Il gallo meraviglioso: una favola africana

Mancava poco al tramonto, il cielo, tutto colorato di arancio, prendeva in prestito dalla notte il suo travestimento più enigmatico. Nella città pervasa dal rumore di un torrente, un vecchio, prossimo alla morte, chiamò il suo unico figlio e gli disse: “Ascolta mia dolce creatura, presto ti lascerò per ricongiungermi con i nostri antenati. Ho pensato a te, io ti lascio in eredità il gallo meraviglioso che ha fatto la fortuna mia e di mio padre, affinché assicuri anche per te la ricchezza. Grazie a lui potrai avere una vita felice e fare sempre l’elemosina ai poveri. Non è un gallo che si incontra in tutti i pollai. Da più generazioni viene tramandato di padre in figlio. Tu veglierai d’ora in poi su di lui con molto impegno”. Morto che fu il padre, il figlio organizzò un grandioso funerale dove convocò i parenti e gli amici.

Trascorso il periodo del lutto, il giovanotto decise di partecipare col suo gallo da combattimento a molti tornei, dove si trovò a lottare con i migliori galli del mondo. Per molti anni il gallo vinse tutti i combattimenti, procurando al suo proprietario fortuna e considerazione. Tutti i re lo volevano comprare, ma egli non accettò di sbarazzarsene nemmeno quando glielo avrebbero acquistato a peso d’oro. Diventato potente e ricco, costruì un immenso palazzo sulle rovine della vecchia casa paterna. Aveva tanti servi e procurava molto lavoro alla gente che ne aveva bisogno. Creò una scuola per i fanciulli del villaggio dove apprendevano molte discipline.

Questo successo non avvenne senza suscitare gelosie. Una sua vicina, invidiosa della sua felicità, decise di rendergli la vita più dura. Ebbe l’idea di portare del mais al gallo. Il gallo, quando vide i chicchi appetitosi, vi ci avventò sopra e non smise di mangiarli finché non fu sazio: diventò così grasso che poteva appena camminare.

Fu a quel punto che la crudele donna andò a far visita al suo vicino e gli disse: “Il tuo gallo ha rubato il mio mais e non mi è rimasto niente da mangiare”. Il giovane, imbarazzato, rispose: “Cara amica, calmati, ti pagherò il tuo mais!”“No!” esclamò lei “no, no e poi no! Io rivoglio il mio mais, quello che il tuo gallo ha mangiato! Uccidi il gallo e rendimi il mio mais!”.

L’atmosfera era tesissima, piena di elettricità, come quando sta per scatenarsi un temporale. La donna, piena di collera e resa cieca dalla cupidigia, si mostrò irremovibile. Disperato il giovane gli offrì tutte le sue ricchezze, il suo palazzo, i suoi gioielli, i suoi diamanti, al fine di salvare il gallo, ma non servì a farle cambiare idea. Imperturbabile, la donna considerava la sua decisione non negoziabile. Il problema fu portato davanti al Consiglio dei Saggi, che ascoltò la discussione. Gelosi come erano, tutti i membri Consiglio richiesero la morte del colpevole che, con la pancia piena, sonnecchiava nell’orto; andarono a prenderlo e lo uccisero.

I chicchi di mais furono restituiti alla proprietaria. Crudelmente provato da questa ingiustizia, il giovane deperì a vista d’occhio. Colpito dal dolore, era distrutto e ogni giorno più triste. Sotterrò in segreto il cadavere del gallo dietro il suo palazzo e, ferito nel profondo dell’animo, si rinchiuse per molti mesi nella sua abitazione. Un giorno, nel posto dove riposava il gallo, nacque un mango dai frutti allettanti. La vicina invidiosa, che era ghiotta e sfrontata, andò a chiedere un frutto al proprietario del mango, che non rifiutò. La donna fece venire il suo unico figlio e lo spinse a mangiarne anche lui. Così ne mangiarono molti, non uno solo come aveva detto al proprietario!

