Come e perché evitare che una preoccupazione si trasformi in ossessione.

Hai pensato – e ripensato – se hai chiuso il gas uscendo di casa? Oppure non ti ricordi se hai chiuso a chiave la porta? Non ti ricordi e perciò torni indietro? Non ti preoccupare, è meno grave di quello che sembra. Soprattutto, non sei l’unica persona a cui succede. Le preoccupazioni che ti assalgono sono normali, non è un’ossessione … Per il momento.

Le preoccupazioni non si trasformano in ossessione da un giorno all’altro. All’inizio sono impercettibili, poi crescono, ma non ti sembrano così gravi; poi riconosci di avere un’ossessione e cerchi di risolverla da solo finché non inizi ad avere problemi al lavoro, in famiglia, con gli amici. Quindi, riconoscere il grado di intensità è la chiave per evitare che un pensiero si trasformi in ossessione e possa diventare dannoso per te e la tua qualità di vita.

Se riesci a capire che hai un’ossessione (o piú ossessioni) che non pone grandi problemi nella vita quotidiana, puoi cercare di risolvere questo problema con tecniche di rilassamento.

Immagina una nonna che accende una candela in Chiesa affinché suo nipote faccia bene l’esame. O le canzoni che canticchi nel tuo cervello di cui non riesci a liberartene. O le culture che pregano perché piova. Queste piccole ossessioni non danneggiano nessuno e non rappresentano un problema nella vita di tutti i giorni. Perciò, non hai bisogno di fare niente.

Tuttavia, ci sono altri tipi di pensieri che intrappolano la mente in un circuito vizioso e che catturano spesso la tua attenzione. Si chiamano DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo).

Ci sono alcuni trucchi che puoi usare per tenerli sotto controllo.

Vediamone un paio.

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Se, per esempio, ti lavi le mani troppo spesso, prova a contare effettivamente quante volte te le sei lavate. Pensa quindi all’assurdità di farlo così spesso perché lavarsi bene le mani una volta dovrebbe essere sufficiente, e farlo due volte dovrebbe darti tutte le garanzie di pulizia.

Se la tua paura è quella di infettarti sull’autobus, perché tocchi manopole, sbarre, porte, usa dei guanti ogni volta che ci vai o prendi con te un gel idroalcolico da usare appena scendi (molto utile anche per il Covid).

L’importante è riuscire a razionalizzare i tuoi pensieri ricorrenti e trovare delle soluzioni per controllare. Se proprio non ci riesci, dovresti però consultare un professionista (medico, psicologo, coach) che possa aiutarti a non trasformare le tue preoccupazioni in ossessioni.

Sappi anche che la genetica puó essere una causa della tua ossessione. Se sei molto emotivo/a e hai difficoltà a controllare i tuoi impulsi, sei in un certo senso predisposto/a. Anche l’esposizione a modelli ossessivi in ​​famiglia, che trasmettono i valori dell’ordine, delle norme, del non sbagliare, possono essere una causa. Personalità altamente esigenti, perfezioniste, rigide, eccessivamente ordinate, inflessibili e riluttanti a delegare compiti sono anch’esse più inclini a sviluppare un DOC.

I pensieri ricorrenti sono normali fino a quando non diventano delle fissazioni. Ricorda comunque che quasi tutte le cose che ti preoccupano non accadono mai. Prova a farci caso e fammi sapere.

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La trappola delle grandi aspettative

Al nostro cervello non piace l’incertezza. Siamo programmati per la sopravvivenza però non sappiamo muoverci se quello che ci circonda non è chiaro. Per ridurre la sensazione scomoda che genera la mancanza di certezza, ci creiamo delle aspettative. Tuttavia, basarci sulle nostre aspettative, non sempre ci aiuta a sentirci meglio.

Le nostre aspettative ci condizionano più di quanto immaginiamo. Influiscono sul nostro apprendimento, su come percepiamo la realtá e su come trattiamo chi ci sta vicino.

Le nostre aspettative possono diventare fonte di frustrazione. Per esempio, vuoi assolutamente vedere un film perché ne hai sentito parlare benissimo ma dopo averlo visto scopri che in realtà a te non è piaciuto tanto, quindi ti senti deluso/a. Se vai a mangiare in un ristorante stellato, poi il cibo non ti sembra tanto ben preparato, ci rimani male (e potresti aver speso una fortuna).

Si dice che le aspettative sono risentimenti anticipati, perché quando la realtà non corrisponde a quello che ci aspettavamo ci provoca frustrazione.

