Scrivere fa bene alla salute

É scientificamente provato che scrivere fa bene alla salute – ecco perché scrivo questo blog 🙂

Tenere un diario può essere estremamente utile. É una forma di terapia a basso costo, facilmente accessibile e versatile. Puoi farla da sola con l’aiuto di un mental coach, oppure in gruppo o puoi integrarla ad un’altra cura.

I benefici di questa terapia non sono certo insignificanti. I potenziali risultati positivi di un processo creativo di scrittura vanno bel oltre il tenere semplicemente un diario.

Un caso su tutti: i partecipanti che avevano subito esperienze traumatiche e hanno scritto per 15 minuti al giorno, quattro giorni consecutivi, hanno migliorato la loro salute dopo quattro mesi (Baikie & Wilhelm, 2005). Questa ricerca mostra come la scrittura abbia avuto un effetto decisamente benefico sulle persone che hanno avuto esperienze traumatiche o siano state esposte a eventi stressanti.

Scrivere regolarmente può aiutare chi scrive a:

  • trovare un senso nelle sue esperienze, vedere le cose sotto un’altra prospettiva e scorgere il lato positivo anche nelle esperienze più stressanti e negative (Murray, 2002).
  • Fare delle scoperte importanti su sé stessi e sull’ambiente circostante che potrebbero essere difficili da individuare altrimenti (Tartakovsky, 2015)

La terapia della scrittura si è dimostrata efficace per diverse condizioni o disturbi mentali, tra i quali *:

  • Disturbi post-traumatici
  • Ansia
  • Depressione
  • Disturbo ossessivo-compulsivo
  • Tristezza dovuta alla perdita di un caro
  • Disturbi causati da malattie croniche
  • Abuso di sostanze
  • Disordini alimentari
  • Difficoltà nelle relazioni interpersonali
  • Difficoltà di comunicazione
  • Basso livello di auto-stima

È dimostrato che scrivere regolarmente, seguendo un modello prestabilito porta a:

  • aumentare il senso di benessere
  • ridurre le visite dal medico
  • ridurre l’assenteismo dal lavoro
  • rafforzare le funzioni del sistema immunitario.

Vuoi provare la terapia della scrittura? Scrivimi per saperne di piú!

*(Lepore & Smyth, 2002; Pennebaker, 1997, 2004 ;Farooqui, 2016)

Perché il concetto di felicitá al lavoro é un po’ forzato

“Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi, poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente e in tale maniera non riescono a vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.”

Dalai Lama

Questa citazione mi fa pensare che il concetto di felicitá al lavoro sia sopravvalutato. Io mi trovo bene al lavoro, ma non sono sicura di potermi dire felice. Non credo che smetterei di lavorare nel senso che starei a pancia all’aria, ma se avessi soldi a sufficienza, mi dedicherei a una delle mie passioni, per esempio scrivere, andare a Pilates, e probabilmente farei anche qualche attivitá di volontariato.

Insomma, continuerei più o meno a vivere la vita che sto facendo senza dover lavorare per guadagnare a sufficienza per mantenere me stessa e la mia famiglia. È questo in realtà il nocciolo della questione: nella stragrande maggioranza dei casi lavoriamo per mantenerci e non perché ci sentiamo felici. Quindi parlare di felicità al lavoro è una forzatura almeno in certi casi. Chiedi a un operaio sottopagato che lavora alla catena di montaggio, se è contento di andare a lavorare. Oppure a un insegnante vessato dai suoi alunni, se la sua professione lo soddisfa. O a un infermiere che fa turni stressanti di notte e riceve uno stipendio basso.

Il concetto di felicità al lavoro mi sembra un po’ forzato eppure tanti ne parlano, senza considerare che molti lavoratori dipendenti non amano il lavoro che fanno ma non hanno altra scelta, soprattutto in congiunture economiche come quella attuale. Mi sembra un po’ una corsa verso una meta che non si riesce a raggiungere.

Guardiamo poi all’aumento dei casi di burn-out. In Europa, la Francia detiene il primato con il suo 10% di popolazione attiva affetta da burn-out. Negli altri paesi europei si sta meglio? In realtà la domanda chiave da porre sarebbe se c’è un buon equilibrio tra vita privata e vita lavorativa, cioè si sta meglio dove sono attuate politiche volte a bilanciare il lavoro con la vita. Il problema del lavoro è dunque lo spazio che occupa nella nostra vita. Attenzione, lo spazio non il tempo. Lo spazio non significa il tempo effettivamente passato sul luogo di lavoro, ma quanto tempo dedichi a pensare al tuo lavoro, il famoso lavoro che si porta a casa e che disturba la nostra vita privata. Quindi lo spazio che il lavoro occupa nella tua vita.

