5 metodi efficaci per rilassarti

Senti che hai bisogno di distenderti ma non sai quale metodo di rilassamento adottare? Ecco qui alcune proposte tra le mie preferite. Devi
solamente scegliere quella che ti ispira di più!

Metodo 1: la respirazione cosciente.
Ovviamente non si tratta del nostro modo di respirare normale, che consiste nell’inspirare ed espirare senza che nemmeno ce ne accorgiamo.
Si tratta di una respirazione cosciente, interiorizzata.

Come funziona? Siediti dove vuoi, per terra, su una sedia, sul divano. Comincia ad inspirare dal naso gonfiando la pancia. Espira lentamente dalla bocca, svuotando la pancia (è anche un buon esercizio per gli addominali). Concentrati solamente sul flusso d’aria che attraversa il tuo
corpo. Vedrai che la tua respirazione rallenta e il tuo corpo si distende lentamente. L’ideale sarebbe praticare questo tipo di respirazione almeno tre volte al giorno. Questo metodo si può praticare dappertutto, il respiro è
sempre con te! Un minuto di respirazione profonda e cosciente ti aiuterà a rilassarti.

Metodo 2: la meditazione.
Non mi riferisco qui alla meditazione trascendentale, ma alla meditazione in piena coscienza (mindfulness), accessibile e facile da applicare. La meditazione ti aiuta a prenderti cura di te stessa/o e della tua mente, permettendoti di avere coscienza del “qui e ora”, allontanandoti dallo stress e dai problemi.

Come funziona? Chiudi gli occhi e concentrati sulla sensazione che ti procura il flusso d’aria che entra ed esce dalle narici e dai polmoni. Cerca di non distrarti, e tutte le volte che ti accorgerai che la tua mente sta vagando, riporta l’attenzione sul respiro. Una seduta di meditazione può durare
qualche minuto per i neofiti e delle ore per i più esperti. Se sei del genere super tecnologico/a, puoi provare delle app che ti guidano e ti seguono
durante il tuo percorso di meditazione. Riuscire a praticare questo tipo di meditazione qualche minuto più volte al giorno, appena puoi, sarebbe l’ideale.

Metodo 3: il massaggio
Il massaggio elimina le tensioni e procura una sensazione di serenità e di benessere super gradevole. Quindi, se ne hai l’occasione, fatti massaggiare. Il tuo stress sparirà. Se non trovi nessuno tra i tuoi familiari o amici
che ti possa massaggiare (in questi tempi di confinamento non si può andare in un centro di benessere), puoi prendere degli apparecchi per il massaggio, che potrai utilizzare per il collo, i piedi, la schiena o la testa. Esistono anche delle poltrone che fanno dei massaggi e perfino una maschera che massaggia dolcemente gli occhi e ti farà avere un aspetto perfettamente riposato! Una soluzione semplice per massaggiare i piedi potrebbero essere delle palline da tennis da far rotolare sotto i piedi e schiacciare. E’ quasi come se facessi una seduta di riflessologia. Provaci!

Metodo 4: Yoga e Pilates
Si tratta di due discipline simili e sono entrambe utili per la tua salute fisica e mentale. Mentre lo Yoga si concentra sulla connessione fisica e mentale, il Pilates è più assimilabile ad uno sport che però ci fa utilizzare la muscolatura profonda del nostro corpo.

Metodo 5: l’aromaterapia
L’aromaterapia utilizza l’essenza aromatica delle piante per prevenire, curare o rilassare. In quest’ultimo caso che ci interessa, si può utilizzare un diffusore di olii essenziali che consente la nebulizzazione degli olii e la loro
diffusione nell’ambiente domestico.

Quali olii utilizzare per rilassarsi?

  1. Olio essenziale di lavanda: ha proprietà sedative e calmanti e permette il rilassamento.
  2. Olio essenziale di neroli: riduce lo stress e combatte l’insonnia e le tensioni.
  3. Olio essenziale di maggiorana: regola le emozioni e ti protegge dalle paure.
  4. Olio essenziale di pompelmo: combatte lo stress e ti aiuta a sciogliere i dubbi.
  5. Olio essenziale di mandarino: è rilassante e sedativo.
  6. Olio essenziale di pino silvestre: ti aiuta a controllare le emozioni.