In marketing si definisce la soddisfazione del cliente come il risultato della percezione meno l’aspettativa. Quanto più alta è l’aspettativa, tanto più alta dovrá essere posta la barra delle esperienze o delle relazioni per poterci ritenere soddisfatti. Questo è un meccanismo inconscio. Tuttavia, ci sono alcuni modi per agire sul nostro modo di pensare, affinché giochi a nostro favore.

Vediamo quali sono e come possono esserti utili nel contesto dell’attuale pandemia.

  1. Abbi fiducia : la pandemia presto finirà, grazie all’avanzamento delle vaccinazioni. Non farti ossessionare però immaginando una data finale. Ora si parla di metà luglio, ma puoi esserne certo? Non lasciare che la tua felicità dipenda dalla fine del Covid.
  2. Sostituisci le aspettative con la gratitudine. Ringrazia che non ti sei ammalato/a, che hai una casa dove abitare, che qualcuno ti vuole bene. Guarda i piccoli dettagli della tua vita quotidiana e troverai sicuramente qualcosa per cui essere grato/a.

Vivere senza tante aspettative è più facile perché dai più valore a ciò che ti succede senza essere influenzato/a dall’idea che ti sei creato prima. Questo non significa abbandonare i tuoi sogni o desideri. Li devi tenere come un faro che ti guida nelle decisioni sul tuo futuro. Tuttavia, cerca di non far dipendere la tua felicità da fattori esterni che non puoi controllare.

Tu pensi di poter abbandonare parte delle tue aspettative?

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10 idee per passare le vacanze a casa

In questo periodo di restrizioni alla mobilità causate dalla pandemia, ci sembra così lontano il tempo in cui si poteva viaggiare liberamente.

L’anno scorso per Pasqua avevo programmato un viaggio a Berlino e non mi sarei aspettata di doverlo annullare. Anche quest’anno avrei voluto fare un viaggetto per le vacanze di Pasqua, ma il virus è ancora tra di noi e ci dicono che è meglio non muoversi.

Il Covid ha cambiato molti aspetti della nostra vita e andare in vacanza è uno di questi.

È ovvio che andare in vacanza é molto importante per la salute fisica e mentale. Dovresti pensare a prendere dei periodi di riposo anche senza poter viaggiare.

Quando si lavora aspettiamo il weekend con impazienza ma non è abbastanza lungo per poter ricaricare completamente le batterie. Per poter staccare dal lavoro abbiamo bisogno di più tempo.

Le vacanze sono un periodo di tempo del quale abbiamo bisogno, ne abbiamo bisogno come di dormire, mangiare, bere, insomma sono una necessità. Se vogliamo restare in buona salute dobbiamo prenderci delle ferie.

Aspettare che passi la pandemia per poi prendere un lungo periodo di vacanza, non è una buona idea. È meglio fare delle ferie più brevi ma più spesso.

Certo adesso non possiamo viaggiare, è fortemente sconsigliato, ma ciò non significa che un periodo di riposo a casa o vicino a casa, dipende da quello che puoi fare nel luogo dove abiti, ci possa fare bene. Le ferie ci consentono di recuperare e al rientro spesso ci sentiamo meglio, pieni di energia e persino più creativi.

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Non importa dove vai in vacanza. La cosa principale è che tu ti possa riposare e mettere da parte le preoccupazioni quotidiane. Scegli cosa fare, con chi e quando farlo. Non a tutti piace viaggiare. Ad alcuni piace avere il tempo per leggere di più, fare più attività fisica, passare del tempo all’aperto. Ad altri piace fare delle piccole escursioni, senza allontanarsi troppo da casa. Ad altri ancora, invece, piace fare viaggi lungi, mentre ci sono persone a cui piacciono solo viaggi brevi.

Con la crisi sanitaria, molti di noi hanno dovuto passare le vacanze a casa. Ci sono alcuni aspetti positivi: meno inquinamento ambientale, sicuramente hai speso meno soldi e ti sei risparmiato lo stress del viaggio.

Tuttavia, ci sono persone alle quali non piace stare a casa. Non sanno cosa fare, si annoiano, non hanno voglia di riordinare casa (ma per questo si potrebbe chiamare un’agenzia di pulizie), i tuoi figli (se ne hai) fanno confusione, insomma devi pensare a tante cose, come se stessi lavorando. Oppure semplicemente hanno voglia di cambiare aria e conoscere posti nuovi, o ritornare in posti che hanno amato.