Cosa fare dunque per cambiare questo pensiero costante che rivolgiamo al lavoro? Prova a leggere uno di questi articoli:

5 consigli per cominciare la giornata senza ansia

5 ragioni per cui fare un’escursione fa bene

Come rilassarti in 10 passi: crea spazio dentro di te

5 idee per sentirsi bene al lavoro (senza pretendere la perfezione)

Prova anche a ringraziare per quello che hai senza pensare che questo significhi mancanza d’ambizioni. Significa semplicemente smettere di inseguire una chimera e cercare il tuo benessere in quello che hai. Il benessere, non la felicità, perché il benessere è uno stato che può diventare permanente, mentre la felicità é un momento, o un insieme di momenti, passeggeri.

Perseguire il benessere significa cominciare un percorso fatto di piccoli passi che potrebbero portarti alla felicità, e pazienza se non ti conducono a questa meta ambita, perché l’importante è stare bene ed avere un buon equilibrio tra la vita privata e quella lavorativa.

Ma dimmi di te, sei contento di lavorare? Se vincessi un paio di milioni di Euro, continueresti ad andare a lavorare?

Cosa significa davvero essere felici e perché dovresti accettare di essere infelice

Dopo aver letto tanto sulla felicità, ho scoperto che si deve anche imparare a gestire l’infelicità. Cosa significa davvero essere felici?

Alcuni ricercatori affermano che il significato della felicità risiede nel definire la propria qualità di vita e nel cercare continui modi per migliorarla. Altri ricercatori affermano che tutti noi abbiamo uno scopo sociale per il quale vivere, che ci rende felici e che è la nostra missione sulla terra.

Se tieni un diario, per esempio, sei in grado di valutare le attività che ti rendono felice e paragonarle con quelle che invece ti rendono triste. In questo modo puoi scegliere. Puoi anche paragonare le tue attività con quelle degli altri per vedere quello che rende felice gli altri e trarne ispirazione. Questo non significa che devi paragonarti agli altri: tu sei unico e molto spesso non conosci nemmeno tanto bene quelle persone.

Inoltre, non c’è un’unica ricetta per essere felici. Non tutti sono felici se praticano la meditazione o lo sport, per esempio. Ci sono tuttavia fattori che influenzano la nostra felicità: ottime relazioni interpersonali, un lavoro gratificante, un buon equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, un partner fantastico e buona salute. Si possono incontrare comunque persone che non sono felici nonostante abbiano un buon lavoro e vadano d’accordo con il proprio partner.

D’altro lato, ci sono anche ricercatori che dicono che non è importante mirare alla felicità in quanto tale, ma si dovrebbe imparare ad essere infelici, accettando che nella vita ci possano essere momenti di infelicità.

Alcuni scienziati vedono con occhio critico la tendenza attuale ad essere sempre positivi. Evitare situazioni di stress, dolore, tristezza non è una soluzione. Non si può ignorare di essere infelici, bisogna accettare questo stato per quello che è. Puoi anche condividere le tue sensazioni e le tue emozioni con gli altri, ti aiuterà a creare e rafforzare le tue relazioni. Quando sei preoccupato e sai che qualcuno può ascoltarti, potresti sentirti meglio dopo aver condiviso il tuo stress e disagio.

Uno degli obiettivi della vita, non è vivere insieme? In effetti, le persone che fingono di essere sempre felici finiscono per essere sole, isolate e ovviamente infelici. Questo suona come un paradosso ma se provi ad accettare la tua infelicità come un momento della vita che scomparirà prima o poi, sarai più contento.

La cosa più importante è essere felici della propria vita, riconoscendo e accettando gli alti e bassi che ne fanno parte: c’est la vie.

Tu pensi di essere una persona felice?

Perché il legame uomo-animale é importante ma esagerare é un disturbo

L’importanza del legame uomo-animale nello sviluppo della regolazione delle emozioni, delle competenze sociali e della salute mentale nei bambini, negli adolescenti e negli adulti è riconosciuta da sempre.