Il giorno dopo, al levarsi del sole, in assenza del proprietario dell’albero, il figlio della donna invidiosa, andò di nuovo, questa volta senza permesso, a cogliere i deliziosi frutti. Salito in cima al mango, sceglieva quelli più maturi e li mangiava, ma stupidamente lasciava cascare i noccioli e le bucce in terra. Il proprietario dell’albero, tornando dalla sua passeggiata, si accorse del fanciullo appollaiato lassù su un ramo dell’albero; questi masticava un frutto e sembrava completamente indifferente alla sua presenza. A un tratto, un mango, sfuggito dalle mani del ladruncolo, cascò sulla testa del proprietario. Furioso e assetato di vendetta, l’uomo radunò tutto il villaggio, compreso il Consiglio dei Saggi.

Appena tutti furono riuniti, egli dichiarò minaccioso: “Chi ha mangiato i miei manghi deve restituirmeli!” Tutti i presenti approvarono.

Informata dal Consiglio dei Saggi, la madre del colpevole si presentò tutta trafelata e disse al proprietario: “Ti restituirò i tuoi frutti!”.

Ma lui, ricordandosi della morte ingiusta del gallo, le disse “Oh donna, poiché la tua giustizia fu buona per il passato, questa lo sarà di nuovo oggi. Io ti reclamo proprio quei frutti che sono stati mangiati da tuo figlio”.

Il Consiglio dei Saggi riconobbe ch’egli era in diritto di esigere una giustizia equa. Piangendo e supplicando il suo vicino, la donna offrì tutti i suoi beni in cambio della vita del figlio. Niente da fare, secondo la legge, il ragazzo doveva subire la stessa sorte del povero gallo. Tuttavia l’uomo dichiarò che era pronto a perdonarle tutte le cattiverie passate. Egli si ritirò dunque nel suo palazzo, lasciando salvo il figlio della vicina.

Scioccata da tutta quella confusione, risparmiata dalla sorte, ma vergognandosi, la donna comprese che suo figlio doveva la vita a quest’uomo. Supplicò allora il cielo di liberarla della sua gelosia e dei suoi passati misfatti. Il destino le aveva dato una dolorosa lezione e comprese infine che l’invidia distrugge chi la nutre. 

9 ragioni per praticare la mindfulness

Oggi si parla molto di mindfulness, ma sappiamo davvero che cosa è e a cosa serve?

Cominciamo da una piccola definizione. La mindfulness é un formazione della mente che serve a farti acquisire consapevolezza delle tue azioni e presenza in quello che fai. E’ un concetto che ha origini nel buddismo ma ha perso la componente religiosa e non si limita alla sola meditazione, che ne costituisce tuttavia una parte.

La vita di oggi é a volte difficile e impegnativa e spesso ci troviamo esausti, senza fiato. La nostra mente é costretta a dedicarsi a molti compiti allo stesso tempo, a scapito del nostro benessere fisico e mentale.

La pratica della mindfulness ci aiuta sicuramente a trovare un po’ di calma interiore e ad affrontare gli eventi della vita in un altro modo, sia nel contesto lavorativo che nell’ambito personale. Ci aiuta a trovare la nostra intimità umana e spirituale.

La pratica regolare della mindfulness contrasta sicuramente lo stress e l’ansia e ci aiuta a sviluppare utili capacità mentali come:

  1. Concentrazione
  2. Chiarezza e agilità mentale
  3. Collaborazione
  4. Creatività e innovazione
  5. Intelligenza emotiva
  6. Empatia e compassione
  7. Resilienza
  8. Felicità
  9. Benessere generale.

Prova un esercizio semplice. Mangia un frutto lentamente, cercando di assaporare appieno il suo gusto, di capirne la consistenza e scoprire le sensazioni che ti da. Se mangi cosí una volta la giorno, sei sulla buona strada verso un percorso di mindfulness!


Come prendere decisioni allineate con il tuo scopo di vita

Prendere decisioni può essere difficile, sia per tua vita privata che per il tuo lavoro.

Ci sono molte cose delle quali tenere conto.

Primo, devi valutare se la decisione è allineata allo scopo della tua vita. Devi chiederti: ne va la pena? È utile al tuo sogno? O alla tua visione, se si tratta di business?

