Come e perché la determinazione e l’impegno possono cambiarti la vita

Parigi, 2004. Un ragazzo esce da un ufficio con il sorriso sulle labbra. Candidato a uno stage, ha appena fatto un colloquio che non si è svolto come previsto.

Il ragazzo, del quale riporto solo il suo nome, Héritier, ha 22 anni ed è arrivato dall’Angola in Francia all’etá di 8 anni, scappando da una guerra civile. Non parlava francese ma fece di tutto per andare bene a scuola, aiutato anche dai suoi familiari e amici. Si lancia poi alla ricerca di lavoretti, per contribuire al bilancio familiare.

Si candida quindi per uno stage presso un’impresa di pulizie. I datori di lavori, pur trovando che Héritier abbia un profilo atipico, sono molto interessati al dinamismo e alla motivazione del ragazzo e il colloquio dura circa 5 ore!

Alla fine del colloquio, Héritier esce senza stage ma con il suo primo contratto di lavoro. L’impresa era appena nata e stava cercando giovani talenti come Héritier, che in pochi anni arriva al top della sua carriera all’interno di quell’azienda.

Decide quindi di andare più lontano e vuole realizzare il suo sogno: fondare la sua propria impresa, un’azienda di pulizie che utilizza esclusivamente prodotti biologici.

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In quegli anni, il suo percorso interessa i media, perché descrive una realtá ancora poco conosciuta: il contributo economico prodotto dai migranti nel paese che li ha accolti.

Con la sua azienda, Héritier ha generato 100.000 euro di fatturato durante il primo anno, cifra che è triplicata nei successivi tre anni.

Héritier è riuscito a trovare la sua strada grazie al suo impegno e alla sua determinazione verso il successo.

Che cosa hai imparato dalla storia di Héritier?

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Un email insolita. Una storia da Rotterdam

2009, Olanda. Alcuni abitanti di un quartiere di Rotterdam ricevono un’email strana: sono stati visti mentre guidavano e gli si chiede di non farlo più. Si tratta di una minaccia o di un ricatto?

Assolutamente no! Il messaggio arriva dal comune di Rotterdam e dalla società autostradale locale che si sono alleati per ridurre il traffico stradale che avvelena sempre più le città. Non sarebbe più facile, invece, ingrandire le autostrade e addirittura costruire una nuova autostrada?

Qui entra in gioco il “paradosso di Braess”. Secondo questa teoria, aumentare la capacità stradale per decongestionare le città non fa altro che peggiorare la situazione.

In effetti, con una nuova strada, la gente che aveva rinunciato all’auto, ricomincia ad utilizzarla nuovamente, e coloro che evitavano le ore di punta, riprovano a mettersi in strada durante gli orari più critici.

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Al contrario, sopprimendo delle strade, si può ridurre il tempo del tragitto, perché alcuni automobilisti saranno propensi ad abbandonare l’auto. E questo è il paradosso.

La città di Rotterdam anche prova un’altra cosa: il pedaggio positivo, chiamato anche il pedaggio inverso.

Se i cittadini lasciano l’auto in garage nelle ore di punta ricevono una piccola somma di denaro. Ovviamente saranno dotati di un dispositivo capace di controllare se davvero hanno lasciato l’auto in garage.

E funziona: in qualche anno i volontari aumentano e gli ingorghi stradali diminuiscono. Anche quando il compenso monetario cessa, la gente mantiene la buona abitudine. E Rotterdam comincia a respirare un po’ meglio!

Tu lasceresti a casa la macchina se ricevessi dei soldi per farlo?

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Perché la maggior parte dei problemi non sono davvero problemi

In uno dei miei post recenti, ho scritto di come la vita sia piena di eventi inaspettati: incidenti, problemi e questioni che sembrano sorgere dal nulla e disturbano la nostra pace mentale. Di fronte a queste sfide, è facile essere sopraffatti e vederle come ostacoli insormontabili. Tuttavia, fare un passo indietro e mettere questi problemi in prospettiva può trasformare il modo in cui rispondiamo ad essi e aiutarci a renderci conto che la maggior parte di quelli che chiamiamo problemi non sono in realtà problemi.