Puoi conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta gli animali – Immanuel Kant

In questa celebre espressione può essere racchiuso il concetto dal quale si estrapola uno dei rapporti più belli esistenti, il legame che può crearsi tra due specie differenti: uomo e animale. La letteratura, il cinema, ma soprattutto fatti di vita quotidiana (spesso resi celebri), sono la prova tangibile del legame indissolubile che si può creare tra animale e uomo; un rapporto vero che nasce dalla fiducia e dal rispetto reciproco.

Ecco però una ricerca che può suscitare un dibattito tra i proprietari di pelosetti. Un attaccamento eccessivo a un animale domestico sarebbe un segno di un disturbo comportamentale.

Uno studio pubblicato sulla rivista BMC Psychiatry ci dice infatti che le persone molto attaccate al loro animale domestico hanno maggiori probabilità di soffrire di un disturbo comportamentale e più specificamente di disturbi dell’attaccamento.

Per giungere a questa conclusione – che rende immediatamente meno romantica la nostra connessione con i nostri animali – i ricercatori dell’Università del Saarland hanno condotto un sondaggio su 610 proprietari di cani, per lo più donne di età compresa tra 18 e 73 anni.

Ai partecipanti è stato chiesto di compilare vari questionari per valutare il loro stato di salute mentale e il tipo di connessioni che sviluppano in generale. Analizzando le risposte, gli scienziati hanno trovato un legame tra l’essere attaccati al proprio pelosetto e segni di disturbi mentali e disagio emotivo.

Una strategia compensativa

Lo studio va ancora oltre sottolineando che questo intenso legame con un animale domestico dimostra una mancanza di fiducia negli altri e una paura di essere rifiutati o non amati.

L’attaccamento al proprio animale domestico a quattro zampe sarebbe quindi una strategia di attaccamento per compensare la difficoltà di sentirsi vicino ad altri esseri umani. Una difficoltà probabilmente derivante dalla mancanza di sicurezza emotiva durante l’infanzia.

Io sono sicuramente attaccata al mio bellissimo gattone, non saprei dire peró se sono disturbata 🙂

Tu hai animali domestici? Ti senti attaccato a loro?

Alcune vecchie e buone abitudini dei nostri nonni farebbero bene all’ambiente

La crisi climatica è una delle maggiori sfide che l’umanità deve affrontare. Sempre più persone cercano di vivere responsabilmente e stanno diventando consapevoli che anche piccoli cambiamenti possono avere un impatto positivo sul futuro del nostro ambiente.

È giunto il momento di cambiare. Cambiare drasticamente le tue abitudini e attenersi ad esse può essere difficile. Ma questo è l’unico modo per far rifiorire il nostro pianeta (e anche il genere umano).

Ho trovato il contributo di Smelly Socks and Garden Peas  – Return to Past Habits – alla serie gestita dal Climate Change Collective, del quale faccio parte, molto interessante.

Ecco qui il mio adattamento del post di Smell.

Ci sono molte lezioni e abitudini che possiamo imparare dai nostri antenati quando si tratta di come vivere in modo sostenibile, riducendo al minimo il nostro impatto nell’ambiente. Molte delle azioni dannose di oggi sono intrinsecamente legate alla vita moderna. Guardare indietro a un’era meno tecnologica, può aiutarci a fare scelte più sostenibili. Per i nostri nonni e bisnonni, la mentalità del riutilizzo e del riciclo (arrangiarsi e riparare) non era guidata dalla consapevolezza dell’impatto ambientale, ma da questioni economiche e di disponibilità.

Ecco alcune buone, vecchie abitudini che potresti introdurre nella tua vita.

Coltiva i tuoi prodotti (se puoi)

Sempre più persone coltivano le proprie verdure come e dove possono. Che si tratti di pomodori ed erbe aromatiche sul davanzale della finestra, o delle fragole sul balcone, ogni passo é buono verso il raggiungimento del cosiddetto chilometro 0.  

Indossa un maglione

Questo è un po’ un mantra a casa mia. Ogni volta che mio marito si lamenta che fa freddo, la mia prima reazione è quella di dirgli di mettersi un maglione in piú. Quest’inverno siamo stati bravissimi perché comparando i consumi del primo trimestre 2022 con quelli del 2023, abbiamo scoperto di aver consumato decisamente meno. Così, non solo abbiamo speso meno, ma abbiamo pure ridotto le nostre emissioni di CO2, facendo del bene all’ambiente.

