Come fare ad acquisire una nuova abitudine

Le abitudini rappresentano una grande forza, forse la più grande in assoluto.

Di solito nella vita, un successo o un fallimento avvenuti una sola volta non fanno la differenza. Gli studi hanno dimostrato che tanti vincitori alla lotteria perdono i loro soldi e finiscono sul lastrico qualche anno dopo per via delle loro cattive abitudini.

Chi mangia una grande fetta di torta una volta ogni tanto non diventa grasso, ma mangiando ogni giorno biscotti contenenti tanto burro, potrebbe diventarlo. Quindi il successo è un’abitudine, non è un evento che accade una sola volta. La tartaruga vince sempre sebbene la lepre non faccia che vantarsi tutto il giorno.  

Hai presente la famosa favola di Esopo in cui una tartaruga batte una lepre durante una corsa, procedendo a passo lento e regolare mentre la lepre è troppo impegnata a festeggiare il fatto che si trova in testa dall’inizio?

Non è mai troppo tardi per adottare una nuova abitudine. Dato che le abitudini sono così potenti, inizierai a vedere da subito grandi risultati, una volta che avrai acquisito la tua, quella che ti porterà verso la realizzazione del tuo obiettivo.

Come fare per acquisire un’abitudine?

Per prima cosa decidi che cosa potresti fare un po’ più spesso per arrivare alla realizzazione del tuo desiderio. Ovviamente questo dipende dal tuo desiderio. Si tratta di acquisire una capacità specifica? Una conoscenza? Mangiare sano? Insomma, prima devi stabilire l’obiettivo. Il passo importante successivo è rappresentato dal tempo e dal luogo. Ogni abitudine deve realizzarsi entro un certo tempo e in un determinato luogo.

Da uno studio scientifico condotto da Philippa Lally, risulta che per acquisire una nuova abitudine sono necessari 66 giorni. In realtà c’è chi ci mette meno tempo (18 giorni) e chi di più (8 mesi). Quindi, avere pazienza deve diventare il tuo mantra.

Però c’è una piccola tecnica che puoi imparare per rendere l’acquisizione della nuova abitudine più semplice.

Te la spiego meglio con un esempio pratico.

Mettiamo che tu voglia acquisire l’abitudine di andare in palestra regolarmente. Bene, all’inizio non è divertente. In pratica devi recarti in un posto e fare una gran fatica. Ma per rendere piacevole il percorso, devi farlo diventare un’abitudine.

Quindi il primo passaggio è stabilire il tempo e il luogo, ma non devi fare ancora niente!

Mi spiego meglio: scegli un orario per andare in palestra ma quando arrivi, non fare esercizi. Fatti un giro oppure fai qualche esercizio molto leggero e per poco tempo. Se la palestra ha l’idromassaggio, fallo e poi ritorna a casa.

In questo modo stabilisci il tempo e il luogo nella tua testa ma non compi ancora l’azione, che non è poi tanto divertente, o non lo é ancora.

So che può sembrare strano andare in giro per la palestra senza allenarsi. Potrai pensare che è una perdita di tempo ma non lo è. Si tratta del primo passo per costruire un’abitudine, quindi sii paziente (sii una tartaruga!)

Dopo qualche giorno, o magari un paio di settimane, il tempo e il luogo saranno ciò che il tuo inconscio assocerà alla palestra e non alla parte faticosa dell’esercizio fisico. Non pensare che questa fase sia una perdita di tempo; in realtà, è la parte più importante.

Allora, cosa ne pensi di questa sfida?

Perché una persona un po’ grassa sta meglio di una eccessivamente magra

Alla lezione domenicale di Pilates, incontravo sempre una signora che per un po’ di tempo non si é fatta vedere. Quando finalmente si presenta di nuovo, mi si avvicina e mi racconta quello che le è successo, spiegandomi perché non è potuta venire nell’ultimo mese. Di base il suo problema era non essere appena un po’ piú grassa, bensí al contrario era troppo magra.