Se, però, sei obbligato a restare a casa a causa delle restrizioni di viaggio, prendi dei giorni di ferie e cerca di approfittare comunque del tempo libero, perché così facendo starai meglio. E pensa che, prima o poi, questa pandemia finirà.

Se ti trovi nelle condizioni di dover restare a casa, prova a seguire questi consigli:

  1. Non leggere le email professionali;
  2. Riduci al minimo i compiti casalinghi;
  3. Stabilisci delle regole e dei tempi per stare al computer o alla televisione (sia per te che i tuoi figli, se ne hai);
  4. Cerca dei posti nuovi da scoprire nelle vicinanze della tua abitazione;
  5. Passa del tempo in mezzo alla natura perché la natura è fonte di energia;
  6. Fai una lista di quello che faresti in vacanza normalmente, eliminando le cose che non puoi fare a causa delle regole anti-Covid. Ad esempio, in Belgio, dove abito, puoi andare in bicicletta ma non al ristorante;
  7. Organizza con amici una maratona di film e discuti con loro per scoprire quelli che sono piaciuti di più;
  8. La stessa cosa la puoi fare con un libro: tu e i tuoi amici scegliete un libro da leggere poi vi ritrovate (on-line se non é possibile diversamente) per commentarlo;
  9. Perché non iscriverti a un corso on-line per imparare qualcosa di nuovo? Ci sono tante possibilità anche gratuite!
  10. Concediti dei piccoli vizi: compra della cioccolata (tra un po’ é Pasqua, quale momento migliore?), una buona bottiglia di vino, oppure fatti consegnare un pasto di tre portate.

Tu che tipo di vacanziere sei? Preferisci viaggiare lontano o restare vicino?

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Come progredire verso il tuo obiettivo

Verso la fine del XIX secolo, un gruppo di economisti dell’Università di Losanna in Svizzera studiano le diseguaglianze sociali in Europa. Analizzando i dati fiscali di diversi paesi europei scoprono che in ciascun paese circa il 20% della popolazione possiede l’80% della ricchezza.

Questa scoperta fu un vero trampolino di lancio per la carriera di un’economista, Vilfredo Pareto, che ha dato il nome a un principio, il principio di Pareto appunto, conosciuta anche come la legge dell’20-80.

Alcuni esempi dell’applicazione di questa legge:

  • per ottimizzare la produzione alcune industrie in Giappone si focalizzano sul 20% delle cause che generano l’80% dei problemi di produzione;
  • i servizi clientela della maggior parte delle imprese si concentrano sul 20% dei clienti che generano l’80% del fatturato;
  • i professionisti delle finanze sono d’accordo nel dire che il 20% dei loro investimenti rappresentano l’80% dei guadagni.

Cosa ci fa capire questa legge? Il messaggio della legge di Pareto è che ci si deve concentrare sul 20% delle cose che ci porta all’80% dei risultati.

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In pratica, ci si deve concentrare sulle azioni ad alto valore aggiunto perché sono quelle che ci fanno avanzare.

Questa legge è molto importante perché ha a che fare con una risorsa preziosa: il tempo.

Per evitare di bloccarci su un obiettivo e piano piano perderlo di vista, sarebbe veramente importante utilizzare questa prospettiva (20-80).

Ma come fare ad individuare quali sono le cose essenziali al nostro obiettivo? E come scegliere le azioni a forte valore aggiunto?

Cerca di rispondere a queste due domande per ciascuna azione che hai previsto ma che esiti a realizzare:

  1. questa azione è vitale per farmi avanzare verso il mio obiettivo?
  2. sono l’unico/a a poter fare questa azione?

La prima domanda ti permette di separare le azioni essenziali da quelle che possono aspettare.

La seconda ti permette di individuare quali sono le azioni che altri possono fare al tuo posto e che, quindi, puoi delegare.

Una volta fatto questo, avrai scoperto il 20% delle azioni che devi portare avanti per raggiungere il tuo obiettivo.

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Ora potresti fare una stima del tempo necessario per ciascuna azione ma non è il metodo migliore, perché finiresti per metterlo nella tua “to-do-list” e potresti continuare a spostare l’ordine di priorità. Quindi, alla fine avresti perso del tempo.

 Ancora una volta devi farti delle domande:

  1. Quali problemi ti impediscono di raggiungere davvero con i tuoi obiettivi?
  2. Cosa devi fare per risolvere questi problemi?
  3. Quali sono gli elementi che ti permettono di capire se i problemi sono stati risolti?