Riutilizzo dell’acqua

Quando lavi le verdure, o cuoci la pasta o il riso, perché non conservi l’acqua? Potresti riutilizzarla per lo sciacquone del WC.

Porta i tuoi elettrodomestici rotti a riparare

Ormai questi laboratori sorgono un po’ dappertutto. Generalmente un gruppo di volontari si rende disponibile una o due volte al mese, o anche a settimana, per aiutare a sistemare gli elettrodomestici che non funzionano più. Piuttosto che sostituire un tostapane perché un filo fa contatto, portalo in uno di questi laboratori e lo sistemeranno.

Usa i vestiti fino a quando non sono consumati

L’opposto del fast fashion, vero? Chiediti: “Ho davvero bisogno di un altro paio di jeans? Sono rovinati a tal punto da non poterli più mettere?”

Su Internet trovi tanti consigli per dare nuova vita a un abito vecchio, ma se proprio quei jeans non li vuoi più perché non te li vedi più bene addosso, non buttarli via, portali piuttosto in un negozio di beneficenza o di seconda mano, dove potresti comprarne un altro paio per te.

Allora sei pronto per tornare indietro nel tempo, adottando qualche buona vecchia abitudine?

Una storia di solidarietá tra vicini – Come la signora Anna vinse alla lotteria.

Una signora, che chiameremo Anna, rimasta vedova, era diventata poverissima e aveva persino tre figli da crescere.

A quell’epoca erano giá molto comuni le lotterie nelle tabaccherie e una volta la signora volle giocare perché aveva sognato il numero 16. Lo raccontó ad una vicina che le suggerí di andare in tabaccheria e di giocare tutto quello che aveva sul quel numero.

Cosí Anna si recó in tabaccheria e giocó il numero 16. Il giorno dell’estrazione, la sua vicina tutta contenta le disse che era uscito proprio il numero 16. La vincita fruttó alla signora una bella somma di denaro che le consentí di cambiare la sua vita.

Da allora Anna si convinse che la sua fu una fortunata preveggenza.

I figli crebbero e lasciarono il paese in cerca di lavoro. Quando uno dei tre figli tornó nella casa dove era cresciuto, per fare visita alla vecchia madre, incontró anche vecchi amici, tra i quali la ex vicina di casa. La donna le raccontó allora come andó veramente la vincita alla lotteria di sua madre Anna.

L’idea fu proprio dell’ex vicina di casa che chiese a tutto il quartiere un contributo in denaro, ciascuno secondo le sue possibilitá, da consegnare poi alla madre perché lei altrimenti non avrebbe mai accettato una donazione, a causa del suo orgoglio.

Quando sentirono che la signora Anna aveva sognato il numero 16, portarono i soldi al proprietario della tabaccheria, il quale poi li consegnó alla madre, dicendole che il numero vincente era proprio il 16, quello che lei aveva sognato.

Cosa ne pensi di questa breve storia di solidarietá?

Vacanze di Pasqua a casa? Non preoccuparti e prova queste 10 idee per divertirti lo stesso

Andare in vacanza é molto importante per la salute fisica e mentale. Dovresti pensare a prendere dei periodi di riposo anche senza dover viaggiare. Le vacanze sono un periodo di tempo del quale abbiamo bisogno, ne abbiamo bisogno come dormire, mangiare, bere. Se vogliamo restare in buona salute dobbiamo prenderci delle ferie.

Perció se questa Pasqua sei rimasto a casa, non é detto che sia un male.

Se é vero che weekend non è abbastanza lungo per poter ricaricare completamente le batterie, Pasqua offre un giorno festivo in piú. Quindi potrai staccare dal lavoro un po’ più a lungo.

Approfitta di questo giorno di riposo per passare un po’ di tempo a casa, perché la cosa principale è che tu possa riposare e mettere da parte le preoccupazioni quotidiane.

Scegli cosa fare, con chi e quando farlo. Non a tutti piace viaggiare. Ad alcuni piace avere il tempo per leggere di più, fare più attività fisica, passare del tempo all’aperto. Ad altri piace fare delle piccole escursioni, senza allontanarsi troppo da casa.

