Sei consigli per fare attività fisica (e continuare a farla)

Tutti ci raccomandano di fare più attività fisica, di muoverci almeno mezz’ora o di camminare almeno 10.000 passi al giorno. Ma se abbiamo già giornate super piene, come troviamo il tempo per un’attività fisica o sportiva che sia?

Chiariamo innanzitutto che cosa si intende per attività fisica: si tratta semplicemente di mettersi in movimento, di alzarci dalla sedia su cui siamo costretti a stare almeno otto ore al giorno, perché “sitting is the new smoking”.

Quindi, poco importa se si tratta di eseguire lavori domestici o fare dello sport. Per muoversi basta svolgere un’attività che facciamo quotidianamente, come ad esempio, fare le scale, camminare, andare in bicicletta o fare le pulizie.

Ecco ora alcuni suggerimenti su come restare attivi.

  1. Guarda la tua agenda e individua il momento migliore per praticare sport. Scrivilo e non te ne dimenticherai. Dopo un po’ di tempo farà parte della tua routine quotidiana. Se poi qualcuno viene con te, é ancora meglio perché sarai più motivato.
  2. Crea un calendario delle tue attività. Prendi un calendario e scrivi i giorni che sei riuscito a raggiungere i tuoi obiettivi in termini di minuti d’attività fisica. Alla fine del mese potrai constatare i tuoi progressi e sarai più motivato e soddisfatto! Il tempo ideale per settimana é di 150 minuti d’attività moderata. Per attività moderata si intende un’attività che ci permette di parlare con qualcuno e che ci fa sudare leggermente. Un esempio di questa attività potrebbe essere anche portare a spasso il proprio cane.
  3. Distribuisci la tua attività. Da tre a cinque volta la settimana sarebbe ideale. 30 minuti d’attività quotidiana sarebbero ancora meglio. Puoi distribuire le attività durante tutta la giornata, così per esempio:
  • Cammina 10 minuti per andare in ufficio con un mezzo di trasporto pubblico salendo una fermata dopo o scendendo una fermata prima;
  • Passeggia 10 minuti nel quartiere dove lavori durante la pausa pranzo;
  • Cammina 10 minuti per rientrare a casa con il mezzo pubblico anche in questo caso salendo una fermata dopo o scendendo una fermata prima.

4. Trova l’attività che ti piace davvero. Se non l’hai ancora trovata, provane alcune e vedrai che prima o poi la trovi. Corsa, camminata nordica, crossfit, danza o nuoto sono solo alcuni esempi di attività che potresti praticare.

5. Metti da parte i sensi di colpa. L’obiettivo a lungo termine é quello di far diventare la tua attività un abitudine. Se una sera rientrando dal lavoro ti senti stanco e vuoi restare a casa solo o con la tua famiglia, fallo senza sentirti in colpa. Rilassarsi è altrettanto importante che fare movimento. In più se hai già seguito la distribuzione giornaliera della tua attività sei a posto, puoi prenderti una pausa.

6. Rinforza i tuoi muscoli. Non devi fare necessariamente sollevamento pesi. Una seduta di Pilates o di yoga ti aiuteranno a tonificare e rafforzare i tuoi addominali, ad esempio.

Allora, che dici, si può fare?

Il punto nero

“L’energia va dove va la tua concentrazione” – Tony Robbins

Ecco la storia del punto nero.

Un giorno un insegnante arrivò in classe e disse agli studenti di prepararsi per un test a sorpresa.

Tutti erano nervosi, spaventati dalla prova imminente. Mentre l’insegnante stava distribuendo un foglio chiese di non guardare il foglio, fino a quando non avesse dato il via alla prova. Una volta che tutti i fogli furono distribuiti diede l’autorizzazione a voltare il foglio e vedere finalmente il contenuto.

Con grande sorpresa di tutti si trattava di un foglio bianco con in mezzo un punto nero.

Vedendo il volto sorpreso di tutti i suoi studenti, il professore disse: “Ora scrivete una riflessione su ciò che state vedendo”.