A me non sembrava eccessivamente magra, anche se effettivamente non era grassa, ma prima di lei non avevo mai sentito nessuno lamentarsi della propria magrezza, di solito è il contrario, ci si lamenta perché si è troppo grassi.

Poi comincia a spiegarmi il suo problema. A causa della sua magrezza, le ossa forano la pelle ed escono. Il coccige le si è appena cicatrizzato e ha patito un male infernale. Resto senza parole, poi inizia la lezione e smette di raccontarmi.

Comincio a riflettere sui miei due chili in più, sul fatto che volevo farmi una seduta di criolipolisi e sul fatto che non mi piace il mio corpo un po’ rotondo. Poi penso a questa signora, al suo problema, e mi dico che mi terrò i miei due chili in più. Così inizio a fare delle ricerche sui benefici di avere un po’ di grasso in più, e quindi trovare una giustificazione al mantenimento dei miei due chili (devo pur trovare un motivo scientificamente valido per non perdere questi due chili, no?)

Innanzitutto bisogna conoscere il proprio BMI, Body Mass Index o indice di massa corporea, e il mio va bene, sono normopeso.

Una volta stabilito che non sono sovrappeso, vado avanti nella ricerca per vedere i danni che può causare un’eccessiva magrezza.

Innanzitutto, il tessuto adiposo svolge funzioni importanti, compresa la produzione di sostanze ormonali, come la leptina (l’ormone della sazietà), che ha un ruolo, tra l’altro, nella regolazione del bilancio energetico e della fertilità. La riduzione del tessuto adiposo sotto il 20% nelle donne può portare ad esempio irregolarità mestruali.

Ecco altri rischi associati ad un’eccessiva magrezza:

  1. Menopausa precoce. È stato riscontrato che essere eccessivamente sottopeso può essere un fattore che incide sull’insorgenza di una menopausa precoce.
  2. Osteoporosi. Anche le ossa possono essere compromesse. Soprattutto gli anziani possono incorrere nella fragilità delle ossa. Una certa percentuale di massa grassa, o ancora meglio di massa muscolare, può fungere da protezione alle ossa, tenendole al riparo da eventuali fratture.
  3. Un apporto alimentare insufficiente fa sì che l’organismo inneschi una situazione di “risparmio” con diverse conseguenze ormonali come la riduzione dell’ormone della crescita, oppure l’aumento della glicemia perché si riduce l’insulina.
  4. Forza muscolare. Riduzione della forza muscolare, debolezza, anemia.
  5. Infezioni. Il sottopeso è associato anche ad un aumento delle infezioni a causa dell’abbassamento delle difese immunitarie.

Attenzione che non ti sto dicendo che devi ingrassare smisuratamente fino a diventare obesa, perché allora avresti altri problemi, innanzitutto quello cardio-vascolare, ma che non devi dimagrire eccessivamente.

Calcola il tuo BMI e cerca di mantenerlo nel tempo mangiando in modo sano e regolare, non dimenticando che fare esercizio fisico in giusta misura è altrettanto importante.

Queste sono le cose migliori che tu possa fare per te stessa.

Perché rinviare sempre le cose che devi fare indebolisce il tuo cervello

Indugiare, rinviare, procrastinare… quante persone conosci così?

Procrastinare, secondo la definizione del dizionario Treccani, significa differire, rinviare da un giorno a un altro, dall’oggi al domani, allo scopo di guadagnare tempo o addirittura con l’intenzione di non fare quello che si dovrebbe.

Aspettare a lungo può avere conseguenze. Pensa al cambiamento climatico. O a una malattia. Se non cerchi di scoprire subito quello hai, poi potrebbe diventare troppo tardi. Potresti sentire il dottore dirti: “Se fossi venuto prima, avremmo potuto intervenire e tentare di guarire la tua malattia. Ora è troppo tardi”.