Prova a seguire questi consigli durante questo lungo weekend di Pasqua:

  1. Non leggere le email professionali;
  2. Riduci al minimo i compiti casalinghi;
  3. Stabilisci delle regole e dei tempi per stare al computer o alla televisione (sia per te che i tuoi figli, se ne hai);
  4. Cerca dei posti nuovi da scoprire nelle vicinanze della tua abitazione;
  5. Passa del tempo in mezzo alla natura perché la natura è fonte di energia;
  6. Fai una lista di quello che faresti in vacanza normalmente, e prova a farlo anche se non sei partito;
  7. Organizza con amici una maratona di film e discuti con loro per scoprire quelli che vi sono piaciuti di più;
  8. La stessa cosa la puoi fare con un libro. Tu e i tuoi amici scegliete un libro da leggere poi vi ritrovate per commentarlo, magari mangiando qualcosa insieme;
  9. Perché non cominciare quel hobby a cui pensi da tanto tempo?
  10. Ma soprattutto, visto che é Pasqua compra della cioccolata (quale momento migliore?), mangiarla sará un toccasana per le tue giornate, anche quando tornerai al lavoro dopo questa breve pausa pasquale.

Allora cosa hai deciso di fare oggi?

Perché la tradizione giapponese dell’Hanami é allo stesso tempo meravigliosa e straordinaria

All’ombra dei fiori di ciliegio, non ci sono più estranei.

Kobayashu Issa, Poeta

Hai mai sentito parlare della tradizione giapponese meravigliosamente semplice di Hanami, nota anche come “contemplazione dei fiori” o più precisamente “contemplazione dei fiori di ciliegio”?

La vita è bella, ma fugace: questo è il sentimento dietro la celebrazione giapponese di Hanami. Ogni primavera, amici e parenti si riuniscono per organizzare picnic e feste sotto i bellissimi fiori di ciliegio. Altrimenti noti come Sakura, i fiori compaiono per un brevissimo periodo tra marzo e maggio, impreziosendo il paesaggio con la loro presenza delicatamente profumata.

Sakura fiorisce solo per due settimane prima che il vento li sparga nella natura; è per questo che per i giapponesi i fiori di ciliegio simboleggiano la bellezza e l’effimero della vita.

Mentre ammiriamo questi bellissimi fiori, ricordiamo a noi stessi che ogni momento è un dono e dovrebbe essere celebrato come tale. In questo modo, impariamo a far fiorire la nostra vita e ad apprezzare ogni momento di gioia, amore e meraviglia che il vento ci porta.

“Sa”, che significa “dio” (神), si riferisce in particolare al dio delle risaie. “Kura” rappresenta il piedistallo usato per onorare un dio con offerte di cibo e sakè.

LA STORIA DI SAKURA

La tradizione Hanami risale a secoli fa, con riferimenti risalenti tra il 710 e il 794 (periodo Nara), e si ispira all’usanza cinese di ammirare i fiori di pruno. I Sakura erano adorati come dei in Giappone, e quando i fiori di ciliegio sbocciavano, era un segno che il dio era sceso dalla montagna ed era tempo di piantare il riso. L’imperatore Saga (periodo Heian dal 794 al 1185) fu il primo a organizzare una vera festa in questa occasione – con cibo, bevande, musica e poesie – dopo aver ammirato un ciliegio al Santuario Jishu situato nel Tempio Kiyomizu.

HANAMI NEI TEMPI MODERNI

Questa attività è così popolare – e lo è stata per così tanto tempo – che l’Agenzia meteorologica giapponese è persino coinvolta nella previsione delle fioriture degli alberi. La contemplazione dei fiori di ciliegio è una delle piú belle tradizioni in Giappone, ma é praticata anche in molti altri paesi. Ci sono infatti famosi parchi di ciliegio negli Stati Uniti, Canada, Corea del Sud, Brasile, Europa, Taiwan e Cina.

A PROPOSITO DI FIORI DI CILIEGIO
  • Ci sono nove tipi di ciliegi in Giappone e più di cento varietà secondo la Japan Cherry Blossom Association.
  • Inoltre, ci sono anche 200 varietà coltivate.
  • I loro colori vanno dal bianco al rosa scuro e anche la dimensione e il numero di petali possono variare.
  • Alcuni alberi possono raggiungere fino a 20 metri di altezza.

Un albero può anche essere un monumento nazionale. Si ritiene che il Miharu Takizakura nella città di Miharu, nella prefettura di Fukushima, abbia più di mille anni.

Cosa ne pensi di questa tradizione?