Tutti i giovani, confusi, cominciarono a pensare e scrivere su ciò che vedevano.

Trascorso il tempo, l’insegnante raccolse i fogli, li mise sulla scrivania e cominciò a leggere ad alta voce quanto gli studenti avevano scritto.

Tutti, senza eccezione avevano fatto una relazione sul punto nero, con le più diverse considerazioni.

Dopo la lettura di tutti gli elaborati, disse:

“Questo test non servirà per il voto, ma come lezione di vita. Nessuno ha parlato della pagina bianca, avete dedicato tutta la vostra attenzione al punto nero. È ciò che accade nella nostra vita. La vita è un foglio interamente bianco da riempire, scrivere e godere, ma ci concentriamo sui punti neri.”

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Black Dots – Photo by Eva Elijas on Pexels.com
Cosa significa questo?

La vita è un dono della natura, ci è data con affetto e amore, abbiamo tante ragioni per amare il nostro partner, per voler bene agli amici che ci sostengono, per il lavoro che ci consente di guadagnarci da viveve, per i miracoli che accadono ogni giorno, eppure insistiamo a guardare il punto di nero, i problemi che abbiamo, di salute, di soldi, il difficile rapporto con i familiari, una delusione con il partner, con un amico …

I punti neri sono minimi rispetto a quello che ci viene donato ogni giorno, eppure occupano la nostra mente in ogni momento.

Cerca di prestare attenzione a tutta la pagina bianca e non solo ai punti neri. Cogli ogni benedizione, ogni momento che la vita ti sta offrendo, stai tranquillo/a, abbi fiducia, datti da fare, in una parola: vivi!

Tu pensi di stare vivendo appieno la tua vita?

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Life – Photo by Julian Jagtenberg on Pexels.com

Come dare voce al corpo con il Qi Gong

Il Qi Gong è un’arte ancestrale nata in Cina circa 5000 anni fa. Ha subito l’influenza di diversi correnti filosofiche, come il taoismo, il buddismo e il confucianesimo.

Dopo essersi sviluppato in ambiti religiosi e spirituali, il Qi Gong è stato contaminato da tecniche di combattimento diventando cosí anche parte delle arti marziali.

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Oggi si conoscono più di mille forme di Qi Gong. Ciascun maestro, infatti, sviluppa la sua tecnica anche se i principi e le finalità restano le stesse: mantenersi in salute mantenendo in equilibrio il corpo, lo spirito e l’energia.

Secondo la medicina cinese, una buona salute è il risultato di una buona circolazione dell’energia nel corpo. Il Qi Gong è considerato una misura di prevenzione.

La ricerca dell’equilibrio, la precisione dell’intenzione (Yi), la fluidità dei gesti rappresentano non solo un cammino verso la conoscenza del sé ma anche il piacere dell’incontro con sé stessi. Con il Qi Gong, si impara ad amarsi, ad aprirsi verso l’universo, a vivere in armonia con tutto quello che ci circonda.

Nella ricerca di equilibrio, si alternano momenti di concentrazione e momenti di riposo. Sentire il troppo o quello che manca, quando ad esempio si passa da un piede all’altro, permette di prendere coscienza della propria fragilità. Quando invece si sta su due piedi, ben ancorati al suolo, allora ci si sente più forti.

Lavorare sull’equilibrio porta una sensazione di leggerezza e di libertà, senza dimenticare che attraverso i movimenti e la stimolazione dei meridiani (le vie di circolazione dell’energia) migliorano le funzioni organiche (la circolazione, la digestione, la respirazione).

Il corpo è al centro della relazione con sé stessi, con gli altri e con l’ambiente. La coscienza del corpo passa attraverso l’ascolto di sé stessi, l’osservazione del tono muscolare, delle tensioni, del nostro equilibrio, della nostra postura e della direzione dei nostri movimenti.