Negli Stati Uniti, le statistiche dicono che il 20% circa della popolazione, rimanda i compiti i noiosi al giorno dopo, come se i compiti in questione avessero poi la capacità di scomparire o divenire meno noiosi (in realtà, non credi che succeda il contrario?).

Uno studio cinese dimostra che le persone con tendenza a rimandare (chiamiamoli “procrastinatori“. Dal latino cras che significa domani e pro che significa per, quindi coloro che rimandano tutto a domani) hanno certe aree del cervello iperattive, che causano un vagabondaggio mentale: quando è tempo di pagare le fatture, prendere l’appuntamento dal dentista o portare giù la spazzatura, queste aree vanno in tilt e inducono la persona a pensare a qualcosa d’altro. E, diciamolo, a cercare delle scuse su quanto sarebbe sgradevole fare quella cosa.

Inoltre, i procrastinatori hanno un’altra zona del cervello debole. Si tratta della zona che blocca le attività di dispersione e che consente, invece, di rimanere concentrati.

Le persone che lavorano anticipando gli eventi e agiscono secondo un piano o un programma in modo da non essere colti di sorpresa da un esame, o da una scadenza fiscale, hanno un’attività elevata in quest’area del cervello, in modo tale che il divagare é bloccato e rimangono concentrati.

Quando la mente si distacca dallo scopo programmato e comincia a vagare, diventa vulnerabile e soggetta alle influenze della zona del cervello che comunica quanto sia sgradevole quella cosa. Il procrastinatore è quindi bloccato dal suo cervello e cerca immediatamente qualcosa che lo faccia stare meglio. Il compito sgradevole è perciò spostato nel futuro e percepito come innocuo.

Che fare? Il cervello è un muscolo e possiamo allenarlo per sfruttare la sua plasticità.

Tu come ti consideri? Sei una di quelle persone che rimandano il pagamento delle fatture, non prendono l’appuntamento dal dentista pur avendone bisogno, non portano giù la spazzatura? Oppure sei una persona che cerca di agire in anticipo, per non farsi cogliere di sorpresa e impreparata?

Fammelo sapere!

Come mantenere le risoluzioni per l’anno nuovo

Oggi é il primo giorno dell’anno e molti di noi hanno giá stabilito degli obiettivi da raggiungere nel 2023, o stanno per farlo. Si tratta delle cosiddette risoluzioni, che sono facili da decidere ma difficili da mantenere lungo tutto il corso dell’anno.

Il nuovo anno porta con sé la voglia di cambiamento, di rinnovamento. Vorremmo passare più tempo in famiglia, fare quel viaggio che sogniamo da tanto tempo, cambiare lavoro, iscriversi in palestra, dimagrire, smettere di fumare…con l’obiettivo principale di sentirsi meglio con sé stessi e con gli altri.

Perché succede che strada facendo e man mano che passa il tempo ci dimentichiamo delle nostre risoluzioni o le abbandoniamo?

Ecco alcune domande che puoi porti.

I tuoi obiettivi sono troppo ambiziosi, vaghi o semplicemente troppi? In questo caso ti stai mettendo sotto pressione. Se hai deciso di smettere di fumare o di perdere 10 chili, devi chiederti perché fumi e perché hai sempre fame. Non sono questi dei modi per allievare le tante tensioni giornaliere?

Sei positiva/o rispetto al raggiungimento delle tue risoluzioni? Se pensi che non ce la farai mai, è sicuro che non ce la farai mai. Henry Ford diceva:

“Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione”.

La tua risoluzione è allettante? Hai deciso di dimagrire o di smettere di fumare. In sé sono degli obiettivi grandiosi. Trova un motivo per cui vuoi raggiungere questi obiettivi. Ad esempio, vuoi smettere di fumare per poter recuperare fiato più velocemente quando corri oppure vuoi dimagrire per tornare a metterti quei bellissimi pantaloni che ti piacciono tanto.

