Cuba.

Da tanti anni volevo visitare Cuba e finalmente mi sono decisa a prenotare il volo, organizzare un piccolo tour con un’agenzia locale per finire poi la vacanza in un hotel su una spiaggia da cartolina, tipo la foto che vedi qui sopra.

Sono partita sola con mio figlio, mio marito non se l’é sentita di viaggiare con noi. E’ un peccato, questa cosa mi rende un po’ triste, perché Natale é la festa della famiglia.

Poi questo Natale é diverso. Dopo due anni di Covid, ora in Europa c’é la guerra, dobbiamo risparmiare sull’energia, le nostre case e i nostri uffici sono tutti piuttosti freddi.

Dunque, mi sono detta:

  1. Carpe diem. La vita é breve, a volte é anche difficile, mio figlio finisce il master, io ho ricevuto una promozione sul lavoro, quest’anno é la volta buona che andiamo a Cuba.
  2. Considerando il freddo che abbiamo qui a Bruxelles (ma a Bologna non sarebbe meglio), andiamo a prendere un po’ di sole in una bella isola dei Caraibi ricca di storia, e avamposto del comunismo nel continente americano.

In sé, che Cuba sia l’avamposto del comunismo in America, non le ha giovato molto né continua a giovarle. Infatti, l’isola subisce un embargo dagli anni sessanta proprio per questo, perché sono comunisti. La vita sull’isola é difficile, mancano tante cose. La mia guida mi ha detto che quello che qui da noi é normale per loro é un lusso. Purtroppo anche le medicine non si trovano facilmente. E allora questo Natale, anziché fare la solita donazione ad un’associazione che si occupa di diritti umani o ambientali, ho deciso di dimostrare la mia solidarietá al popolo cubano andando a visitare la loro isola.

Dovunque ti trovi in questo momento, ti auguro un felice Natale e uno stupendo anno nuovo

E ricorda: carpe diem!

Finestre

Le finestre sono soglie per la mente umana. 

Le finestre sono soglie per la mente umana perché spesso sono una risorsa indispensabile per ogni sognatore. Oppure per quella persona che ha bisogno di riposare dopo una giornata di stress e appoggia la testa contro il finestrino ghiacciato di un vetro di una carrozza di un treno.

È in questo momento che lo sguardo si rilassa e la nostra immaginazione inizia a correre. E’ in questo momento che iniziamo a sognare ad occhi aperti e il nostro cervello trova finalmente sollievo, libertà, e benessere.

Guardare fuori dalla finestra, lasciare lo sguardo sospeso oltre una lastra di vetro non è sinonimo di perdita di tempo.  A volte, chi guarda oltre questa soglia non cerca di vedere il mondo esterno. Vuole semplicemente attraversare le sue frontiere per navigare attraverso le onde dell’introspezione e raggiungere mondi interiori alla ricerca di nuove possibilità.

In realtà, ci sono pochi esercizi mentali che possono essere più utili di questo.

Guardare attraverso una finestra permette di sognare ad occhi aperti.

Esperti psicologi nel mondo della creatività come Scott Barry Kaufman e Jerome L. Singer, spiegano che oggi, sognare ad occhi aperti è considerato quasi uno stigma. Chi sceglie di guardare fuori dalla finestra per mezz’ora invece di continuare a lavorare sul suo computer non è altro che un pigro.

In effetti, uno studio condotto da questi psicologi dimostra che l’80% dei leader aziendali ritiene che la creatività possa essere migliorata dal lavoro e dall’attività continua. Così, la persona che sta lavorando ma a un certo punto va a prendere un caffè davanti a una finestra, viene considerata una persona che non sopporta la stress, e potrebbe addirittura essere improduttiva.

Oggi continuiamo ad associare il movimento alla produttivitá e la passività alla pigrizia. E’ necessario cambiare questo punto di vista, dobbiamo cambiare queste idee vecchie e arrugginite. Sognare ad occhi aperti è l’arte di ricercare le meraviglie nascoste nel nostro cervello. 

Se sogni ad occhi aperti, stai allenando la tua mente e stai sviluppando la tua introspezione, la tua curiosità, e la tua immaginazione.

Come direbbe un amico che scrive su Wise and Shine “Dare to Dream”.

Tu sogni ad occhi aperti?

Ti dimentichi spesso quello che devi fare?

Ti dimentichi spesso quello che devi fare, dalla più banale sciocchezza alla più importante delle cose che hai in mente?

Non ti preoccupare perché uno studio rivela che:

Lo scopo della memoria non é ricordarsi chi ha vinto l’ultima coppa del mondo di calcio, ma é quello di farti diventare una persona intelligente che puó prendere delle decisioni.