Il Qi Gong può essere considerato innanzitutto come la ricerca dell’equilibrio energetico e dell’armonia tra il corpo e lo spirito. Facendo attenzione ai propri gesti, realizziamo che anche il nostro modo di pensare cambia e si ha uno sguardo più sereno sul presente.

Conoscevi già il Qi Gong? Cosa ne pensi?

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Come e perché dovresti imparare a dimenticare

Lasciare andare il peso del passato è importante per la tua felicità.

Molte persone vivono esclusivamente nel passato, vogliono ricordare solo quello che sono state, gli amori perduti, i loro insuccessi e le loro delusioni.

Questi ricordi costituiscono un peso che toglie spazio e energia al presente, che è in realtà l’unico tempo nel quale possiamo vivere in forma attiva. 

Ho letto da qualche parte che la felicità consiste nel godere buona salute e avere cattiva memoria.

In effetti, dovremmo imparare a lasciare andare il passato, dimenticarci degli affronti ricevuti, gli eventi nefasti e gli errori, insomma tutti i cattivi ricordi, e imparare a concentrarci di più sul presente.

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Vediamo come fare.

  1. Il miglior antidoto contro i sensi di colpa, i risentimenti o la rabbia che ti riporta al passato è dedicare energia a costruire la vita che desideri.
  2. Smetti di fare la vittima e diventa protagonista attivo della tua esistenza.
  3. I tuoi ricordi cambiano con l’avanzare del tempo, si deformano, non rispecchiano davvero quello che è accaduto. Prova a chiedere a una persona che ha condiviso un evento con te di raccontarti il suo ricordo e poi confrontalo con il tuo ricordo. Vi ricorderete aspetti diversi dello stesso fatto.
  4. Dai priorità al tuo benessere. La vita é troppo breve per passarla a litigare e a lamentarsi. Quello che è successo potrebbe essere fonte di stress e potenzialmente anche di vero e proprio malessere.

Continuare a provare rabbia per un evento passato ti toglie energia. Per la tua salute fisica e mentale è più importante vivere tranquillamente che avere ragione a tutti i costi.

Il passato però porta con sé anche bei ricordi e insegnamenti, che formano la nostra personalità.

Ecco cosa ci insegna il Buddismo: “La gioia e la felicità nascono dal lasciare andare. Siediti a fai un inventario della tua vita. Ci sono cose che non è utile trattenere perché ti tolgono la libertà. Trova il coraggio di lasciarle andare.”

Che ne pensi? Troverai il coraggio per lasciare andare la parte inutile del tuo passato?

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Perché il tuo benessere deve essere una priorità

La società nella quale viviamo ci porta spesso a invertire le priorità e a mettere il lavoro davanti a tutto. Questo può avere un impatto negativo sulla nostra qualità di vita e sulla salute fisica, mentale e emotiva.

Secondo delle ricerche svolte in Francia, la sofferenza fisica legata al lavoro riguarda il 3,1% delle donne e l’1,4% degli uomini, ma secondo alcuni esperti i dati sono più alti. La classificazione internazionale delle malattie individua nel burn-out un fenomeno legato al lavoro ma in realtà il lavoro non è l’unica causa.

Con il costo della vita in continuo aumento, siamo propensi a lavorare di più per guadagnare uno stipendio che ci permetta di provvedere ai nostri bisogni e a quelli della nostra famiglia e, a causa di questo, molti elementi della nostra vita privata sono messi da parte.

Passiamo molte ore a lavorare, riducendo il tempo per mangiare, per riposare, per stare in famiglia, e non ci rendiamo conto di quanto questo ci possa fare male.

Anche se la maggior parte di noi non può permettersi di non lavorare, si deve trovare un equilibrio tra il lavoro e la vita privata per evitare che lo stress si accumuli in maniera preoccupante.

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In questo periodo di smart-working diffuso, è ancora più difficile mettere dei confini tra il lavoro e la vita privata. Per questo, tanti governi stanno elaborando delle direttive che stabiliscano il diritto a “disconnettersi”. Bisogna avere la possibilità di fare dello sport, di camminare, di prenderci cura dei nostri cari, di seguire le nostre passioni o semplicemente di riposare.