Perché camminare ti aiuta a dimagrire mentre correre ti fa venire fame

L’attività fisica regolare è essenziale per il benessere di una persona. Rilassa, combatte lo stress, scaccia la fatica e agisce anche sulla depressione. Molte persone optano per l’allenamento cardio per bruciare i grassi e perdere peso. Tuttavia, questi esercizi non mirano ad aumentare la massa muscolare, ma solo a potenziare la tua resistenza. Camminare é il vero toccasana.

Sappiamo che gli esercizi cardiovascolari possono influenzare il funzionamento della tiroide. Questa ghiandola produce un ormone chiamato T4 che, in presenza di iodio, si trasforma nell’ormone T3. Quest’ultimo stimola il metabolismo del corpo.

Sfortunatamente, peró, durante la produzione di cortisolo che avviene mentre corri, la ghiandola tiroidea non produce l’ormone T4. Pertanto, si interrompe il processo del metabolismo, il corpo si indebolisce e la capacità di bruciare i grassi viene ridotta. Per questo motivo, un eccessivo esercizio cardiovascolare può ridurre la massa muscolare, interrompere il metabolismo e portare perció ad un aumento di peso.

Durante la corsa, il corpo brucia calorie e massa muscolare. Pertanto, non elimina il grasso e produce cortisolo. Il cortisolo a sua volta ti dà una sensazione di fame perché il corpo sente il bisogno di recuperare le calorie bruciate. Le persone in sovrappeso dovrebbero anche evitare di correre in quanto può essere dannoso per le ginocchia e le articolazioni.

Camminare non ha lo stesso effetto della corsa quando si tratta di bruciare calorie. Infatti, si bruciano meno calorie ma questa attività fisica è molto più utile perché produce cortisolo in piccole quantità. Quindi, alla fine della passeggiata, sentirai meno la sensazione di fame.

L’attività fisica che fai quando cammini è ben nota per i suoi benefici perché fa lavorare tutti i muscoli (cosce, polpacci, glutei, schiena, cintura addominale) e affina la silhouette. Attinge delicatamente alle riserve di grasso e muscoli. Per avere risultati soddisfacenti, è necessario camminare almeno 30 minuti al giorno e sarebbe preferibile praticare questo esercizio in luoghi privi di traffico e non troppo inquinati, come le spiagge, i parchi o i boschi.

Camminare è raccomandato anche alle persone che soffrono di malattie cardiache perché tonifica il cuore. È anche utile ai diabetici e alle persone che soffrono di osteoporosi. Infine, camminando per 30 minuti, si bruciano circa 125 calorie. Lo so, non é molto, ma giorno dopo giorno ritroverai la tua forma.

Cosa ne pensi, comincerai a camminare di piú?

Perché l’essere umano ha solo un grande desiderio: amare ed essere amato

È sotto gli occhi di tutti che il mondo in cui viviamo non é perfetto, e che anzi c’é ancora un lungo pezzo di strada da fare per migliorare. L’umanitá ha fatto incredibili progressi tecnologici ma tanti tra noi vivono ancora nella paura e nella sofferenza. Ma le persone hanno un grande desiderio comune: amare ed essere amate.

Il mondo è afflitto da guerre, malattie, carestie, catastrofi naturali, corruzione, razzismo, disuguaglianza e il genere umano ha imparato poco dalle migliaia di anni di civiltà di cui siamo gli eredi. Viviamo davvero in tempi difficili. Ma l’essere umano ha un risorsa di inestimabile valore: l’amore.

Per raggiungere questo scopo, dovresti cominciare a celebrare la vita, la sua magnifica diversità e fare della gentilezza e della compassione le tue priorità. Siamo tutti molto diversi ma il cuore umano ha bisogno di esprimersi per amare ed essere amato.

Spero di farti venire voglia di offrire il tuo contributo per la costruzione di un mondo migliore aprendo il tuo cuore. Parla e ascolta le persone con empatia, fai la differenza e non dare mai niente per scontato.

Aprire agli altri il tuo cuore non significa solo fare un regalo prezioso, ma si tratta anche di creare un legame, di offrire un’esperienza positiva, e di cominciare a costruire un ponte tra te e un mondo diverso.

Quindi, se vuoi offrire qualcosa, offri un’esperienza indimenticabile per lasciare un ricordo memorabile. Oppure offri perdono, o il tuo tempo e la tua attenzione. Ma soprattutto, offri gentilezza e compassione.