Sarai sorpreso/a di vedere come funzionano bene queste domande. Vedrai che presto diventeranno un’abitudine, te le porrai tutte le volte che ti senti bloccato/a con qualcosa, perché la regola del 20-80 ti permette di concentrarti sulle azioni che hanno un impatto visibile e diretto.

Pensi che la legge di Pareto sia utile per raggiungere i tuoi obiettivi?

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Come superare le difficoltá con il ganbatte

I giapponesi hanno una capacità incredibile di recuperare di fronte alle catastrofi di qualsiasi tipo. Dopo la II guerra mondiale, che lasciò il paese in rovina, in appena trent’anni il Giappone si trasformò nella seconda economia del mondo, diventando leader nel settore dell’elettronica negli anni ottanta e novanta. Come si realizzó il miracolo economico giapponese? La risposta ha a che fare con una espressione che dovremmo usare anche noi: “ganbatte” che significa “sforzati al massimo”.

Qui risiede una delle differenze tra la fragilitá della cultura occidentale e la resilienza della cultura nipponica: il modo in cui affronta una crisi.

In Italia, quando devi affrontare un esame, ti dicono “in bocca al lupo”, come se dipendesse dal povero lupo la riuscita del tuo esame. Praticamente, collochi fuori da te la possibilità di riuscita del tuo esame.

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In Giappone, invece, si dice “Ganbatte kudasai”, che è il migliore modo di dire all’altro di fare del suo meglio. In questo caso non c’è un fattore esterno da cui dipende l’esito del tuo esame. Secondo i giapponesi, se ti sforzi al massimo, otterrai un risultato, che, anche se non il migliore in assoluto, sarà il migliore per te, perché rappresenta il tuo sforzo massimo.

Un altro modo di dire giapponese, molto utile a noi tutti, è: “se vuoi scaldare una roccia, siediti sopra cento anni”, che significa che per superare grandi difficoltà bisogna avere pazienza. Tuttavia, questo non vuol dire sedersi ed aspettare che le circostanze cambino, significa invece lavorare per creare nuove situazioni.

Il “ganbatte” é presente nelle attività individuali e collettive dei giapponesi e puó essere collegato all’Ikigai, che é una forma di adattamento all’ambiente circostante.

Nel 1995, quando ci fu il disastroso terremoto che causó degli enormi danni a Kobe, lo slogan che circolava in Giappone fu: Ganbaro Kobe. Il significato del messaggio era: forza e coraggio da parte di tutti, uniti e facendo del nostro meglio usciremo da questa situazione.

Successivamente, nel 2011, in occasione di un altro grande terremoto che provocò la catastrofe nucleare a Fukushima, lo slogan che incoraggiava tutti i giapponesi era: Ganbaru Nippon! Con questo si incitava il popolo giapponese a unirsi nello sforzo collettivo per aiutare tutti coloro coinvolti nella catastrofe. Era necessario uno sforzo collettivo e questo spirito si manifestò in maniera eroica quando dei lavoratori in pensione della centrale nucleare si offrirono come volontari per controllarla. Le ragioni presentate da questi pensionati furono che era meglio che le radiazioni colpissero delle persone che avevano già vissuto una buona parte della loro vita, piuttosto che delle persone giovani con un futuro davanti.

Una bella lezione per tutti noi in questi tempi difficili. Potremmo emulare lo spirito giapponese seguendo questi quattro suggerimenti pratici.

  1. Fare e non lamentarsi. Non lamentarti stando con le braccia incrociate: fai qualcosa. Valorizza le tue azioni, anche se ti sembrano di poca importanza, in realtà tutto quello che fai è importante. Come dice la filosofia Kaizen, un progresso modesto ma continuo, si conclude in una grande trasformazione.
  2. Sperare invece di disperare. Un’attitudine di speranza focalizzata nel giorno dopo giorno anziché nel “quando finirà questo”, aiuta a mantenere alto il morale.
  3. Non sprecare energia. Non avventurarti in discussioni senza fine, che ti non portano da nessuna parte. E’ necessario conservare tutte le tue forze (mentali e fisiche) per continuare ad andare avanti. Ricorda che per ogni minuto di discussione ad alto coinvolgimento emotivo, ti occorre un’ora per recuperare l’energia persa.
  4. Cercare la compagnia di persone entusiaste. Di solito si è amici per affinità. Questo non esclude, però, che possiamo circondarci di persone con spirito di ganbatte, che si sforzano di migliorare anziché di vedere sempre solo il lato negativo.