Il potere della prospettiva

La prospettiva è uno strumento potente. Ci permette di valutare le nostre esperienze all’interno del contesto più ampio della nostra vita. Quando incontriamo una difficoltà, porci alcune domande chiave può aiutarci a mettere la situazione in prospettiva e a ridurne l’impatto emotivo.

Che cosa rappresentano nella globalità della nostra vita?

Considera un problema che stai affrontando in questo momento. Che cosa rappresenta veramente nel grande schema della tua vita? Si tratta di una battuta d’arresto temporanea o ha implicazioni a lungo termine? Il più delle volte, scopriamo che i nostri problemi sono fugaci. Si tratta di piccoli ostacoli sulla strada piuttosto che crisi che cambiano la vita.

Ci penserai domani, la prossima settimana, il prossimo mese, o l’anno prossimo?

Un modo pratico per acquisire una prospettiva è proiettarsi nel futuro. Prova a farti queste domande:

  • Penserò a questo problema domani?
  • E la prossima settimana?
  • Avrà ancora importanza il mese prossimo o l’anno prossimo?

È probabile che molti dei problemi che sembrano significativi in questo momento svaniranno con il tempo. Considerando l’aspetto temporale dei nostri problemi, possiamo spesso vedere che il loro impatto è limitato.

Questi problemi sono davvero problemi?

Molte delle difficoltà che affrontiamo possono essere riformulate o viste da un’angolazione diversa. Ad esempio, una mancata promozione sul lavoro potrebbe sembrare inizialmente deludente, ma potrebbe anche essere vista come un’opportunità per esplorare nuovi percorsi di carriera o sviluppare nuove competenze. Lo stress che proviamo per i disagi quotidiani spesso maschera il fatto che questi “problemi” potrebbero non esserlo affatto. Potrebbero essere opportunità sotto mentite spoglie o semplicemente aspetti della vita che richiedono un cambiamento nel modo in cui li affrontiamo.

Strategie per cambiare prospettiva

1. Pratica la gratitudine

Concentrarsi su ciò per cui si è grati può aiutare a cambiare prospettiva. Quando riconosci attivamente gli aspetti positivi della tua vita, gli aspetti negativi spesso sembrano meno significativi. Tenere un diario della gratitudine o prendersi qualche momento ogni giorno per riflettere su ciò che apprezzi può fare una grande differenza.

2. Consapevolezza (mindfulness) e meditazione

Le pratiche di mindfulness e la meditazione possono aiutarti a rimanere presente e a non lasciarti trasportare dalle preoccupazioni per il futuro o dai rimpianti per il passato. Concentrati sul momento presente, puoi vedere più chiaramente i tuoi problemi per quello che sono, temporanei e spesso gestibili.

3. Parla con qualcuno

Condividere le tue preoccupazioni con un amico, un familiare o un terapeuta può fornirti una prospettiva esterna. Altri possono offrire spunti che potresti non vedere e aiutarti a renderti conto che i tuoi problemi potrebbero non essere così significativi come sembrano.

4. Riformulare il problema

Prova a visualizzare il problema da un’angolazione diversa. Invece di vederlo come un aspetto negativo, chiediti come potrebbe essere positivo. Cosa puoi imparare da questa esperienza? Come può aiutarti a crescere?

5. Concentrati su ciò che puoi controllare

Molti problemi sembrano opprimenti perché ci concentriamo su aspetti al di fuori del nostro controllo. Spostando la tua attenzione su ciò che puoi influenzare puoi adottare misure costruttive per affrontare il problema.

Conclusione: la maggior parte dei problemi non sono davvero problemi

Mettere i problemi in prospettiva spesso rivela che non sono così scoraggianti come sembrano inizialmente. Chiedendoci cosa rappresentano questi problemi nella globalità delle nostre vite, considerando il loro impatto futuro e riformulandoli, possiamo diminuire il loro potere su di noi.