Ecco qui i miei metodi preferiti di rilassamento.Scegli quello che ti piace di più e, se ti va, fammelo sapere. Puoi anche sceglierne più di uno perché prendersi cura di se stessi fa un bene enorme!

Il momento migliore per fare attività fisica

Ti sei mai chiesta/o quando sia il momento migliore per fare attività fisica? Se sia meglio mangiare prima o dopo?

Studi recenti affermano l’importanza di praticare un’attività fisica moderata a digiuno.

Praticare al mattino un’attività fisica a digiuno favorirebbe una migliore risposta all’insulina, un migliore utilizzo del glucosio da parte dei muscoli, una migliore regolazione della glicemia e un smaltimento dei grassi due volte più efficace.

Cominciare idealmente la tua giornata con 30 minuti di esercizi dolci abbinati ad esercizi di resistenza sarebbe davvero benefico. Considerando che non é essenziale mangiare poco dopo che ci si é svegliati, il prolungamento del digiuno notturno consentirebbe anche di disintossicare il nostro intestino.

Quando possiamo mangiare allora? L’ideale sarebbe mangiare dopo una mezzora, o meglio ancora un’ora da questa breve attività fisica. La colazione dovrebbe essere ricca in proteine animali e vegetali per favorire il recupero e l’anabolismo muscolare, e contenere anche glucidi complessi per ottenere l’energia necessaria per affrontare la giornata. Un esempio: yoghurt magro con muesli a base di noci e semi.

Che ne pensi? Saresti in grado di cominciare così la tua giornata? Sinceramente la mia routine mattutina é diversa: mi sveglio, faccio meditazione 10 minuti, preparo la colazione, mi lavo, mi trucco, mi vesto e finalmente posso uscire. Totale: un’ora e 15 minuti. Se dovessi aggiungere un’altra mezz’ora a che ora dovrei alzarmi? Troppo presto! Però mi stavo chiedendo se cominciare questa pratica mattutina durante questo periodo di confinamento, considerando che gestisco io il mio tempo grazie al telelavoro e non sono stressata dal dover prendere un mezzo di trasporto pubblico per recarmi in ufficio.

Lavorare meno potrebbe salvare il pianeta?

Uno studio dell’Università del Massachusetts afferma che “lavorare meno fa bene all’ambiente”. Se passassimo il 10% in meno del nostro tempo al lavoro, la nostra impronta sulla terra sarebbe ridotta del 14,6%, soprattutto grazie alla diminuzione degli spostamenti e delle spese giornaliere.

Ci sono due correnti di pensiero contraddittorie su questa idea:

  1. quelli che pensano che gli stipendi possano rimanere invariati e che l’economia continuerebbe a crescere grazie ai miglioramenti tecnologici ed energetici nonostante le riduzione del tempo di lavoro; questa teoria ci spiega che l’inquinamento potrebbe ridursi grazie al cambiamento delle abitudini quotidiane, come ad esempio la preparazione dei propri pasti a casa anziché l’acquisto di cibo già preparato o preparato da altri;
  2. quelli che pensano che solamente riducendo gli stipendi si potrà raggiungere una significativa riduzione dell’impronta ecologica entro il 2050. Questa è la teoria della decrescita che poggia sul fatto che solamente con meno soldi a disposizione si può ridurre il consumo di beni materiali e quindi l’inquinamento e l’esaurimento delle risorse. Quindi, lavorando quattro giorni si riceverebbe un salario equivalente a quattro giorni.

Vorrei concentrarmi sulla decrescita perché sostengo questo approccio. Mi sembra evidente che continuando così l’umanità vada incontro a un esaurimento veloce delle risorse disponibili che causerà un declino improvviso e incontrollabile della popolazione e della capacità produttiva delle industrie. La teoria della decrescita è sicuramente radicale e ad alcuni pare eretica. Tuttavia, un rapporto dell’OCSE afferma che il consumo è aumentato del 50% negli ultimi 30 anni e che questo va di pari passo con un aumento dell’impronta ambientale. La teoria della decrescita sostiene che si dovrebbe cominciare una progressiva diminuzione del consumo, cominciando proprio dalla riduzione del tempo di lavoro.