Sempre più persone soffrono di stress, si sentono esausti, hanno dei problemi di alimentazione, o delle difficoltà di relazione, e tutto questo a causa delle lunghe giornate di lavoro, che non ci lasciano il tempo di fare delle attività per il nostro benessere.

Se senti di essere in una di queste situazioni, sappi che nessuno stipendio vale la tua salute, nessun lavoro vale l’usura che deriva da giornate di lavoro che annientano la tua energia e la tua gioia di vivere.

Se non hai altre alternative al lavoro che stai facendo, trova qualcosa di positivo per equilibrare la tua vita, perché altrimenti arriverà il momento in cui comincerai a fare degli errori al lavoro e la tua performance generale ne soffrirebbe. Puoi cominciare a cercare un altro lavoro ma occupati sempre della tua salute, perché se ti ammali potrebbe volerci molto tempo per recuperare.

Il lavoro è una parte importante della vita, ma non è la tua vita. C’è molto di più: la famiglia, la salute, gli amici. Non permettere che il lavoro prenda tutto lo spazio nella tua mente e nel tuo corpo, cerca di occuparti di tutti gli aspetti della tua vita.

Ricordati di prenderti sempre cura di te stesso/a per prima cosa, perché è solo così che potrai vivere una vita migliore.

Tu, come ti prendi cura del tuo benessere?

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10 idee per passare le vacanze a casa

In questo periodo di restrizioni alla mobilità causate dalla pandemia, ci sembra così lontano il tempo in cui si poteva viaggiare liberamente.

L’anno scorso per Pasqua avevo programmato un viaggio a Berlino e non mi sarei aspettata di doverlo annullare. Anche quest’anno avrei voluto fare un viaggetto per le vacanze di Pasqua, ma il virus è ancora tra di noi e ci dicono che è meglio non muoversi.

Il Covid ha cambiato molti aspetti della nostra vita e andare in vacanza è uno di questi.

È ovvio che andare in vacanza é molto importante per la salute fisica e mentale. Dovresti pensare a prendere dei periodi di riposo anche senza poter viaggiare.

Quando si lavora aspettiamo il weekend con impazienza ma non è abbastanza lungo per poter ricaricare completamente le batterie. Per poter staccare dal lavoro abbiamo bisogno di più tempo.

Le vacanze sono un periodo di tempo del quale abbiamo bisogno, ne abbiamo bisogno come di dormire, mangiare, bere, insomma sono una necessità. Se vogliamo restare in buona salute dobbiamo prenderci delle ferie.

Aspettare che passi la pandemia per poi prendere un lungo periodo di vacanza, non è una buona idea. È meglio fare delle ferie più brevi ma più spesso.

Certo adesso non possiamo viaggiare, è fortemente sconsigliato, ma ciò non significa che un periodo di riposo a casa o vicino a casa, dipende da quello che puoi fare nel luogo dove abiti, ci possa fare bene. Le ferie ci consentono di recuperare e al rientro spesso ci sentiamo meglio, pieni di energia e persino più creativi.

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Non importa dove vai in vacanza. La cosa principale è che tu ti possa riposare e mettere da parte le preoccupazioni quotidiane. Scegli cosa fare, con chi e quando farlo. Non a tutti piace viaggiare. Ad alcuni piace avere il tempo per leggere di più, fare più attività fisica, passare del tempo all’aperto. Ad altri piace fare delle piccole escursioni, senza allontanarsi troppo da casa. Ad altri ancora, invece, piace fare viaggi lungi, mentre ci sono persone a cui piacciono solo viaggi brevi.

Con la crisi sanitaria, molti di noi hanno dovuto passare le vacanze a casa. Ci sono alcuni aspetti positivi: meno inquinamento ambientale, sicuramente hai speso meno soldi e ti sei risparmiato lo stress del viaggio.