Ricorda, la maggior parte dei problemi sono temporanei e gestibili. Con la giusta prospettiva, possiamo affrontare le sfide della vita con maggiore facilità e tranquillità.

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Cambia la tua mente – 5 passi verso il pensiero positivo

I nostri pensieri esercitano un potere immenso sulle nostre emozioni e sul nostro benessere generale. Quando pensieri negativi si infiltrano nelle nostre menti, possono creare un ciclo dannoso di pessimismo. Liberarsi da questo schema è possibile, cominciando con il riconoscimento dell’influenza che hanno i pensieri e cercando di indirizzarli verso la positività.
In questo articolo, troverai cinque passi concreti per guidarti nel percorso verso il pensiero positivo.
Passo 1: Riconosci e documenta i tuoi pensieri negativi

Il primo passo cruciale per coltivare il pensiero positivo è esserne consapevoli. Prendi nota dei pensieri negativi che occupano la tua mente. Che si tratti di dubbi o di sensazioni su una tua incapacità (percepita ma non necessariamente reale), scrivili. Questo semplice atto di riconoscimento ti consente di capire come e perché hai dei pensieri negativi e prepara il terreno per un cambiamento positivo.

Passo 2: Combatti la negatività con la positività

Una volta identificati i tuoi pensieri negativi, è il momento di contrastarli con affermazioni positive. Sostituisci le dichiarazioni autodenigratorie con quelle che ti danno potere. Ad esempio, anziché pensare “Sono incapace”, cambia prospettiva in “Sono sensibile”. Ricordati che ogni passo, anche se non hai ancora raggiunto l’obiettivo, è una testimonianza della tua determinazione e del tuo progresso.

Passo 3: Potenzia la tua routine mattutina apprezzandoti

Inizia la tua giornata con una nota positiva attaccando piccoli biglietti sul tuo specchio, ognuno contenente un messaggio di congratulazioni per te stesso. Questa pratica apparentemente semplice può influire significativamente sulla tua mente. Le affermazioni positive servono come promemoria quotidiano del tuo valore e contribuiscono a contrastare la vocina interiore negativa che vuole influenzarti durante la giornata.

Passo 4: Sii il tuo migliore amico quando parli a te stesso

Cambia il modo in cui parli con te stesso adottando un tono comprensivo. Immagina di parlare a te stesso come faresti con un amico. Evita di darti dei giudizi e di farti delle critiche severe. Proprio come non sminuiresti un amico, tratta te stesso con gentilezza. Abbraccia le imperfezioni, impara dagli errori e ricorda che la crescita è un percorso, non una destinazione.

Passo 5: Abbraccia una pratica costante per un cambiamento duraturo

Il pensiero positivo potrebbe non sembrarti naturale all’inizio, ma come qualsiasi altra abilità, migliora con la pratica. Incorpora queste tecniche nella tua routine quotidiana e impegnati costantemente. Nel tempo, scoprirai che il passaggio verso la positività diventa più naturale e diventará automatico.

Ricorda, cambiare i tuoi pensieri può trasformare la tua vita. Mentre non é possibile avere il controllo su ogni situazione, puoi invece controllare la tua mente. Riformulando in maniera attiva i tuoi pensieri, puoi creare una vita più positiva e appagante. Impegnati in questi cinque passi e col tempo scoprirai il potere trasformativo del pensiero positivo. Abbraccia il viaggio verso una visione della vita più luminosa e ottimistica.

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Smetti di rimandare e agisci subito

Indugiare, rimandare, procrastinare… quante persone conosci così? E tu come ti consideri? Sei una di quelle persone che rimandano il pagamento delle fatture, non prendono l’appuntamento dal dentista pur avendone bisogno, non portano giù la spazzatura? Oppure sei una persona che cerca di agire in anticipo, per non farsi cogliere di sorpresa e impreparata?