Le cattive abitudini sono difficili da perdere, soprattutto ci vuole del tempo. Come dicevo prima, se le hai prese, avrai avuto i tuoi buoni motivi (proteggerti dallo stress, per esempio). Non credere di cambiare abitudine in alcune settimane. Una volta si pensava che per cambiare un’abitudine bastassero 21 giorni. Ora, nuove ricerche neuro-scientifiche hanno stabilito che ce ne vogliono almeno 60! Quindi prenditi il tuo tempo, introduci la nuova abitudine con calma, non mettere fretta al tuo corpo, che è comodamente adagiato sulla vecchia abitudine e non ha nessuna voglia di sostituirla. Devi fargli capire, passo dopo passo, che un altro modo di funzionare è possibile anzi è persino salutare!

Inoltre, sappi che il cammino non sarà sempre lineare ma potrai incontrare degli ostacoli. Ricordati che ci saranno dei momenti più facili di altri e che perdere una battaglia non significa perdere la guerra. Anzi, accetta gli alti e i bassi: il corpo avrà modo di adattarsi lentamente.

Scegli un obiettivo che non sia un’imposizione, nel senso che deve rappresentare veramente una scelta, una cosa che vuoi fare, non che devi fare.

Controlla i tuoi pensieri, ricorda quello che diceva Henry Ford. Non concentrarti su quello che resta da fare, ma celebra quello che hai già fatto. Elenca le piccole vittorie e fatti i complimenti. Resta positiva/o!

Photo by Cristiana Branchini

Pensa alla forza che ha un seme per diventare un filo d’erba. Deve bucare la terra per vivere. Lavora lentamente sotto terra, fino a quando un giorno buca la terra e vede la luce! Per te è un po’ la stessa cosa. Lavora lentamente e un giorno vedrai il risultato, perché sei più forte di quello che credi.

E ora i quattro consigli:

  1. Programma un solo obiettivo alla volta, ma definiscilo bene, seguendo il modello SMART (specifico, misurabile, raggiungibile, rilevante e circoscritto nel tempo) che, anche se si riferisce ad un ambito aziendale, risulta ugualmente efficace.
  2. Adotta la politica dei piccoli passi dividendo il tuo obiettivo in tanti piccoli obiettivi.
  3. Celebra i successi: il primo chilo che hai perso, il primo giorno intero senza fumare. Metti dei post-it un po’ per tutta la casa con scritto quanto sei stata brava/o.
  4. Annuncia ai tuoi cari che hai questo obiettivo e chiedegli di aiutarti in questo percorso. Avere il loro sostegno ti aiuterà nel cammino verso la riuscita. Cerca dei gruppi su Facebook che hanno il tuo stesso obiettivo, partecipa a dei forum su Internet. Ricordati che non sei sola/o, ci sono altre migliaia di persone che hanno il tuo stesso obiettivo e scambiare delle idee con loro può esserti d’aiuto. Puoi creare tu stessa/o il tuo blog, che può diventare il tuo diario (ma un diario su carta va benissimo).

Non mi resta che augurarti uno splendido 2023!

Apprezzare le differenze

Questa storia racconta l’importanza dell’apprezzare le differenze per costruire l’intelligenza collettiva.

Soli si va più veloci, insieme si va più lontano – Proverbio africano

Una favola indiana racconta la scoperta di un elefante da parte di sei persone cieche.

Ognuno di loro toccando solo una parte dell’elefante lo descriveva in modo diverso a seconda di dove aveva toccato l’animale. Quindi, uno lo comparò ad un muro, un altro disse una lancia, un altro ancora un serpente, oppure un albero, un ventaglio o una corda.

Cominciarono a discutere su quello che avevano sentito toccando l’elefante. La discussione diventò molto animata perché ciascuno di loro voleva aver ragione.

Un saggio passò vicino e li sentì discutere. Quindi, si avvicinò e con un sorriso disse loro: “L’elefante ha tutti i tratti che avete descritto, perché voi avete toccato solo una parte dell’animale. E’ per questo che lo descrivete diversamente”.