Tuttavia, ci sono persone alle quali non piace stare a casa. Non sanno cosa fare, si annoiano, non hanno voglia di riordinare casa (ma per questo si potrebbe chiamare un’agenzia di pulizie), i tuoi figli (se ne hai) fanno confusione, insomma devi pensare a tante cose, come se stessi lavorando. Oppure semplicemente hanno voglia di cambiare aria e conoscere posti nuovi, o ritornare in posti che hanno amato.

Se, però, sei obbligato a restare a casa a causa delle restrizioni di viaggio, prendi dei giorni di ferie e cerca di approfittare comunque del tempo libero, perché così facendo starai meglio. E pensa che, prima o poi, questa pandemia finirà.

Se ti trovi nelle condizioni di dover restare a casa, prova a seguire questi consigli:

  1. Non leggere le email professionali;
  2. Riduci al minimo i compiti casalinghi;
  3. Stabilisci delle regole e dei tempi per stare al computer o alla televisione (sia per te che i tuoi figli, se ne hai);
  4. Cerca dei posti nuovi da scoprire nelle vicinanze della tua abitazione;
  5. Passa del tempo in mezzo alla natura perché la natura è fonte di energia;
  6. Fai una lista di quello che faresti in vacanza normalmente, eliminando le cose che non puoi fare a causa delle regole anti-Covid. Ad esempio, in Belgio, dove abito, puoi andare in bicicletta ma non al ristorante;
  7. Organizza con amici una maratona di film e discuti con loro per scoprire quelli che sono piaciuti di più;
  8. La stessa cosa la puoi fare con un libro: tu e i tuoi amici scegliete un libro da leggere poi vi ritrovate (on-line se non é possibile diversamente) per commentarlo;
  9. Perché non iscriverti a un corso on-line per imparare qualcosa di nuovo? Ci sono tante possibilità anche gratuite!
  10. Concediti dei piccoli vizi: compra della cioccolata (tra un po’ é Pasqua, quale momento migliore?), una buona bottiglia di vino, oppure fatti consegnare un pasto di tre portate.

Tu che tipo di vacanziere sei? Preferisci viaggiare lontano o restare vicino?

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Come diminuire la stanchezza causata dal Covid

Da circa un anno stiamo affrontando una crisi sanitaria che non ci dà tregua e anzi comincia a fare vedere i suoi effetti psicologici.

Se ti senti stanco/a e hai poca energia per fare una qualsiasi cosa, sappi che non sei solo/a.

La stanchezza è una delle conseguenze più comuni di questa pandemia. Siamo esausti. E lo siamo per diversi motivi. Uno di questi è causato direttamente dalla malattia. Ovviamente se hai preso il Covid, dopo sei più stanco/a, ti ci vuole un po’ di tempo per rimetterti in forma. Ma anche se non hai preso il Covid puoi sentirti al limite delle tue forze.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito “fatica pandemica” la stanchezza derivante dall’essere sempre super attenti alle misure di precauzione che dobbiamo rispettare per non prendere il virus.

Sempre più persone soffrono di nervosismo, ansia e si sentono spinte al limite della loro capacità di sopportazione.

Questo stato di iper vigilanza per evitare di prendere il Covid, rappresenta uno sforzo costante del nostro sistema ormonale o endocrino che si traduce in maggiore ansietà e, a volte, può trasformarsi in depressione.

La situazione economica e l’incertezza per il futuro che viviamo ora stanno creando logoramento.

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A questo, si aggiunge anche la privazione della libertà causata dal lockdown.

Sapendo di essere vulnerabili all’affaticamento pandemico, dobbiamo mettere in pratica misure che ci aiutino a ritrovare un certo benessere.