Aspettare a lungo può avere delle conseguenze. Pensa se stai male e non cerchi di scoprire subito quello hai. A un certo punto starai peggio e potrebbe essere giá troppo tardi. Potresti sentire il dottore dirti: “Se fossi venuto prima, avremmo potuto intervenire e tentare di guarire la tua malattia. Ora è troppo tardi”.

Negli Stati Uniti, le statistiche dicono che il 20% circa della popolazione, rimanda i compiti i noiosi al giorno dopo, come se i compiti in questione avessero poi la capacità di scomparire o divenire meno noiosi (in realtà, è piuttosto il contrario, no?).

Uno studio cinese dimostra che le persone con tendenza a rimandare (chiamiamoli “procrastinatori“. Dal latino cras che significa domani e pro che significa per) hanno certe aree del cervello iperattive, che causano un vagabondaggio mentale: quando è tempo di pagare le fatture, prendere l’appuntamento dal dentista o portare giù la spazzatura, queste aree vanno in tilt e inducono la persona a pensare a qualcosa d’altro. E, diciamolo, a cercare delle scuse su quanto sarebbe sgradevole fare quella cosa.

Inoltre, i procrastinatori hanno un’altra zona del cervello debole. Si tratta della zona che blocca le attività di dispersione e che consente, invece, di rimanere concentrati.

Le persone che lavorano anticipando e programmando gli eventi e agiscono secondo un piano in modo da non essere colti di sorpresa da un esame, o da una scadenza fiscale, hanno un’attività elevata in quest’area del cervello, in modo tale che il divagare é bloccato e riescono a rimanere concentrati.

Quando la mente si distacca dallo scopo programmato e comincia a vagare, diventa vulnerabile e soggetta alle influenze della zona del cervello che comunica quanto sia sgradevole quella cosa. Il procrastinatore è quindi bloccato dal suo cervello e cerca immediatamente qualcosa che lo faccia stare meglio. Il compito sgradevole è perciò spostato nel futuro e percepito come innocuo.

Che fare? Non pensare di non potere cambiare. Il cervello è un muscolo che puó essere allenato per poter sfruttare la sua plasticità.

Tu come ti consideri? Ritieni di essere una persona che tende a rimandare le cose?

Scrivere fa bene alla salute

É scientificamente provato che scrivere fa bene alla salute – ecco perché scrivo questo blog 🙂

Tenere un diario può essere estremamente utile. É una forma di terapia a basso costo, facilmente accessibile e versatile. Puoi farla da sola con l’aiuto di un mental coach, oppure in gruppo o puoi integrarla ad un’altra cura.

I benefici di questa terapia non sono certo insignificanti. I potenziali risultati positivi di un processo creativo di scrittura vanno bel oltre il tenere semplicemente un diario.

Un caso su tutti: i partecipanti che avevano subito esperienze traumatiche e hanno scritto per 15 minuti al giorno, quattro giorni consecutivi, hanno migliorato la loro salute dopo quattro mesi (Baikie & Wilhelm, 2005). Questa ricerca mostra come la scrittura abbia avuto un effetto decisamente benefico sulle persone che hanno avuto esperienze traumatiche o siano state esposte a eventi stressanti.

Scrivere regolarmente può aiutare chi scrive a:

  • trovare un senso nelle sue esperienze, vedere le cose sotto un’altra prospettiva e scorgere il lato positivo anche nelle esperienze più stressanti e negative (Murray, 2002).
  • Fare delle scoperte importanti su sé stessi e sull’ambiente circostante che potrebbero essere difficili da individuare altrimenti (Tartakovsky, 2015)

La terapia della scrittura si è dimostrata efficace per diverse condizioni o disturbi mentali, tra i quali *:

  • Disturbi post-traumatici
  • Ansia
  • Depressione
  • Disturbo ossessivo-compulsivo
  • Tristezza dovuta alla perdita di un caro
  • Disturbi causati da malattie croniche
  • Abuso di sostanze
  • Disordini alimentari
  • Difficoltà nelle relazioni interpersonali
  • Difficoltà di comunicazione
  • Basso livello di auto-stima

È dimostrato che scrivere regolarmente, seguendo un modello prestabilito porta a:

  • aumentare il senso di benessere
  • ridurre le visite dal medico
  • ridurre l’assenteismo dal lavoro
  • rafforzare le funzioni del sistema immunitario.