Pensi che il ganbatte possa aiutarti a superare le difficoltá?

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Come cambiare i pensieri negativi: il panorama del pensiero

Gli esseri umani hanno una tendenza naturale a gravitare verso il pensiero negativo.

Potremmo presumere che la tendenza sia presente perché ha dato ai nostri antenati un piccolo vantaggio di sopravvivenza.

Gli ottimisti spensierati sono stati mangiati dalle belve.

I pessimisti che pensavano al peggio sono stati mangiati meno spesso.

Sebbene possa esserci un vantaggio evolutivo nell’essere pessimisti, vivere la tua vita popolata da pensieri cupi non è divertente.

La verità è che oggi viviamo in un ambiente molto più sicuro rispetto a centinaia di migliaia di anni fa.

È molto raro che le persone soccombano a tigri o altri animali feroci.

Tuttavia, viviamo in un costante stato di allerta e paura innescato solo in parte dalla natura ma esacerbato dalle notizie e dai social media.

Allora come possiamo cambiare i pensieri negativi?

Ricorrere a droghe, alcol, o diventare dipendenti dai social media non sono soluzioni.

Vediamo questo metodo proposto da Miguel Hernandez.

Potresti pensare a questo metodo come a un esperimento mentale, un nuovo modello mentale per affrontare il pensiero negativo.

Miguel lo chiama il paesaggio del pensiero.

Attenzione: se hai problemi a usare la tua immaginazione o soffri di afantasia, non sarà facile implementare questo approccio.

Il concetto è abbastanza semplice da capire ma più difficile da padroneggiare.

Funziona così:

A: Tutti i giorni i abbiamo tanti tipi di pensieri (negativi, positivi, neutri).

B: In un dato istante, possiamo pensare solo a una cosa.

C: Possiamo scegliere cosa pensare in quell’istante (focus).

D: Pertanto, possiamo scegliere di sostituire qualsiasi pensiero di quel momento con qualsiasi altro pensiero disponibile.

Elaboriamo un po’ ogni punto.

A: Su questo dovremmo essere tutti d’accordo. Il numero di pensieri che un essere umano può avere è compreso tra zero e molti. Molti potrebbero essere migliaia o milioni, tantissimi.

Se hai un cervello funzionante, dovresti sempre avere molti pensieri.

B: Questo potrebbe essere discutibile. Tuttavia, possiamo tranquillamente presumere che ci si possa concentrare solo su un pensiero alla volta. Non è possibile pensare a due cose contemporaneamente. Ad esempio, non puoi pensare simultaneamente al blu o al nero.

C: Questo potrebbe essere ancora di più discutibile, ma se ti dico di pensare a un elefante bianco, di solito penserai a un elefante bianco, non a un ornitorinco viola. Quindi sei stato in grado di cambiare il tuo pensiero deliberatamente.

D: Se le tre affermazioni precedenti sono vere, allora deve essere vero che possiamo controllare ciò che pensiamo in un dato momento.

E se D è vero, allora è una buona notizia per tutti noi!

Ciò significa che pensare in modo negativo è, nella maggior parte dei casi, una scelta.

Quindi, se ti ritrovi bloccato su pensieri negativi, ora sai che è perché hai scelto di farlo.

Bene, e quindi?

Quindi puoi scartare il pensiero negativo, fare un passo indietro e guardare quali altri pensieri sono disponibili nella tua mente.

L’obiettivo di fare questo passo indietro è acquisire una nuova prospettiva per vedere quali altri pensieri potresti scegliere.

In A, abbiamo stabilito che potrebbero esserci molti altri pensieri disponibili. Questa gamma di pensieri è ciò Miguel chiama il paesaggio del pensiero.

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Come in un paesaggio reale, potrai vedere valli e colline.

Cosa vedi? Ora è il momento di scegliere.

Vediamo un esempio concreto.

Sto pensando di non essere abbastanza bravo, abbastanza intelligente, che la gente fa schifo, che la pandemia fa schifo, che i politici fanno schifo, ecc.

Mi sento una merda. Non è divertente. Poi mi rendo conto che posso scegliere cosa pensare.

Faccio un passo indietro e guardo quali altri pensieri sono attualmente disponibili nel mio panorama di pensiero.

All’inizio è difficile vedere oltre pochi metri perché i pensieri negativi sono prevalenti e offuscano la vista.