Questa storia spiega bene che è molto incauto essere certi di aver ragione e che la realtà supera sempre le nostre visioni personali e il nostro contesto che é basato su un percorso unico e su delle credenze limitanti.

Le differenze quando diventano ostacoli ci tolgono l’occasione di ampliare la nostra coscienza e di arricchire l’intelligenza collettiva, dove la somma degli individui é superiore al loro risultato numerico (in altre parole 1+1 non fa 2 ma 3).

Perciò, considerare un alleato colui che la pensa diversamente piuttosto che un nemico o un rivale, non ci condurrebbe a sommare i nostri approcci diversi ma a far nascere delle soluzioni inedite, che supererebbero l’apporto individuale di ciascuno di noi.

Ancora una volta, il buon senso ci invita ad essere tolleranti piuttosto che giudicare. Perché giudicare significa separare e, come dice il proverbio africano “Soli si va più veloci, insieme si va più lontano”.

Cosa ne pensi di questa storia?

Non dire queste cose a una persona depressa

Sia che tu abbia attraversato la depressione o conosci una persona cara che ne soffre, sai bene che con questo disturbo non è facile convivere. E ciò che peggiora la situazione è spesso sentirsi incompresi dalle persone che ti stanno intorno, familiari o amici, che cercano di minimizzare l’importanza di questo disturbo. Perció, non dire queste cose a una persona depressa.

Ecco le frasi che non dovrebbero mai essere dette alle persone che soffrono di depressione:

1.”Concentrati sul miglioramento.”  Tendiamo a dimenticare che lo stato di depressione colpisce sia fisicamente che psicologicamente. Non è sufficiente alzarsi dal letto, fare una passeggiata e prendere un po’ d’aria fresca. Se così fosse, i depressi sarebbero i primi a farlo, senza il tuo consiglio, perché é molto probabile che vogliano uscire da questo stato.

2.”Starai meglio domani.”  Questa frase potrebbe peggiorare la condizione della persona depressa, perché potrebbe aspettarsi di migliorare il giorno dopo, ma non succederà. La depressione non può essere curata durante la notte.

3. “Sii felice” Per una persona depressa, essere felice è inconcepibile perché il disturbo di cui soffre altera l’immagine che ha della realtà. Parlare con un depresso della felicità non migliorerà la sua posizione, al contrario. Significherebbe parlare di cose che non sono in grado di fare e forse nemmeno di capire.

4. “È colpa tua.”  Spesso, quando ci succede qualcosa di brutto nella vita, immaginiamo di meritarcelo, di essercelo guadagnato. Anche questo tipo di discorso potrebbe nuocere alla situazione della persona in stato di depressione perché potrebbe creargli dei sensi di colpa.

5. “Non essere così negativo.”  La negatività fa parte del modo in cui i depressi vedono la vita. Quindi non ha senso dire una cosa del genere, difficilmente la capirebbero.

6.”Smettila di lamentarti, ci sono persone che hanno una vita più terribile.”  Questa é la frase che odio di più. Non ci si può paragonare agli altri, ogni persona ha la sua storia. Inoltre, questa frase non permetterebbe alla persona depressa di sentirsi meglio, anzi. Non essendo in grado di uscire dalla depressione, la persona che soffre si potrebbe sentire ancora più colpevole e infelice perché ci sono altre persone che stanno attraversando momenti terribili; quindi, banalizzando lo stato di malessere di una persona si puó peggiorarne lo stato. I depressi hanno un’autostima molto bassa e questo tipo di frase non farebbe che aumentare il loro odio verso sé stessi.

Ricorda che tutti noi potremmo trovarci in momenti difficili durante la nostra vita e bisognerebbe cercare di superare i preconcetti e i pregiudizi che abbiamo verso le persone che non stanno mentalmente bene. Anche se non si vede che una persona sta male non vuol dire che stia fingendo (per quale motivo poi una persona dovrebbe fare finta di star male?). Quindi, fai attenzione alle parole che usi.

Hai mai avuto a che fare con una persona depressa? Oppure tu stesso sei mai stato depresso?