Per avere una visione più chiara, puoi usare la tecnica dei cinque perché, che ti connetterà con il tuo scopo di vita principale e che ti farà agire di conseguenza nella tua vita di tutti i giorni.

La tecnica dei cinque perché funziona così. Prendi qualcosa che ti è difficile fare. Come esempio userò andare in palestra. Tutti sappiamo che andare in palestra fa bene, ma a volte è più facile uscire a bere qualcosa o buttarsi sul divano.

Quindi, la prima domanda potrebbe essere: perché dovrei andare in palestra? La risposta potrebbe essere perché ne guadagnerò in salute.

Seconda domanda: perché è importante essere in buona salute? Perché avrò più energia.

Terza domanda: perché avere più energia è importante? Perché potrei fare più cose e potrei farle meglio.

Quarta domanda: perché dovrei fare più cose e farle meglio? Perché raggiungerei risultati importanti più velocemente.

Quinta domanda: perché è importante raggiungere risultati più velocemente? Perché mi avvicinerò più velocemente allo scopo principale della mia vita.

Ora che il perché devi prendere una decision è chiaro, puoi chiederti: Cosa potrebbe succedere se non prendo questa decisione? Che impatto avrà sulla mia vita se decido in questo modo? Che cosa mi trattiene? Ho le competenze necessarie per prendere questa decisione? Posso fare un’analisi costi benefici? Ho le risorse finanziarie necessarie?

Il processo decisionale comprende l’utilizzo di tante competenze personali, come la creatività e l’intuizione, l’entusiasmo e il coraggio, la determinazione e la persistenza.

Non è necessario averle tutte, posso aiutarti io!

Come definisci il successo?

Un mio follower mi ha fatto notare che in un mio articolo precedente “Stai lontano dai granchi, ovvero stai alla larga dalle persone negative” faccio riferimento al successo, senza spiegare cosa intendo. Questo potrebbe dare adito a malintesi e far sentire a disagio alcuni lettori.

La maggior parte di noi, infatti, pensa che il successo sia avere tanti soldi, una bella macchina, una casa grande in una zona prestigiosa, un compagno o una compagna di vita super belli, simpatici e ricchi. Di solito le persone di successo sono anche famose, magari vanno in televisione, possono essere attori, grandi sportivi o imprenditori.

Tutte queste sono idee che ci vengono inculcate dai vari media, la televisione per prima che, con le sue pubblicità e le sue trasmissioni, ci fa vedere mondi irreali suscitando nello stesso tempo il desiderio di avere tutte quelle cose che, almeno in apparenza, cambierebbero la nostra vita e ci trasformerebbero in persone di successo.

Per me, invece, il successo é realizzare i tuoi sogni e vivere secondo i tuoi valori.

Sotto questo punto di vista, io mi ritengo una persona di successo, perché ho realizzato tante cose (e tante ne voglio ancora realizzare) che volevo fare fin dalla mia adolescenza e che corrispondo ai miei valori. Per esempio, per quanto riguarda la famiglia: mi sono sposata e sono ancora sposata dopo quasi 25 anni, ho un figlio; il lavoro: contribuisco alla costruzione di un Europa sempre più unita; la cultura: ho viaggiato tanto, voglio ancora viaggiare tanto, ho studiato tanto e voglio ancora studiare tanto per conoscere e capire meglio il mondo in cui vivo e le persone che mi circondano.

Tutte le cose che ho realizzato non mi hanno portato a vivere come in una pubblicità ma vivo una vita piacevole, divertente e serena. Ovviamente ho i miei alti e bassi e le mie difficoltà come tutti. Questo però non cambia la mia idea di essere una persona di successo. Ho fatto le cose in cui credevo e in cui credo ancora. Sono andata avanti nonostante le difficoltà. Questo é il successo: la capacità di andare avanti, sempre, nonostante tutto. Questa é anche resilienza. Pensa a un bambino, quando impara a camminare. Cade e si rialza, di sicuro non pensa che non sarà mai in grado di camminare perché cade! Continua a cadere e a rialzarsi, perché l’obiettivo finale é troppo importante. Magari qualche volta si fa male e piange, ma non si da per vinto, vuole imparare a camminare. E quando ci riesce, ecco il suo successo!