Quando vai a fare la spesa, puó capitarti di non ricordarti di comprare una delle cose più importanti che avevi in mente e a cui avevi pensato qualche ora prima a casa o, nel bel mezzo di una conversazione con gli amici, non ti ricordi il titolo o il nome dell’autore di un libro o di un film del quale stavi parlando.

Se non sei piú tanto giovane come me, potresti iniziare a pensare che hai l’Alzheimer perché ti dimentichi tante cose.

Ma niente paura, perché uno studio condotto da due ricercatori dell’Università di Toronto (Canada) rivela quanto sia importante dimenticare.

Paul Frankland e Blake Richards, ricercatori dell’Università di Toronto, hanno condotto uno studio che ha scoperto che le persone che hanno maggiore propensione a dimenticare sono anche le più intelligenti. Gli studiosi affermano che é della massima importanza che il cervello sia in grado di selezionare le informazioni che acquisisce ed eliminare dettagli irrilevanti, concentrandosi così su una visione più generale. Ció assicura che le decisioni siano prese nel modo più corretto.

Queste sono le parole di Blake Richards che nega la convinzione che chi riesce a ricordare più cose sia anche il più intelligente, confermando quasi il contrario. L’eliminazione di informazioni non importanti ci permette infatti di aumentare le nostre capacità analitiche, focalizzando la nostra attenzione sulle cose fondamentali ed evitando lavoro inutile al nostro cervello.

I ricercatori hanno sviluppato questo studio dopo diversi anni di ricerca sulla perdita di memoria e sull’attività cerebrale, includendo sia gli esseri umani che gli animali.

La conclusione é questa:

“Se dimentichi dettagli occasionali”, dice Richards, “può significare che la tua memoria è sana e fa esattamente quello che dovrebbe fare.”

Tu sei una persona che dimentica spesso?

Puoi trovare qui altri articoli sul cervello.

Mi accetto così come sono

Dopo aver terminato la formazione per diventare coach nell’ormai lontano 2017, ho cominciato a recitare un mantra che suona così:

Io mi amo e mi accetto così come sono.

Tutte le volte che discuto con mio marito, soprattutto quando mi fa notare che non gradisce certi miei comportamenti, ecco che gli recito questo mantra: Io mi amo e mi accetto così come sono.

L’accettazione di sé stessi non riguardo solo il proprio corpo. A volte quando ci guardiamo allo specchio (soprattutto noi donne) non ci piacciamo, ci vediamo grasse, un po’ piú vecchie, con le occhiaie scure e chissá quali altri difetti.

Il nostro corpo é ovviamente la parte piú visibile di noi stessi, poi la pubblicitá ci fa vedere delle persone in forma smagliante, sempre perfette e belle.

Ma anche la nostra personalitá ha un impatto sul nostro morale e sul nostro accettarci cosí come siamo.

Cosa significa amarsi e accettarsi così come siamo?

Innanzitutto, significa avere una relazione sana con noi stessi, cioè costruire la genuina convinzione di essere abbastanza e non continuare a cercare di essere “validati” dagli altri.

Perché accettarsi è così importante?

Ricerche hanno dimostrato che la non accettazione o una scarsa accettazione di sé stessi può essere la causa di depressione e ansia. Inoltre, un’immagine negativa di noi stessi può causare perfino disturbi alimentari che potrebbero sconfinare anche nell’obesità.

Anche se accettarci così come siamo ci farebbe stare meglio, non è facile, perché cerchiamo sempre l’approvazione degli altri. Questo è anche frutto del condizionamento sociale, che ci spinge a cercare sempre la convalida da parte del gruppo, della comunità di cui ci sentiamo parte.

Oggi poi, con l’utilizzo massiccio dei social media, l’abitudine di paragonarci agli altri, di cercare di avere più like possibile, di sentirci parte di un qualcosa che va al di là della nostra identità, ci impedisce di raggiungere un benessere basato su chi siamo veramente e quello che cerchiamo nella vita, il nostro scopo, il motivo per cui siamo su questo pianeta, in una parola il nostro Ikigai, come viene definito dai giapponesi.

Pensiamo che il giudizio, l’approvazione degli altri contribuisca al nostro benessere, mentre in realtà non è così.

Prova a chiederti:

  1. Chi sono questi “altri” dei quali mi fido così tanto da permettergli di valutarmi?
  2. Li conosco davvero bene?
  3. Perché mi fido del loro giudizio?

Ricorda: accettati per quello che sei, con tutti i tuoi pregi e tutti i tuoi difetti.

Fai diventare tuo il mio mantra: Io mi amo e mi accetto così come sono.

Non dire queste cose a una persona depressa

Sia che tu abbia attraversato la depressione o conosci una persona cara che ne soffre, sai bene che con questo disturbo non è facile convivere. E ciò che peggiora la situazione è spesso sentirsi incompresi dalle persone che ti stanno intorno, familiari o amici, che cercano di minimizzare l’importanza di questo disturbo. Perció, non dire queste cose a una persona depressa.