Serge Latouche, economista tra i padri fondatori della teoria della decrescita, spiega che: “Decrescita non significa indebolimento o sofferenza. Significa piuttosto trasformare il concetto di consumo in quello di uso: compro una cosa perché mi serve, se si rompe la faccio riparare (o la riparo da me) e alla fine della sua vita la riciclo. Significa anche spostare l’attenzione dalla quantità alla qualità. Il risultato sarà una società materialmente responsabile.

La decrescita è anche elogio della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma, come dicevo prima, l’uso.

Perché quindi lavorare meno e guadagnare meno? Se il consumo di attività di divertimento o di piacere aumentasse grazie ad una settimana di lavoro più corta, si avrebbe un aumento significativo dell’impronta ecologica. Ecco quindi perché la riduzione del tempo di lavoro deve essere accompagnata dalla riduzione dello stipendio. Avremo comunque più tempo per noi, da dedicare alla nostra crescita personale, che non significa solamente attività di divertimento o di piacere.

La scelta cruciale dei nostri tempi dunque è tra impegnarsi urgentemente ad intraprendere il cammino della sobrietà a tutti i livelli o andare a tutta velocità verso l’esaurimento delle risorse e il crollo globale del nostro sistema, cosa che nessuno auspica.

In questo tempi difficili, con il diffondersi rapido di un virus che minaccia la nostra vita e ci fa paura, potremmo seriamente cominciare a riflettere su un futuro diverso per l’umanità.

Cosa ne pensi? Saresti disposto a lavorare meno, guadagnando meno e consumando meno (ma usando di più), iniziando così un percorso verso una società diversa da come la conosciamo oggi?

Empatia: un legame tra noi e gli altri

Relazionarsi con gli altri a volte é difficile. Possono crearsi delle tensioni che però possono poi trasformarsi in occasioni per conoscersi meglio. La relazione può così migliorare e diventare fonte di gioia e ispirazione.

Empatia non é dimostrare pietà, ma é la possibilità che una persona si da di vivere dall’interno quello che l’altro prova in un dato momento.

Una cosa importante da sapere é che l’empatia non é un talento con il quale si nasce, ma può essere imparata. Essere empatici significa innanzitutto sentirsi implicati in un qualche modo verso l’altro da noi. Sicuramente é più facile provare empatia per le persone che ci sono simili piuttosto che con le persone che sentiamo antagoniste.

Se vogliamo essere empatici con i nostri colleghi di lavoro, potremmo provare a parlare con loro più spesso, chiedere loro quello che vivono e le emozioni che provano piuttosto che immaginarselo, cosa che potrebbe rivelarsi assolutamente fuorviante.

Una buona empatia potrebbe permetterci di sentire le emozioni che provano i nostri interlocutori e potremmo in questo modo anticipare le loro reazioni. Quando le persone si sentono comprese, si apre la via della fiducia e della buona intesa. Una vera empatia permette di rinnovare un legame che poteva sembrare rotto.

Attenzione però: l’empatia non deve essere rivolta solo verso gli altri ma deve esserci empatia anche verso noi stessi. Per poter identificare le emozioni degli altri, dobbiamo saper identificare in primo luogo le nostre emozioni e non solo quelle positive ma anche quelle negative come la rabbia, l’amarezza, la vergogna. Più ci sono chiare le nostre emozioni, più potremo accettare e comprendere le emozioni degli altri. Comprendere perché proviamo determinate emozioni ci consentirà di metterci nei panni degli altri e capire le ragioni per le quali una persona é stata spinta a provare un’emozione piuttosto che un’altra. Si può capire la diversità dei punti di vista solo nella misura in cui accettiamo la molteplicità dei punti di vista!

9 consigli per vivere una vita migliore

Le buone abitudini e il morale alto hanno un legame stretto con la buona salute e il benessere. 

Ecco qui 9 consigli che ti aiuteranno a trovare un po’ di tranquillità, a migliorare il tuo equilibrio e ad avvicinarti all’idea di felicità che più ti corrisponde.