Vuoi provare la terapia della scrittura? Scrivimi per saperne di piú!

*(Lepore & Smyth, 2002; Pennebaker, 1997, 2004 ;Farooqui, 2016)

5 idee per sentirsi bene al lavoro (senza pretendere la perfezione)

Ci sono alcuni problemi da risolvere per sentirsi bene al lavoro, senza voler essere perfetti, anche perché vorremmo evitare che perseguire la perfezione sul lavoro, ma anche nelle vita privata, diventi un’ossessione.

Problema n. 1

Non mi sento riconosciuta per il mio valore – Chi non si è mai sentito così al lavoro? A chi non fa piacere ricevere un apprezzamento, del tipo “Lavoro ben fatto”? Però, onestamente, non ê un po’ rischioso basare la nostra motivazione sull’apprezzamento ricevuto dagli altri? Prova a fare questo esercizio: tutti i giorni prendi nota di una cosa positiva che hai fatto al lavoro. Una relazione scritta bene, una riunione gestita in modo efficace, una pausa caffè produttiva…poi celebra questo successo. Esci a cena con dei colleghi, o degli amici, o il tuo partner, ma se nessuno ha tempo, esci anche da sola o preparati una cenetta con i fiocchi. Il successo non è necessariamente avere una villa in Costa Smeralda o una Ferrari. Il successo si misura nelle piccole cose quotidiane e va celebrato sempre. Comprati dei fiori e portali al lavoro. Se ti chiedono perché, rispondi perché sei brava e simpatica. Poi, osserva come reagiscono i colleghi.

Problema n. 2

La mia vita gira intorno al mio lavoro.

In francese si dice “Metro, boulot, dodo”, che significa “Metro, lavoro, nanna”. Non è entusiasmante, vero? Spesso, purtroppo, è così. Cosa fai per cambiare questo? Ti prendi mai del tempo da dedicare a te stessa? Non deve passare un giorno senza che tu abbia dedicato del tempo a te stessa. Leggere quell’articolo sulla tua rivista preferita o sul blog della tua amica (che potrebbe essere il mio…), andare in palestra o a fare una passeggiata nel giardino vicino a casa, chiamare tua madre o quell’amica che da tanto tempo non senti…dovresti dedicare a te stessa almeno mezz’ora al giorno. Se ci pensi, non è molto.

Problema n. 3

Non imparo più niente di nuovo.

Se fai un lavoro da molto tempo, ad un certo punto è normale che tu ti senta come se non imparassi niente di nuovo. Ti annoi e non sei soddisfatta, anche se riesci a lavorare molto bene, sapendo esattamente quello che devi fare. Ma non ti basta per motivarti, allora cosa puoi fare? Devi uscire dalla tua zona di confort, devi accettare nuove sfide. Parlane al tuo capo, magari lui (o lei) ha delle idee.

Problema n. 4

Non mi promuoveranno mai

Dunque, in tutta la mia carriera sono mai stata promossa una sola volta, l’anno scorso. E lavoro da più di vent’anni! Perché? In alcuni casi sicuramente perché non ho passato molto tempo nello stesso posto di lavoro. Sì, lo ammetto, non sono quella persona che si attacca al suo datore di lavoro. Anzi, quasi sempre mi viene voglia di andarmene presto. Ho bisogno di aria nuova.

Ma perché? Probabilmente perché non ho ancora trovato la mia strada e quindi me ne vado perché devo rimettermi in cammino per trovarla.

Anche tu se ti senti “costretto” nel tuo posto di lavoro, chiediti quale sarebbe il tuo lavoro ideale, il lavoro dei tuoi sogni. Se non lo trovi nel posto dove stai lavorando, comincia a guardarti intorno. E fai un piano d’azione (se non sai come fare un piano d’azione, ti posso aiutare a farlo). Oppure, chiedi di poter lavorare part-time, cosí potrai coltivare quella passione o quel hobby che da troppo tempo stai trascurando.