Qual é il tuo sogno? Quali sono i tuoi valori? Cosa non potresti perdonarti di non avere fatto durante la tua vita? A cosa rinunceresti per realizzare il tuo sogno? A cosa invece non rinunceresti mai? Cosa ti riempie la vita? Senza cosa la tua vita non avrebbe senso? Scrivimi!

Hai le competenze giuste per il lavoro del futuro?

Ai giorni nostri constatiamo che tanti lavori sono scomparsi o stanno scomparendo. Quelli che non stanno scomparendo, subiranno delle trasformazioni importanti. Come prepararsi?

In futuro ci saranno più lavoratori autonomi che dipendenti. La flessibilità e la formazione continua saranno necessari perché ci sarà bisogno di passare da una competenza all’altra in funzione del bisogno del lavoro o del progetto del momento.

Oltre al proprio network professionale sarà necessario sviluppare la propria identità professionale. Più questa sarà chiara e coerente, più le tue competenze risalteranno e più possibilità avrai di essere notato/a.

Per poter costruire la tua identità professionale devi agire nei social media mettendo in evidenza due aspetti:

1.       Professionale: esperienza, conoscenze, idee;

2.       Personale: valori, impegno, filosofia di vita, senza parlare della tua vita privata a meno che non abbia delle implicazioni nel lavoro / progetto.

Che si tratti di lavoro dipendente o di lavoro autonomo, il futuro appartiene a coloro che si formano in continuazione non solo nel campo legato alle nuove tecnologie, ma anche per rafforzare le proprie capacità d’intervento in situazioni diversificate e più o meno complesse.

Le competenze si possono acquisire non solo partecipando a corsi di formazione ma anche con la gestione di progetti nuovi, o iniziando nuove esperienze lavorative. Cerca di anticipare le tendenze e di crearti una nicchia esclusiva. 

Lavorare nell’incertezza del futuro (contratti interinali, a tempo determinato, lavoro autonomo) significherà non solo saper gestire le proprie finanze tra uno stipendio e l’altro, ma anche una certa inquietudine interiore, causata dalla tua visione del futuro, la tua identità personale e dalla riflessione sui tuoi valori. Dovrai quindi sviluppare la tua intuizione, apprendere sempre meglio la gestione dei progetti e ad indirizzare velocemente le tue esperienze trasformandole in valore aggiunto per gli altri.

In sintesi, la possibilità di lavorare in futuro sarà basata sulla tua volontà di apprendere e di sviluppare una grande resilienzaper poter influenzare il tuo ambiente, l’organizzazione per la quale lavori e persino la società tramite lo sviluppo di:

  1. una forte identità professionale;
  2. senso e valori adeguati;
  3. formazione continua.

Non sai da dove iniziare? Scrivimi e cercheremo un percorso insieme!

Stai lontano dai granchi, ovvero stai alla larga dalle persone negative

Se metti un granchio in un secchiello, può scappare, ma se metti insieme un gruppo di granchi nel secchiello, nessuno di loro potrà fuggire, perché non appena uno inizierà la sua scalata, un altro lo raggiungerà, lo afferrerà e lo tirerà verso basso!  

Ecco perché non dovresti mai frequentare dei granchi all’interno di uno stesso secchiello. Per cambiare la tua vita dovresti creare intorno a te una cerchia di persone positive, delle persone che credono in te, nelle tue capacità.

Alcune persone sono come quei granchi. Ti spingono verso il basso, mentre altre ti tirano su.

Prova a passare più tempo con persone di successo e che tengono a te. Le persone che ti danno ottimi consigli sono coloro che ti tirano su, che ti motivano a fare delle cose nuove, o a rivedere alcune tue dinamiche e comportamenti. 

Non frequentare i granchi, quelli che cercano di tirarti verso il basso, che si lamentano sempre ma non fanno nulla per cambiare le cose. Anzi, magari cerca tu di tirarli verso l’alto!