Ecco 3 idee:

  1. Normalizzare quello che provi. È normale che tu ti senta stressato/a o triste. Questi ultimi mesi sono ancora più duri perché siamo in inverno e non vediamo la via d’uscita (durante la prima ondata avevamo l’estate davanti).
  2. Il tuo benessere deve diventare la tua priorità. Così come fai attenzione a metterti la mascherina, a rispettare le distanze di sicurezza e a lavarti spesso le mani, deve prenderti cura del tuo benessere. Cerca di mangiare sano, fai attività fisica anche in casa, parla con amici o con i tuoi cari anche se non puoi farlo di persona. Se le regole in vigore te lo permettono, esci, soprattutto quando c’è il sole. La vitamina D fa bene non solo al corpo ma anche allo spirito. Trova un hobby, o, se ne avevi uno, ricomincia a praticarlo.
  3. Riposa la tua mente. Smetti di ascoltare le ultime notizie sul Covid. Prenditi una pausa dal telegiornale. Datti il permesso di disconnetterti. Se perdi l’ultimo aggiornamento sui dati del contagio, non succede niente. Quando parli con qualcuno cerca di evitare l’argomento Covid. Non si tratta di voler far finta di niente, ma semplicemente di evitare un ulteriore logoramento.

Fammi sapere quali tra questi consigli trovi più utile!

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Come il coprifuoco ha cambiato le tue abitudini?

Quando sento parlare di coprifuoco mi vengono in mente tempi oscuri, tempi di guerra. Ma in effetti quella contro il Covid é una guerra. Non ci sono le bombe, non dobbiamo essere evacuati, possiamo mangiare tutti i giorni perché ci sono scorte alimentari che non finiscono. Ma il coprifuoco ha cambiato le nostre abitudini, probabilmente proprio quelle legate agli orari dei pasti.

Da nord a sud dell’Europa si mangia ad orari diversi. Presto al nord, piú tardi al sud. Magari sei invitato a cena da qualcuno e il coprifuoco ti costringe a mangiare prima perché poi devi rientrare a casa. Oppure mangi piú tardi perché finisci di lavorare tardi e non hai il tempo di fermarti fuori a cena. I ristoranti sono chiusi, effettuano solo servizio da asporto e devi rientrare entro l’orario previsto dal coprifuoco.

Un’amica di Parigi, prima che la cittá venisse messa in lockdown totale, doveva rientrare a casa per le 21. Parigi lo sappiamo é una grande cittá e la gente usa spesso i mezzi pubblici, peraltro molto efficienti. Per essere a casa alle 21, doveva prendere la metro al massimo entro le 20:30 e quindi si trovava a mangiare piú tardi rispetto alle sue abitudini precedenti. E ha cominciato a dormire male.

Se prendi un appuntamento prima che cominci il coprifuoco, potresti sentirti stressato a causa della fretta che hai per tornare a casa in tempo. Forse sarebbe meglio starsene a casa e rispettare le indicazioni del governo che ci dice di limitare i nostri contatti sociali. Ma a volte hai voglia di stare un po’ fuori, di incontrare qualche amico.

Gli effetti del coprifuoco non sono solo sulla nostra vita sociale, ma anche sulla nostra salute a causa dell’adattamento a un nuovo ritmo di vita e del cambiamento della nostra routine.

Foto di Jan Vašek da Pixabay

Il nuovo orario imposto dal coprifuoco puó presentare dei vantaggi, ad esempio, si smette di lavorare prima, si rientra a casa prima e si cena prima. Per esempio, si arriva a casa alle 19:00, si cena tra le 20:00 e le 20:30, si va a letto verso le 23 e ci si alza alle 7 il giorno dopo.

Questo sarebbe ottimale per la nostra salute. In effetti, ci si sincronizzerebbe meglio con il nostro orologio biologico (tempo) interno, esterno ambientale e esterno sociale.

Il tempo interno é quello che segna il nostro ritmo endogeno, che ci aiuta a dormire di notte, stare svegli di giorno e mangiare alle ore giuste per noi.

Il tempo esterno ambientale é determinato dall’alternanza delle fasi di luce e di buio generati del ciclo solare.