  1. Mantieniti in movimento. L’attività fisica è uno degli strumenti che più apporta benefici al nostro corpo. Può ridurre lo stress in maniera significativa, controllare il livello di colesterolo, aiutarti a perdere peso, ossigenare i tessuti del corpo ed eliminare le tossine attraverso la sudorazione. Inoltre, consente lo sviluppo di endorfine che producono piacere al cervello e diminuiscono il dolore alle articolazioni. Se puoi evita di prendere l’ascensore, cammina fino al lavoro, fai le scale o vai in bicicletta. Sono tutte attività che puoi fare senza andare necessariamente in palestra. Non solo il tuo corpo ne gioverà, ma anche l’ambiente ti ringrazierà. 
  2. Migliora l’alimentazione. Fai attenzione a quello che consumi quotidianamente. Dedica del tempo a ogni pasto e scegli dei menu sani. Mangia in modo equilibrato e aggiungi frutta, verdura e legumi al tuo regime alimentare. Sperimenta delle nuove ricette e prepara dei pasti dal gusto diversificato per scoprire cose nuove. Evita di mangiare cibo spazzatura, perché contiene zuccheri semplici e carboidrati, che contribuiscono al rallentamento del metabolismo e ostruiscono le arterie. Evita anche i pasti troppo grassi.
  3. Bevi dell’acqua in abbondanza. Il consumo di acqua, tè e succo ti consente di eliminare i radicali liberi. Inoltre, l’idratazione fa bene alla pelle, che così si manterrà bella e sana.
  4. Fai qualcosa che ti piace. Dedica del tempo a fare un’attività che ti piace durante la giornata, che ti faccia rilassare, come ad esempio fare dei lavori manuali, cucinare, leggere o imparare a suonare uno strumento musicale. 
  5. Disconnettiti per una giornata intera. Fai uno sforzo, metti da parte i social e il telefono per un giorno. Fa bene concentrarsi su sé stessi ogni tanto.
  6. Esci all’aria aperta. Una passeggiata, un pic-nic, passare del tempo all’aperto sono attività che ti fanno riconnettere alla natura oltre che essere un’occasione per respirare un po’ d’aria fresca.
  7. Fai volontariato. La solidarietà è uno dei percorsi più utilizzati dalle persone che cercano la tranquillità e che vogliono essere in pace con sé stesse. Le buone azioni influenzeranno la tua vita in maniera positiva.
  8. Resta positivo/a. Guarda alle cose con piacere, ottimismo ed energia positiva. La frustrazione porta delle conseguenze negative nella vita.
  9. Condividi dei momenti con gli amici. Prendere un caffè insieme a degli amici, parlando del più e del meno, ti aiuterà a sentirti molto meglio.

Che ne pensi? Adotterai una di queste nuove abitudini?

8 marzo: la vera origine della festa della donna

L’incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York il 25 marzo 1911, fu il più grave incidente industriale della storia di New York. Causò la morte di 146 persone (123 donne e 23 uomini). L’evento ebbe una forte eco sociale e politica, a seguito della quale vennero varate nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro negli Stati Uniti.

L’incendio di New York è uno degli eventi ricordati come Giornata internazionale della donna ma non è da questo, come erroneamente riportato da alcune fonti, che trae origine la Giornata della donna. La connotazione fortemente politica della Giornata Internazionale della Donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione.

Le basi per iniziare a parlare della questione femminile furono gettate durante il Congresso della seconda Internazionale Socialista che si tenne a Stoccarda nel 1907: venne votata una risoluzione in cui ci si impegnava a lottare per il suffragio universale. Qualche giorno dopo, venne fondato l’Ufficio di Informazione delle donne socialiste.

Nel maggio del 1908, la presidente dell’Ufficio, Corinne Brown, presiedette la conferenza domenicale socialista a Chicago – a causa dell’indisponibilità del solito oratore -, una conferenza a cui tutte le donne erano state invitate. Da lì si iniziò a parlare di un Women’s Day.

L’anno dopo, nella manifestazione che il Partito Socialista Americano organizzò il 28 febbraio 1909 a sostegno del diritto delle donne al voto, ci fu un’intensa attivazione sul tema delle rivendicazioni sociali e in molte decisero di scioperare e scendere in piazza: chiedevano un aumento di salario e il miglioramento delle condizioni di lavoro. Così nacque la prima Festa delle Donna in America.

Nel 1910, le delegate americane proposero durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste di Copenaghen di istituire una giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. In Danimarca, Germania, Austria e Svizzera si festeggiò per la prima volta il 19 marzo 1911.