Dopo aver passato più tempo con persone di successo, imparerai
molto e diventerai come loro. Sono contagiose!

Stando alla larga dai granchi, proteggi la tua realtà.

Il successo appreso dai gatti.

È probabile che ti stia chiedendo “ma cosa possono insegnarci i gatti?” Bene, se hai mai vissuto con un gatto sai che questi piccoli animali pelosi, che a volte se ne stanno lì seduti a fissarci, hanno molte cose da insegnarci.

Sono tranquilli, riservati e conoscono un piccolo segreto che li aiuta a sopravvivere nell’affrontare i problemi e che gli ha fatto guadagnare la reputazione di avere 7 vite.

Come saprai, un gatto cammina anche per passaggi elevati e stretti, salta da un luogo all’altro con molta agilità, come farebbe un acrobata.

Quando questi comportamenti fanno parte della tua vita, probabilmente il tuo problema più frequente sarà la caduta.

Sapendo che la possibilità di cadere è molto probabile nella loro vita, i gatti hanno sviluppato una capacità che permette loro di cadere in piedi, non importa il modo in cui cadono.

Cadendo, infatti, mandano le zampe posteriori di lato in modo che quelle anteriori ruotino nel lato opposto e tocchino il suolo per prime.

Dunque, non importa il modo in cui cadono perché saranno le loro zampe anteriori a toccare il suolo per prime, non la schiena o la testa.

I gatti hanno risolto un problema rendendolo irrilevante.

Hanno reso la caduta irrilevante accettando che essa sia parte della loro vita e quindi non si preoccupano del perché e di come ciò accada.

Hanno accettato che cadere è qualcosa che capita quando non si fa altro che saltare per tutto il tempo. La sola cosa su cui si concentrano è assicurarsi che le loro zampe anteriori tocchino il suolo per prime.

Quale lezione possiamo imparare?

I contrattempi possono verificarsi, ma, in ogni caso, devi sempre concentrarti sui tuoi obiettivi e sui tuoi desideri, non dilungandoti sugli ostacoli: cadrai in piedi ogni volta. La vita ti offre quello che cui hai bisogno in quel momento, anche se non ti sembra. Come dice Fiorella Mannoia in una sua canzone: “…Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta. Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta…”

Questo è ciò che fanno le persone di successo. Cadono e si rialzano, senza fare drammi. Saltano e camminano su passaggi alti e stretti come fanno i gatti, ma considerano la caduta e i contrattempi irrilevanti.

Allora quale è la lezione? 

Impara a cadere e ti saprai rialzare senza esserti fatto/a male. 

Si tratta di cambiare la mentalità e di credere nelle tue capacità. Col tempo, vedrai che questa mentalità si rivelerà efficace perché riuscirai a rendere gli ostacoli irrilevanti e a cadere sempre in piedi‎.

Potrebbe sembrare difficile, ma questo è il più grande segreto delle persone di successo.

5 competenze da sviluppare per sentirsi bene al lavoro

“Come va il lavoro?” è una domanda che ci viene posta frequentemente dai nostri cari e quando rispondiamo probabilmente pensiamo alle difficoltà che attraversiamo o al disagio che sentiamo verso il nostro lavoro.

Se questo è il tuo caso, non preoccuparti perché non sei sola/o.

L’ambiente di lavoro si è molto trasformato negli ultimi anni ed è diventato fonte di stress e ansia. Mancanza di obiettivi futuri, cambiamenti frequenti all’interno dell’organizzazione con conseguente cambiamento dei capi, concorrenza esterna e interna, digitalizzazione che trasforma i modi di lavoro e richiede l’acquisizione di nuove competenze, manager a volte incompetenti ma sotto pressione per gli obiettivi aziendali, stress e carico di lavoro eccessivo possono provocare dei comportamenti tossici.

Noi tutti abbiamo delle aspettative per quanto riguarda il nostro benessere e la nostra crescita personale. Facciamo attenzione alla salute, all’equilibrio tra vita privata e vita professionale, alla qualità dei rapporti con il manager e con i colleghi.