Problema n. 5

Non ho il tempo di fare niente.

Ecco, questo è il problema più diffuso al giorno d’oggi. Abbiamo la sensazione, che a volte sconfina nella realtà, di non riuscire a gestire il nostro tempo. Tra famiglia, lavoro e tempo perso nel traffico, non ne resta molto per noi. Ma non è una scusa? Fai un’analisi della tua giornata, vedi le cose inutili che fai e comincia ad eliminarle. Poi, ci sono senz’altro delle cose che puoi rimandare, ad esempio, non è necessario passare l’aspirapolvere tutte le sere anche se hai un gatto in casa come me (che passo l’aspirapolvere al massimo due volte la settimana).

È una questione di scelta e di priorità, non si può fare tutto: ci sono delle cose che devi fare assolutamente, altre che puoi evitare e rimandarle (saper rimandare le cose è una scienza, anche se non esatta…).

Io, ad esempio, pur lavorando a tempo pieno, mi dedico alla scrittura di questo blog perché esco poco la sera, ma quando si presenta l’occasione non esito ad uscire. Quindi, prendo al decisione di rimandare la scrittura del mio articolo.

Concludendo, la scelta è la base del cambiamento, l’azione è la base del pensiero positivo. Prendi la vita nelle tue mani. Agisci ora, non aspettare!

Perché rinviare sempre le cose che devi fare indebolisce il tuo cervello

Indugiare, rinviare, procrastinare… quante persone conosci così?

Procrastinare, secondo la definizione del dizionario Treccani, significa differire, rinviare da un giorno a un altro, dall’oggi al domani, allo scopo di guadagnare tempo o addirittura con l’intenzione di non fare quello che si dovrebbe.

Aspettare a lungo può avere conseguenze. Pensa al cambiamento climatico. O a una malattia. Se non cerchi di scoprire subito quello hai, poi potrebbe diventare troppo tardi. Potresti sentire il dottore dirti: “Se fossi venuto prima, avremmo potuto intervenire e tentare di guarire la tua malattia. Ora è troppo tardi”.

Negli Stati Uniti, le statistiche dicono che il 20% circa della popolazione, rimanda i compiti i noiosi al giorno dopo, come se i compiti in questione avessero poi la capacità di scomparire o divenire meno noiosi (in realtà, non credi che succeda il contrario?).

Uno studio cinese dimostra che le persone con tendenza a rimandare (chiamiamoli “procrastinatori“. Dal latino cras che significa domani e pro che significa per, quindi coloro che rimandano tutto a domani) hanno certe aree del cervello iperattive, che causano un vagabondaggio mentale: quando è tempo di pagare le fatture, prendere l’appuntamento dal dentista o portare giù la spazzatura, queste aree vanno in tilt e inducono la persona a pensare a qualcosa d’altro. E, diciamolo, a cercare delle scuse su quanto sarebbe sgradevole fare quella cosa.

Inoltre, i procrastinatori hanno un’altra zona del cervello debole. Si tratta della zona che blocca le attività di dispersione e che consente, invece, di rimanere concentrati.

Le persone che lavorano anticipando gli eventi e agiscono secondo un piano o un programma in modo da non essere colti di sorpresa da un esame, o da una scadenza fiscale, hanno un’attività elevata in quest’area del cervello, in modo tale che il divagare é bloccato e rimangono concentrati.

Quando la mente si distacca dallo scopo programmato e comincia a vagare, diventa vulnerabile e soggetta alle influenze della zona del cervello che comunica quanto sia sgradevole quella cosa. Il procrastinatore è quindi bloccato dal suo cervello e cerca immediatamente qualcosa che lo faccia stare meglio. Il compito sgradevole è perciò spostato nel futuro e percepito come innocuo.

Che fare? Il cervello è un muscolo e possiamo allenarlo per sfruttare la sua plasticità.