Perché é importante leggere

Dati ISTAT riportano che nel 2017 sono il 41,0% le persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro per motivi non professionali (circa 23 milioni e mezzo di persone). Secondo gli esperti, questo numero mostra una sostanziale stabilità della lettura. Eppure, l‘indice di lettura è basso se confrontato con quello degli altri Paesi europei. Per questo ho deciso di condividere una breve storia sul perché é importante leggere.

“Ho letto moltissimi libri, ma ho dimenticato la maggior parte di essi. Ma allora qual è lo scopo della lettura?”

Fu questa la domanda che un allievo rivolse al suo Maestro.

Il Maestro in quel momento non rispose.

Dopo qualche giorno, però, mentre lui e il giovane allievo se ne stavano seduti vicino ad un fiume, egli disse di avere sete e chiese al ragazzo di prendergli dell’acqua usando un vecchio secchio tutto sporco che era lì in terra.

L’allievo trasalì, poiché sapeva che era una richiesta senza alcuna logica.

Tuttavia, non poteva contraddire il proprio Maestro e, preso il secchio, iniziò a compiere questo assurdo compito. Ogni volta che immergeva il secchio nel fiume per tirarne su dell’acqua da portare al suo Maestro, non riusciva a fare nemmeno un passo verso di lui che già nel secchio non ne rimaneva neanche una goccia.

Provò e riprovò decine di volte ma, per quanto cercasse di correre più veloce dalla riva fino al proprio Maestro, l’acqua continuava a passare in mezzo a tutti i fori del secchio e si perdeva lungo il tragitto.

Stremato, si sedette accanto al Maestro e disse:

“Non riesco a prendere l’acqua con quel secchio. Perdonatemi Maestro, è impossibile e io ho fallito nel mio compito”

“No – rispose il vecchio sorridendo – tu non hai fallito. Guarda il secchio, adesso è come nuovo. L’acqua, filtrando dai suoi buchi lo ha ripulito”

“Quando leggi dei libri – continuò il vecchio Maestro – tu sei come il secchio ed essi sono come l’acqua del fiume”

“Non importa se non riesci a trattenere nella tua memoria tutta l’acqua che essi fanno scorrere in te, poiché i libri comunque, con le loro idee, le emozioni, i sentimenti e la conoscenza, che vi troverai tra le pagine, puliranno la tua mente e il tuo spirito, e ti renderanno una persona migliore e rinnovata. Questo è lo scopo della lettura”.

Leggere é importante non solo perché ti trasforma in una persona migliore ma contribuisce anche a migliorare la qualitá della tua vita.

Il mito di Sisifo

Le storie della mitologia possono permetterci di capire concetti intellettuali universali. Il mito di Sisifo ne fa parte perché è la storia di un uomo punito dagli dei, condannato a far rotolare un’enorme roccia fino alla cima di una montagna. Tuttavia, una volta raggiunto il suo obiettivo, cade indietro e sconta la sua pena perpetuando questo ciclo dell’assurdo.

Perché Sisifo deve spingere un masso dalla base alla cima di un monte ma ogni volta che raggiunge la cima, il masso poi rotola nuovamente alla base del monte, e questo per l’eternità?

Colpevole di numerosi misfatti ma soprattutto di aver ingannato ripetutamente Zeus, Sisifo viene rinchiuso nell’Ade e condannato a un’eterna fatica: trasportare sopra una montagna un masso che inesorabilmente ricade giù appena toccata la cima. La punizione di Sisifo finirà così per diventare il simbolo di qualsiasi impresa inutile, destinata a vanificarsi non appena compiuta.

Ma l’allegoria del mito di Sisifo puó anche illustrare la condizione degli uomini accecati dalla propria testardaggine. Persuasi ad agire correttamente, a volte possono chiudersi in una spirale infinita che alla fine li condannerá.

Ciechi alle lezioni che ci vengono insegnate sull’esistenza, ci trasformiamo ad essere noi stessi un ostacolo al nostro cambiamento.