Le persone che lavorano oggi cercano una motivazione e un senso per il lavoro che svolgono.

Sai come la penso riguardo alla felicità sul lavoro, ma possiamo cercare di sviluppare queste 5 competenze per sentirci meglio e trovare la nostra motivazione.

  1. Accettare l’imperfezione: la propria, quella degli altri e quella ambientale. Il perfezionismo è una fonte importante delle nostre sofferenze. Essere coerenti al 100%, rifiutare i propri fallimenti, porsi degli obiettivi troppo ambiziosi, tutto questo ci porta a una situazione di insoddisfazione permanente. Un passo verso la serenità sarebbe quello di accettare gli ostacoli della quotidianità, fare delle scelte e dei compromessi, chiedersi quale sarebbe il miglior percorso futuro piuttosto che pensare a quello che avrebbe potuto essere (post-occupazioni, ovvero inquietarsi per qualcosa che é già avvenuto e che quindi non possiamo cambiare né influenzare).
  2. Stimolare la propria iniziativa e la propria capacità di agire. Sul lavoro possiamo decidere di essere pro-attivi o reattivi. La persona reattiva si sente colpita da quello che le succede intorno e si lascia guidare dai segnali dell’ambiente siano essi negativi o positivi. La persona pro-attiva prende l’iniziativa e sceglie come rispondere agli eventi. Di fronte ad una difficoltà, la persona reattiva dirà “non posso farci niente” oppure “non posso farlo” mentre quella pro-attiva dirà “esaminiamo le opzioni” oppure “potremmo fare così”. Per la persona reattiva, “loro” hanno l’ultima parola, mentre la pro-attiva è colei che conclude. Sviluppare la propria pro-attività, significa essere propensi all’azione e mettere la propria creatività, la propria intelligenza ed energia al servizio di quello che posso fare qui e ora.
  3. Rafforzare l’amor proprio e la stima di sé. Noi siamo i primi responsabili di noi stessi e i primi garanti del nostro benessere. Questo può sembrare evidente, ma è fondamentale per stare bene con sé stessi, amarsi, ascoltare i propri bisogni (del corpo e dello spirito) e cercare di soddisfarli. E’ altrettanto importante rispettarsi, avere stima di se stessi nonostante i propri difetti, le proprie fragilità ed imperfezioni, apprezzare e riconoscere i propri valori e qualità, celebrare i successi e i traguardi. Inoltre, nelle situazioni difficili, è essenziale proteggersi, saper dire no, comunicare i propri limiti e quello che non ci convince, cercare al massimo di non mettersi in pericolo.
  4. Sviluppare empatia e imparare a comunicare efficacemente con gli altri. La maggior parte delle nostre difficoltà al lavoro sono legate agli altri. Siano essi un capo, un collega, un cliente o un fornitore, il rapporto con l’altro può essere fonte di frustrazione e a volte di vera e propria sofferenza. Affinché questa relazione diventi più sana, più efficace e più serena, bisogna sviluppare empatia e imparare a comunicare in modo più efficace. Innanzitutto, bisogna rispettare gli altri ed evitare di giudicarli. Non conosciamo la loro storia e gli altri potrebbero avere gli stessi nostri problemi, o perfino più gravi. Prova quindi ad entrare in contatto con l’altro che hai di fronte cercando di capire la sua esperienza, i suoi sentimenti, i suoi bisogni ma cercando allo stesso tempo di individuare i punti in comune con questa persona. Comunica con sincerità le tue emozioni, i tuoi bisogni e le tue esigenze mantenendo uno spirito aperto al suo riguardo.
  5. Coltivare un’attitudine all’apprendimento e esercitare la capacità ad imparare. Per affrontare con serenità gli imprevisti e le numerose difficoltà che la vita ci presenta, per crescere e evolvere, è indispensabile imparare continuamente. L’attitudine della persona che vuole imparare consiste nell’accettare che il percorso di apprendimento passi sempre da una fase di incompetenza e di confusione. Prima di impadronirsi di una materia o trovare una soluzione a un problema, è normale sentirsi persi nell’incertezza e nel dubbio. Dobbiamo quindi imparare a gestire questi momenti nel modo più tranquillo possibile. Ricordiamoci che impariamo dai nostri errori, che essi fanno parte del nostro apprendimento e che anzi forse ne sono la base principale. Un fallimento non è una sentenza o un giudizio, ma piuttosto un risultato, una risposta a un tentativo che abbiamo fatto. Da questo risultato imprevisto, possiamo imparare delle lezioni che serviranno da base per fare altri tentativi che ci condurranno poi alla soluzione del nostro problema. Ricordiamoci anche che possiamo imparare da tutti e che è importante ricevere dei feedback per migliorare. Non esitare a metterti in discussione, cercando di trovare l’informazione importante o utile dallo scambio con gli altri. La persona propensa all’apprendimento considera tutte le esperienze come un’opportunità di evoluzione.