Tu come ti consideri? Sei una di quelle persone che rimandano il pagamento delle fatture, non prendono l’appuntamento dal dentista pur avendone bisogno, non portano giù la spazzatura? Oppure sei una persona che cerca di agire in anticipo, per non farsi cogliere di sorpresa e impreparata?

Fammelo sapere!

Come migliorare la tua disciplina

L’autodisciplina è la capacità di allenarsi mentalmente. Le persone di successo sono maestri in quest’arte. Gli sportivi, le stelle dello spettacolo, i grandi medici, gli inventori, i ricercatori, i dirigenti, ma anche i genitori, gli insegnanti, gli infermieri che hanno conseguito dei risultati importanti durante la loro carriera e la loro vita, praticano delle tecniche fondamentali per la loro mente. Sanno che il pensiero genera l’abitudine e disciplinano il loro pensiero per creare l’attitudine a fare sempre meglio. Vediamo alcune tecniche che potranno aiutarti a migliorare la tua disciplina.

  1. Visualizzazione – Ascolta degli audio che ti spiegano cos’é e come praticare la visualizzazione. Imparerai a condizionare la tua mente al rilassamento, e in questo stato sarai più ricettivo e quindi piú creativo, Scrivi i tuoi obiettivi (non tanti, al massimo tre) e leggili ad alta voce. Ascolta musica energizzante ripetendo i tuoi obiettivi come un mantra.
  2. Quando visualizzi i tuoi obiettivi, visualizzali esattamente come se fossero giá realizzati. Ad esempio, se vuoi vederti piú magro, visualizzati in un abito che da tanto tempo non riesci piú a mettere.
  3. Fai un esercizio quotidiano di questo tipo: ripeti a te stesso piú volte che hai giá raggiunto questi obiettivi importanti. Osservati nella tua nuova “versione”. Persevera nel voler raggiungere i tuoi obiettivi, non abbandonarli, prenditi cura di loro.
  4. Fai una lista di alcune cose importanti e necessarie che non hai voglia di fare perché non ti piacciono, sono difficili, o non hai tempo. Attribuisci una scadenza e rispettala. L’azione dedicata allo svolgimento di compiti spiacevoli riduce lo stress e la tensione (lo so, sembra strano, ma il nostro cervello funziona cosí).
  5. Ricordati che devi migliorare la disciplina anche del tuo corpo. Perció fai attivitá sportiva, cammina almento tre volte a settimana per mezz’ora, riposa e dormi in modo regolare, mangia pasti sani, nutrienti ed equilibrati, cerca di mantenere sempre lo stesso peso.

Infine, non dimenticare che sia perdere che vincere sono atteggiamenti mentali che possono essere appresi ma ci vogliono giorni, settimane e perfino mesi di pratica costante per raggiungere gli obiettivi che ti sei posto. Migliorare la tua disciplina é un passo fondamentale verso il successo.

Se vuoi, puoi leggere nel mio blog altri articoli sulla disciplina.

Alan Turing e il Pride

Alan Turing mise fine alla propria vita il 7 giugno 1954.

Mangió un pezzetto di mela con il cianuro.

Lo fece perché il governo britannico lo aveva castrato chimicamente, umiliato e processato perché gay.

Per questo motivo c’è una mela morsa sul logo Apple, in onore di Alan Turing.

Alan Turing inventò la scienza informatica e utilizzando i suoi primi disegni decifrò il codice Enigma – la macchina criptata che i nazisti e l’esercito tedesco usarono per comunicare comandi segreti tra loro durante la guerra mondiale.

Grazie a questo, salvó milioni di vite umane e con lui inizió l’era moderna dell’informatica.

La storia di Alan Turing ci deve far ricordare che il Pride non è solo ballare sui carri e sventolare una bandiera arcobaleno.

Deve soprattutto farci ricordare che ognuno ha il diritto di essere felice, amare chi vuole amare e riconoscere il contributo notevole che tutti possiamo dare in una società libera da paura o pregiudizi.