Gli errori sono spesso veicoli di opportunità. 

“Una persona che non fallisce non ha mai cercato di fare niente di nuovo”. Questa citazione é dello scienziato Albert Einstein ed esprime perfettamente la natura indispensabile di questi veicoli di cambiamento. 

Dobbiamo chiederci se non fosse opportuno apportare dei cambiamenti per far fronte alle nostre aspettative.

Quando consideriamo i nostri errori non più degli ostacoli ma delle opportunità per imparare, riuscieremo a fare un passo verso la realizzazione dei nostri sogni. La nostra esperienza con i nostri errori ci porta ad aprire gli occhi e a crescere. A volte, proprio gli errori sono ciò di cui abbiamo bisogno per renderci conto che questi stati mentali non ci si addicono più, quindi dobbiamo cambiare.

E questo è ciò che ci porta ad andare verso il nostro vero sé, ad accettare il cambiamento anziché rifiutarlo. Continuare a trincerarci in noi stessi, ad essere fedeli alle nostre emozioni, non ci permette di accedere al cammino dell’evoluzione spirituale, ma ci costringe a rimanere nello status quo perpetuando il mito di Sisifo.

Pensi di essere come Sisifo, cioé un po’ testardo?

Coltivare fiducia nella vita

A volte nella vita succede che le difficoltà iniziali possano trasformarsi in veri e propri problemi e che gli sforzi necessari per risolvere le complessità che la vita ci presenta sono veramente importanti e a volte durano anche a lungo. Per questo potremmo sentirci scoraggiati e ci verrá da dire “Basta, non ne posso più, quando finirà?”. E’ cosí che perdiamo fiducia nella vita.

Coloro che conoscono la legge universale dell’alternanza continuano, invece, a mantenere fiducia nella vita, qualsiasi cosa succeda perché sanno che tutto è cambiamento, rinnovamento e impermanenza. Hanno potuto osservare che ad un’espansione segue necessariamente una contrazione e che dopo il buio torna la luce.  Sono consapevoli che un giorno o l’altro le cose cambieranno e che la vita tornerá a farli sorridere.

Le guide che accompagnano le grandi spedizioni nel Kilimangiaro, una delle montagne più alte del mondo, utilizzano un’espressione swahili per confortare i camminatori affaticati: “Polé, polé”, che significa “piano, piano, un passo alla volta”.

Senza interpretare quello che ci accade, né proiettarci in un futuro che non conosciamo, ci resta solo la possibilità concreta di accogliere i nostri momenti di sfortuna, senza opporci ad essi, perché ogni sforzo sarebbe inutile e ci causerebbe solo una grande perdita di energia.

Perciò, vai avanti, piano, piano, un passo alla volta, e continua ad avere fiducia nella vita, perché alla fine del tunnel ritroverai la luce.

Puoi leggere altri articoli sulla fiducia qui.

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Luce – Photo by Ksenia I on Pexels.com

Il topolino in un barattolo

Questa é una breve storia di un topolino che non vuole lasciare la sua scatola.

La scatola rappresenta la tua zona di comfort. Da questa storia capirai perché dovresti provare a lasciare la tua zona di comfort.

Quando il topolino si trova in una scatola piena di riso, pensa che la vita sia divertente e piacevole perché ha abbastanza cibo.

Quindi rimarrà in questa scatola e ne godrà fino a quando il riso non sarà esaurito.

Un giorno, quando peró la scatola sarà vuota, il topolino vedrà che è stato intrappolato e non potrá piú uscire da quella scatola.

Finché hai la forza, la motivazione e la salute per farlo, puoi decidere di correre dei rischi per cercare di migliorare la tua vita.

Fallo invece di scegliere di rimanere nella tua zona di confort illusoria.

Quando decidi di fare un passo avanti e di lasciare la tua zona di confort, scoprirai una vita completamente diversa e più interessante.

Ricorda anche che Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo (Lao Tzu).