Felicità al lavoro?

Scherzi a parte, chi è contento di lavorare? Se vincessi 10 milioni di Euro, continueresti ad andare a lavorare? Io no. Non credo che smetterei di lavorare nel senso che starei a pancia all’aria, ma non farei più il lavoro che faccio adesso e mi dedicherei a una delle mie passioni, per esempio viaggiare. Farei anche volontariato, continuerei a scrivere questo blog e ad andare a Pilates.

Insomma, continuerei più o meno a vivere la vita che sto facendo senza fare lo stesso lavoro e senza sentirmi obbligata a guadagnare a sufficienza per mantenere me stessa e la mia famiglia. È questo in realtà il nocciolo della questione: nella stragrande maggioranza dei casi lavoriamo per mantenerci e non perché ci piace. Quindi parlare di felicità al lavoro è un’esagerazione, almeno in certi casi. Chiedi a un operaio sottopagato che lavora alla catena di montaggio, se è contento di andare a lavorare. Oppure a un insegnante vessato dai suoi alunni, se la sua professione lo soddisfa. O a un infermiere che fa turni stressanti di notte, se piuttosto non preferirebbe starsene a casa sua a dormire.

Il concetto di felicità al lavoro mi sembra un po’ forzato eppure tanti ne parlano, senza considerare che tantissimi lavoratori dipendenti non amano il lavoro che fanno ma non hanno altra scelta, soprattutto in congiunture economiche come quella attuale. Mi sembra un po’ una corsa verso una meta che non si riesce a raggiungere.

Guardiamo poi all’aumento dei casi di burn-out. In Europa, la Francia detiene il primato con il suo 10% di popolazione attiva affetta da burn-out. Negli altri paesi europei si sta meglio? In realtà la domanda chiave da porre sarebbe se c’è un buon equilibrio vita privata e vita lavorativa, cioè si sta meglio dove sono attuate politiche volte a bilanciare il lavoro con la vita. Il problema del lavoro è dunque lo spazio che occupa nella nostra vita. Attenzione, lo spazio non il tempo. Lo spazio non significa il tempo effettivamente passato sul luogo di lavoro, ma il tempo dedicato a pensare al lavoro, il famoso lavoro che si porta a casa e che disturba la nostra vita privata.

Cosa fare dunque per cambiare questo pensiero costante che rivolgiamo al lavoro? Prova a leggere una di queste tecniche:

5 consigli per cominciare la giornata senza ansia

5 ragioni per cui fare un’escursione fa bene

Come rilassarti in 10 passi: crea spazio dentro di te

5 idee per sentirsi bene al lavoro (senza pretendere la perfezione)

Prova anche a ringraziare per quello che hai senza pensare che questo significhi mancanza d’ambizioni. Significa semplicemente smettere di inseguire una chimera e cercare il tuo benessere in quello che hai. Il benessere, non la felicità, perché il benessere è uno stato che può diventare permanente, mentre la felicità un momento, o un insieme di momenti, passeggeri.

Perseguire il benessere significa cominciare un percorso fatto di piccoli passi che potrebbero portarci alla felicità, ma pazienza se non ci conducono a questa meta ambita. L’importante è stare bene.