Il tempo esterno sociale puó alterare questi equilibri. Se gli orari di lavoro, di pranzo, cena e svago non sono adatti al nostro tipo biologico (cronotipo) potremmo entrare in una fase di rottura temporale che potrebbe causare diversi problemi di salute, uno su tutti l’insonnia.

I nostri antenati si alzavano con il sole e andavano a dormire con il buio. Questo ritmo permetteva una produzione adeguata di melatonina (l’ormone che regola il sonno), che consentiva un perfetto equilibrio tra il tempo interno e il tempo esterno.

L’abitudine di mangiare verso le 21:30 o addirittura piú tardi va contro questi cicli naturali e rende piú difficile riposare bene. Una cena copiosa che termina verso mezzanotte potrebbe causare una digestione difficile in un orario in cui il corpo dovrebbe invece riposare.

E’ consigliato perció finire di cenare almeno due ore prima di andare a letto per evitare un sonno di scarsa qualitá e un risveglio contraddistinto da fatica, irritabilitá e basso rendimento cognitivo.

Se segui il ritmo biologico del tuo corpo, avrai un miglioramento netto della tua salute generale!

Pensi che il coprifuoco ti abbia fatto cambiare alcune abitudini?

Foto di Daria Yakovleva da Pixabay

Come e perché combattere lo stress

Sono sicura che usi spesso la parola stress nel corso della tua giornata.

Ci sentiamo tutti un po’ stressati a causa dei multipli impegni da incastrare, scadenze imminenti, mancanza di tempo da dedicare a noi stessi.

Il comune denominatore a tutte le forme di stress è una sensazione di malessere, stanchezza, irritabilità che ci rende più fragili di fronte alle malattie e meno tolleranti nei confronti degli altri e dei problemi quotidiani.

Lo stress in realtà è una risposta adattiva che ha permesso alla nostra specie di sopravvivere lungo tutta la sua evoluzione.

Hans Seyle, il primo teorico dello stress, lo ha concepito come una risposta adattiva che l’organismo mette in funzione per superare tutte le situazioni che i suoi sistemi d’allarme giudicano pericolose.

La reazione da stress è infatti caratterizzata dalla secrezione di ormoni quali il cortisolo e l’andrenalina che rendono i muscoli più forti e la persona più reattiva. In questo senso, lo stress ha una valenza non solo positiva ma addirittura necessaria alla sopravvivenza della specie.

L’uomo primitivo doveva affrontare pericoli che però erano di breve durata. Durante la caccia, ad esempio, poteva incontrare un animale e doveva decidere se scappare o affrontarlo (hai mai sentito parlare della reazionefight or flight“?), ma una volta presa una decisione e agito di conseguenza, aveva molto tempo per recuperare.

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Nell’età contemporanea, anche noi abbiamo questo tipo di reazione di fronte a quello che, a livello conscio o inconscio, percepiamo come pericoloso (stressor). Ma gli stressor di oggi sono decisamente diversi da quelli che dovevano affrontare i nostri antenati. Gli stressor moderni sono di tipo psico-sociale e non più fisico. Si tratta dell’ambiente di lavoro, di relazioni sociali, di preoccupazioni finanziarie, dell’enorme quantità di impegni che abbiamo e del tempo limitato per portarli a termine. Soprattutto questi stressor non sono momentanei ma possono persistere per molto tempo e abbiamo bisogno perció di piú tempo per recuperare.

Quindi, finché lo stress si limita a periodi molto brevi è una reazione positiva che ci consente di affrontare e superare le situazioni difficili e potenzialmente pericolose. Quando invece la fonte di stress persiste per un tempo eccessivo diventa causa di disturbi e malattie sempre più importanti.

I segnali che lo stress sta diventando una minaccia per la tua salute posso essere questi:

1. Fastidio nei confronti di suoni e luci

2. Dolori, contratture e crampi muscolari

3. Cefalea

4. Disturbi del sonno

5. Aritmia cardiaca

6. Ipertensione arteriosa

7. Difficoltà digestive

8. Ansia

9. Depressione

10. Irritabilitá

11. Stanchezza generale

Cosa puoi fare in concreto per combattere lo stress, quando le condizioni in cui ti trovi non ti permettono di evitarlo?