Con l’inizio della prima guerra mondiale, le celebrazioni si interruppero per riprendere l’8 marzo 1917 quando, a San Pietroburgo, le donne furono a capo di una manifestazione per la fine del conflitto.

Ecco finalmente il fatidico 8 marzo: nella Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste del 1921, venne fissato questa data per la Festa delle Donne.

Fu scelta la mimosa come fiore simbolo della Giornata delle Donne perché fiorisce all’inizio di marzo.

9 cose da abbandonare per essere felici

Si dice che essere felici è una scelta. Però abbiamo la tendenza a complicarci la vita al punto da non riconoscere quando l’abbiamo davanti agli occhi.

Cosa potremmo fare per essere felici?

Ecco qui 9 cose che dovremmo abbandonare per trovare la felicitá.

  1. Rinunciare alla collera. La collera ci ruba del tempo e dell’energia preziosa che potremmo usare in modo più utile. Lo sai che per un minuto di rabbia ti serve un’ora per recuperare?
  2. Abbandonare il controllo. Il controllo é un’illusione. Viviamo in un mondo fuori controllo, accettiamo il fatto che non possiamo controllare tutto. Lasciamo andare le cose che non riusciamo a controllare.
  3. Smettere di preoccuparci di quello che gli altri pensano di noi. Anche questo ci fa perdere tempo e energia. Non potremmo mai piacere a tutti, ci sarà sempre qualcuno a cui non siamo simpatici. Quello che pensano gli altri di noi non ha alcuna importanza.
  4. Cercare di essere la migliore versione di noi stessi, per attirare spontaneamente le persone che ci sono affini.
  5. Smettere di vivere nel passato. Tutti noi abbiamo delle ferite e abbiamo attraversato dei momenti difficili. Ma siamo sopravvissuti. Facciamo tacere quella vocina che ci dice: “avrei dovuto fare cosí”, “non dovevo farlo”, “se tornassi indietro cambierei le cose”. Il passato è passato e non torna, perciò accettiamolo così com’é. Dal passato si possono imparare tante lezioni che ci aiuteranno a gestire il presente e a gettare le basi per il futuro.
  6. Cercare di comprare meno oggetti inutili perché non ci rendono più felici ma ci svuotano le tasche. Meno cose abbiamo, più felici saremo.
  7. Smettere con i pettegolezzi. Coloro che condividono dei pettegolezzi con noi, saranno gli stessi poi ci parleranno alle spalle.
  8. Non preoccuparsi più del dovuto. Preoccuparsi significa investire tempo e energia in qualcosa che deve ancora avvenire. Anche in questo caso, lasciamo andare e cerchiamo di avere fiducia nella vita.
  9. Smettere di prendere le cose in modo personale. Le persone sono troppo occupate a pensare alla propria vita per poter pensare a quella di un altro. Il mondo non gira intorno noi. La maggior parte delle reazioni delle persone non ha niente a che vedere con noi, non facciamoci caso.

Trova il giusto equilibrio tra vita e lavoro

Il nostro benessere dovrebbe essere la nostra priorità. Ma la società nella quale viviamo ci porta spesso a invertire le priorità in un modo che può seriamente compromettere la nostra qualità di vita e la nostra salute fisica, mentale ed emotiva.

Secondo la classificazione internazionale delle malattie, l’esaurimento professionale, conosciuto anche come burn-out, è considerato come un fenomeno legato al lavoro ma non sarebbe la sola causa. 

Con il costo della vita che aumenta e le fatture da pagare che si accumulano, siamo sempre di più portati a lavorare molto per guadagnare uno stipendio che ci permetta di mantenere noi stessi e le nostre famiglie in modo decoroso. Questo però ci porta a mettere da parte altri bisogni fondamentali.

Passiamo molte ore tutti i giorni a lavorare per un’azienda, o a lavorare per noi stessi, riducendo il tempo per alimentarci bene, per riposarci o svagarci, per la famiglia e non capiamo l’impatto che questo può avere sulla nostra vita.

Certamente ci sono tante persone che non possono permettersi di lavorare meno perché sono responsabili della loro famiglia e di provvedere ai loro bisogni.

Tuttavia, anche in questi casi, si deve cercare di trovare un equilibrio tra il lavoro e il riposo, perché la vita è molto di più del nostro lavoro.