Ecco le frasi che non dovrebbero mai essere dette alle persone che soffrono di depressione:

1.”Concentrati sul miglioramento.”  Tendiamo a dimenticare che lo stato di depressione colpisce sia fisicamente che psicologicamente. Non è sufficiente alzarsi dal letto, fare una passeggiata e prendere un po’ d’aria fresca. Se così fosse, i depressi sarebbero i primi a farlo, senza il tuo consiglio, perché é molto probabile che vogliano uscire da questo stato.

2.”Starai meglio domani.”  Questa frase potrebbe peggiorare la condizione della persona depressa, perché potrebbe aspettarsi di migliorare il giorno dopo, ma non succederà. La depressione non può essere curata durante la notte.

3. “Sii felice” Per una persona depressa, essere felice è inconcepibile perché il disturbo di cui soffre altera l’immagine che ha della realtà. Parlare con un depresso della felicità non migliorerà la sua posizione, al contrario. Significherebbe parlare di cose che non sono in grado di fare e forse nemmeno di capire.

4. “È colpa tua.”  Spesso, quando ci succede qualcosa di brutto nella vita, immaginiamo di meritarcelo, di essercelo guadagnato. Anche questo tipo di discorso potrebbe nuocere alla situazione della persona in stato di depressione perché potrebbe creargli dei sensi di colpa.

5. “Non essere così negativo.”  La negatività fa parte del modo in cui i depressi vedono la vita. Quindi non ha senso dire una cosa del genere, difficilmente la capirebbero.

6.”Smettila di lamentarti, ci sono persone che hanno una vita più terribile.”  Questa é la frase che odio di più. Non ci si può paragonare agli altri, ogni persona ha la sua storia. Inoltre, questa frase non permetterebbe alla persona depressa di sentirsi meglio, anzi. Non essendo in grado di uscire dalla depressione, la persona che soffre si potrebbe sentire ancora più colpevole e infelice perché ci sono altre persone che stanno attraversando momenti terribili; quindi, banalizzando lo stato di malessere di una persona si puó peggiorarne lo stato. I depressi hanno un’autostima molto bassa e questo tipo di frase non farebbe che aumentare il loro odio verso sé stessi.

Ricorda che tutti noi potremmo trovarci in momenti difficili durante la nostra vita e bisognerebbe cercare di superare i preconcetti e i pregiudizi che abbiamo verso le persone che non stanno mentalmente bene. Anche se non si vede che una persona sta male non vuol dire che stia fingendo (per quale motivo poi una persona dovrebbe fare finta di star male?). Quindi, fai attenzione alle parole che usi.

Hai mai avuto a che fare con una persona depressa? Oppure tu stesso sei mai stato depresso?

Perché é importante leggere

Dati ISTAT riportano che nel 2017 sono il 41,0% le persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro per motivi non professionali (circa 23 milioni e mezzo di persone). Secondo gli esperti, questo numero mostra una sostanziale stabilità della lettura. Eppure, l‘indice di lettura è basso se confrontato con quello degli altri Paesi europei. Per questo ho deciso di condividere una breve storia sul perché é importante leggere.

“Ho letto moltissimi libri, ma ho dimenticato la maggior parte di essi. Ma allora qual è lo scopo della lettura?”

Fu questa la domanda che un allievo rivolse al suo Maestro.

Il Maestro in quel momento non rispose.

Dopo qualche giorno, però, mentre lui e il giovane allievo se ne stavano seduti vicino ad un fiume, egli disse di avere sete e chiese al ragazzo di prendergli dell’acqua usando un vecchio secchio tutto sporco che era lì in terra.

L’allievo trasalì, poiché sapeva che era una richiesta senza alcuna logica.

Tuttavia, non poteva contraddire il proprio Maestro e, preso il secchio, iniziò a compiere questo assurdo compito. Ogni volta che immergeva il secchio nel fiume per tirarne su dell’acqua da portare al suo Maestro, non riusciva a fare nemmeno un passo verso di lui che già nel secchio non ne rimaneva neanche una goccia.

Provò e riprovò decine di volte ma, per quanto cercasse di correre più veloce dalla riva fino al proprio Maestro, l’acqua continuava a passare in mezzo a tutti i fori del secchio e si perdeva lungo il tragitto.

Stremato, si sedette accanto al Maestro e disse:

“Non riesco a prendere l’acqua con quel secchio. Perdonatemi Maestro, è impossibile e io ho fallito nel mio compito”

“No – rispose il vecchio sorridendo – tu non hai fallito. Guarda il secchio, adesso è come nuovo. L’acqua, filtrando dai suoi buchi lo ha ripulito”

“Quando leggi dei libri – continuò il vecchio Maestro – tu sei come il secchio ed essi sono come l’acqua del fiume”

“Non importa se non riesci a trattenere nella tua memoria tutta l’acqua che essi fanno scorrere in te, poiché i libri comunque, con le loro idee, le emozioni, i sentimenti e la conoscenza, che vi troverai tra le pagine, puliranno la tua mente e il tuo spirito, e ti renderanno una persona migliore e rinnovata. Questo è lo scopo della lettura”.