L’attività fisica, soprattutto aerobica, come la camminata veloce, il nuoto e la bici, è senz’altro uno dei rimedi migliori contro lo stress.

Il controllo della respirazione, inteso come l’abituarsi ad usare il diaframma e a rallentare la frequenza respiratoria, é un altro strumento utile contro lo stress.

Altri rimedi sono: lo yoga, il tai-chi e la meditazione. Negli ultimi anni ha preso piede la mindfulness, che aumentando il livello di consapevolezza personale, svolge un’azione anti stress.

Ovviamente un buon massaggio che ti aiuta a far aumentare il livello dell’ossitocina, un ormone in grado di contrastare il cortisolo, è sicuramente efficace.

A livello di integratore alimentare, il magnesio è il minerale anti stress per eccellenza, anche perché ne siamo cronicamente carenti. Ricordati che un integratore é tale perché deve essere complementare ad un’alimentazione corretta. Quindi, mangia sano!

Tu fai qualcosa per combattere lo stress? Che cosa?

Photo by Sharon Wright on Unsplash

Il giro del mondo

Un po’ di tempo fa, in un negozio di vestiti, vedo un bel paio di jeans, che non sono neanche cari.

Però, dettaglio curioso, nessuna etichetta che ne indichi la provenienza, nessun “made in”. Decido di iniziare una piccola indagine, chiedendo per prima cosa al commerciante, che non ne ha la minima idea. Mi fingo allora membro di un’associazione di consumatori, gli elenco tutta una serie di normative che sta violando e quindi mi da l’indirizzo del magazzino dove li ha comprati.

Telefono a questo magazzino, sempre fingendomi un’esponente di un’associazione di consumatori. Non fanno una piega, ne hanno già parlato in precedenza con dei giornalisti e quindi mi raccontano la storia dei jeans. Innanzitutto, sono fatti con cotone proveniente dal Benin. I fili di cotone sono quindi tinti in Spagna, prima di essere spediti a Taiwan per essere tessuti in diversi pezzi separati (tasche, gambe, ecc.).

Cottono Flower – Foto di Jan Haerer da Pixabay

Questi pezzi sono successivamente inviati in Tunisia, per essere cuciti con dei fili in poliestere giapponese. La fabbrica aggiunge anche i bottoni, le chiusure lampo, i rivetti che sono fabbricati in Giappone con dei metalli australiani.

Quindi i jeans lasciano la Tunisia verso un deposito in Francia da dove verranno smerciati in tutta Europa. Insomma i jeans hanno percorso circa 65.000 chilometri: una volta e mezzo il giro della terra.

La produzione di questi jeans è decisamente “globalizzata”: per vendere i jeans al minor prezzo possibile, si cerca il costo più basso di produzione a tutti i livelli. Il produttore moltiplica le tappe per ottimizzare il suo costo globale di fabbricazione. La tintura è meno costosa qui, i bottoni sono meno cari là, ecc.

Questo pone diversi problemi: la cultura del cotone richiede molta acqua per dei paesi che non ne hanno molta, le condizioni di lavoro degli operai sono indegne, i trasporti consumano molto petrolio e rilasciano gas serra.

I jeans costano molto cari al pianeta, anche se sono venduti a un prezzo finale interessante per il consumatore.

Ci sono tanti altri esempi come questo. I gamberetti danesi vengono puliti in Marocco e poi rinviati in Danimarca per essere poi commercializzati. Peggio ancora i gamberoni scozzesi partono verso la Tailandia per essere decorticati alla mano in una grande multinazionale e ritornare in Scozia dove vengono cotti per poi essere rivenduti.

Ma ne vale pena? Non sarebbe meglio riportare la produzione vicino ai luoghi di vendita, riducendo il consumo di energia e di idrocarburi, facendo finalmente del bene al nostro pianeta? 

Cosa ne pensi? Scrivimi!

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