Il tempo eccessivo passato al lavoro e la mancanza di tempo dedicato a noi stessi per praticare uno sport, fare una passeggiata o semplicemente oziare, a lungo andare nuoce alla nostra salute fino ad arrivare ad un livello difficilmente recuperabile.

Sempre più spesso le persone soffrono di stress post-traumatico, di sovraffaticamento, di problemi alimentari, di difficoltà relazionali a causa di giornate estenuanti e stressanti passate al lavoro, che non ci lasciano il tempo di vivere e fare le attività che davvero ci rendono felici.

Se pensi di essere in questa situazione, dovresti capire una cosa: nessun stipendio vale la tua salute, nessun vantaggio ti ricompensa della stanchezza che hai alla fine di una giornata di lavoro, che ha annientato la tua energia e la tua gioia di vivere.

Se al momento non hai altra scelta e devi continuare nel tuo lavoro, cerca di fare qualcosa tutti i giorni che ti faccia stare bene per ritrovare l’equilibrio nella tua vita. Se tutto quello che fai è stressante ed estenuante, arriverà il momento che non ne potrai più e le conseguenze saranno più gravi. Ti occorrerà più tempo per ritrovare il tuo benessere ottimale.

Il lavoro è una parte importante della vita ma la vita non è solo il lavoro. C’è di più: la famiglia, la salute, gli amici, insomma lo stare bene. Non permettere che il lavoro occupi tutta la tua vita!

Nulla vale un spirito esaurito e un cuore infelice. Il tuo lavoro continuerà anche senza di te, mentre le relazioni personali e la salute vanno curate, seguite con attenzione.

Puoi trovare un altro lavoro, ma non puoi sostituire la tua famiglia, i tuoi amici e soprattutto la tua salute. Ricordati di prenderti cura di te stesso/a per poter vivere una vita migliore.

Il test dei tre setacci

Questa storia é attribuita a Socrate ma non tutti sono d’accordo sull’origine. Siccome il messaggio é comunque importante, soprattutto di questi tempi quando tante persone si credono competenti e portatrici di verità, vorrei condividerla con te, leggermente modificata.

Un giorno qualcuno andò a trovare il grande filosofo Socrate e gli disse: – Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico? –
Un momento – rispose Socrate – Prima che me lo racconti, vorrei farti alcune domande
Va bene, ti ascolto – rispose il conoscente.
Prima di raccontare qualcosa sugli altri, è bene prendere il tempo per filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci.
Il primo setaccio è la verità
– disse Socrate.

Hai verificato se quello che mi dirai è vero? – Il conoscente rispose: – No… ne ho solo sentito parlare
Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della gentilezza

– Quello che vuoi dirmi sul mio amico è qualcosa di gentile?
Ah no, al contrario – rispose il conoscente.
Dunque – continuò Socrate – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere

Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello della necessità. E’ necessario che io sappia cosa mi avrebbe fatto o detto questo amico? – chiese Socrate. – No, davvero – disse il conoscente.

Quindi – concluse Socrate – quello che volevi raccontarmi non è né vero, né gentile, né necessario; perché allora volevi dirmelo?

Cosa ne pensi? Credi sia importante porsi queste domande tutte le volte che vuoi parlare di qualcosa o di qualcuno?

Una storia Zen

Un’antica storia zen racconta di un giovane ambizioso che attraversava il Giappone per raggiungere la scuola di un famoso maestro di arti marziali.

Giunto al dojo il maestro chiede al giovane: Che cosa desideri da me?

Il ragazzo risponde: Voglio studiare con te e diventare il miglior combattente di tutta la regione. Quanto tempo mi ci vorrà?

10 anni – afferma il maestro.

10 anni è un tempo lunghissimo! – risponde il ragazzo – E se studiassi il doppio di tutti i tuoi studenti?

20 anni allora — replica il maestro.

Il ragazzo, perplesso, ribatte – E se mi allenassi strenuamente giorno e notte?

30 anni — incalza il maestro.

A questo punto il giovane, incredulo, domanda: Come è possibile che più dico che lavorerò sodo, più tempo mi dici ci vorrà?

Semplice – conclude il maestro – quando hai un occhio fisso sulla meta, ne hai solo uno rimasto per trovare la strada.

Che cosa ti insegna questa storia? Fammelo sapere!