Leggere é importante non solo perché ti trasforma in una persona migliore ma contribuisce anche a migliorare la qualitá della tua vita.

Il mito di Sisifo

Le storie della mitologia possono permetterci di capire concetti intellettuali universali. Il mito di Sisifo ne fa parte perché è la storia di un uomo punito dagli dei, condannato a far rotolare un’enorme roccia fino alla cima di una montagna. Tuttavia, una volta raggiunto il suo obiettivo, cade indietro e sconta la sua pena perpetuando questo ciclo dell’assurdo.

Perché Sisifo deve spingere un masso dalla base alla cima di un monte ma ogni volta che raggiunge la cima, il masso poi rotola nuovamente alla base del monte, e questo per l’eternità?

Colpevole di numerosi misfatti ma soprattutto di aver ingannato ripetutamente Zeus, Sisifo viene rinchiuso nell’Ade e condannato a un’eterna fatica: trasportare sopra una montagna un masso che inesorabilmente ricade giù appena toccata la cima. La punizione di Sisifo finirà così per diventare il simbolo di qualsiasi impresa inutile, destinata a vanificarsi non appena compiuta.

Ma l’allegoria del mito di Sisifo puó anche illustrare la condizione degli uomini accecati dalla propria testardaggine. Persuasi ad agire correttamente, a volte possono chiudersi in una spirale infinita che alla fine li condannerá.

Ciechi alle lezioni che ci vengono insegnate sull’esistenza, ci trasformiamo ad essere noi stessi un ostacolo al nostro cambiamento.

Gli errori sono spesso veicoli di opportunità. 

“Una persona che non fallisce non ha mai cercato di fare niente di nuovo”. Questa citazione é dello scienziato Albert Einstein ed esprime perfettamente la natura indispensabile di questi veicoli di cambiamento. 

Dobbiamo chiederci se non fosse opportuno apportare dei cambiamenti per far fronte alle nostre aspettative.

Quando consideriamo i nostri errori non più degli ostacoli ma delle opportunità per imparare, riuscieremo a fare un passo verso la realizzazione dei nostri sogni. La nostra esperienza con i nostri errori ci porta ad aprire gli occhi e a crescere. A volte, proprio gli errori sono ciò di cui abbiamo bisogno per renderci conto che questi stati mentali non ci si addicono più, quindi dobbiamo cambiare.

E questo è ciò che ci porta ad andare verso il nostro vero sé, ad accettare il cambiamento anziché rifiutarlo. Continuare a trincerarci in noi stessi, ad essere fedeli alle nostre emozioni, non ci permette di accedere al cammino dell’evoluzione spirituale, ma ci costringe a rimanere nello status quo perpetuando il mito di Sisifo.

Pensi di essere come Sisifo, cioé un po’ testardo?

Coltivare fiducia nella vita

A volte nella vita succede che le difficoltà iniziali possano trasformarsi in veri e propri problemi e che gli sforzi necessari per risolvere le complessità che la vita ci presenta sono veramente importanti e a volte durano anche a lungo. Per questo potremmo sentirci scoraggiati e ci verrá da dire “Basta, non ne posso più, quando finirà?”. E’ cosí che perdiamo fiducia nella vita.

Coloro che conoscono la legge universale dell’alternanza continuano, invece, a mantenere fiducia nella vita, qualsiasi cosa succeda perché sanno che tutto è cambiamento, rinnovamento e impermanenza. Hanno potuto osservare che ad un’espansione segue necessariamente una contrazione e che dopo il buio torna la luce.  Sono consapevoli che un giorno o l’altro le cose cambieranno e che la vita tornerá a farli sorridere.

Le guide che accompagnano le grandi spedizioni nel Kilimangiaro, una delle montagne più alte del mondo, utilizzano un’espressione swahili per confortare i camminatori affaticati: “Polé, polé”, che significa “piano, piano, un passo alla volta”.

Senza interpretare quello che ci accade, né proiettarci in un futuro che non conosciamo, ci resta solo la possibilità concreta di accogliere i nostri momenti di sfortuna, senza opporci ad essi, perché ogni sforzo sarebbe inutile e ci causerebbe solo una grande perdita di energia.

Perciò, vai avanti, piano, piano, un passo alla volta, e continua ad avere fiducia nella vita, perché alla fine del tunnel ritroverai la luce.

Puoi leggere altri articoli sulla fiducia qui.

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