Cerco allora di salire un po’ più in alto e di guardare oltre questa nebbia scura di pensieri negativi. So che ci sono altri pensieri nell’oscura valle dei pensieri di merda.

Ecco qua … vedo un po’di luce.

A circa 2 km di distanza, vedo un paio di verdi colline che fanno capolino tra le nuvole.

Guardo più da vicino.

Vedo la mia famiglia. Mi amano. Sono felice di sapere che sono vivi e che mi amano.

Vedo del cibo. Vedo che ho cibo in abbondanza e potrei permettermene anche di più se ne avessi bisogno.

Questo mi rende felice.

Un’altra collina. Wow! Sto bene, godo di buona salute. Quanto sono fortunato! Posso ancora camminare, fare sport, ballare, usare il mio corpo. Le mie mani lavorano … posso costruire cose!

Un’altra collina più lontana.

Vedo persone bisognose. Persone che potrei aiutare. Mi rende felice poter aiutare altre persone. È importante.

Questo esercizio ha richiesto solo un paio di minuti e la mia prospettiva è completamente cambiata.

Provo gratitudine. Mi sento vivo. Mi sento felice.

Il mio panorama di pensieri è pieno di pensieri meravigliosi tra cui scegliere.

Non voglio discriminare i pensieri negativi. Semplicemente non voglio che dettino come mi sento il 90% delle volte.

Non so tu, ma non ricordo un solo giorno della mia vita in cui non ho avuto un momento in cui la mia mente non fosse imprigionata dal pensiero negativo.

Il pensiero negativo è inevitabile. È lì per la nostra sopravvivenza. Dobbiamo solo imparare a tenerlo a bada.

Il panorama del pensiero ti offrirà sempre molti pensieri alternativi, altrettanto validi o anche più validi dei pensieri negativi che hai in quel momento nella tua mente.

Dai ai tuoi pensieri positivi una possibilità di vivere.

Meritano anche loro un po’ di attenzione.

Peace. Love. Happy-Cookies.

Miguel @ Grumo.com

Traduzione e editing a cura di Cristiana Branchini

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Come condurre la vita che desideri

Albert Ellis (1913-2007), psicologo americano, ha sviluppato un suo proprio metodo: la Rational Emotive Therapy (RET), ovvero la terapia emotivo-razionale. Il principio base di questa terapia trova il suo fondamento nel concetto espresso da EpittetoGli uomini non sono disturbati dalle cose, ma dalle opinioni che essi prendono di loro“. Secondo Ellis, trovando e modificando le nostre credenze irrazionali, che sono fonte di sofferenza, possiamo liberarci dalle nostre catene interne e condurre finalmente la vita che vogliamo.

Ecco 5 consigli che potrai usare a seconda dell’ambito che ritieni più “urgente” (coppia, lavoro, famiglia, ecc.) nel quale le credenze tossiche sono attive e, perciò, richiedono di essere neutralizzate.

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  1. Abbandona l’uso del verbo dovere. Ellis chiama questa credenza i “must”. I “must” possono generare dei disturbi emotivi, che ti impediscono di connetterti ai tuoi bisogni e ai tuoi desideri più profondi e più veri. Inoltre, ti impediscono anche di trovare le risorse necessarie per superare una prova o un momento difficile. Esempi di alcuni pensieri frutto di questa credenza sono: “Devo fare tutto bene altrimenti gli altri non mi apprezzano (ovvero, se non piaccio agli altri, sono una nullità)”; “Gli altri devono fare esattamente come voglio io”. “Le circostanze devono permettermi di ottenere quello che voglio e come lo voglio”. Tutte le volte che ti senti intrappolato/a in una situazione, i “must” sono all’opera. Individuarli permette di indebolire la loro carica negativa e piano piano riuscirai ad abbandonarli.
  2. Scegli bene le tue parole (ricorda che le parole sono mattoni che costruiscono muri anche dentro di te). Le parole che utilizziamo non solo rivelano la nostra maniera di pensare ma orientano anche i nostri comportamenti. Come interpreti quello che ti accade e come ti proietti in un evento che deve ancora accadere, influisce sul tuo stato emotivo. Questo genera a sua volta emozioni che rafforzano le tue credenze. Piuttosto che ripetere in continuazione che non hai fortuna, che non vali niente, che non sarai mai all’altezza, è meglio dire che hai fatto del tuo meglio, che forse non sei stato attento/a o che non eri a conoscenza di quella cosa o fatto, ma che farai di tutto per recuperare o superare l’ostacolo. Non si tratta di utilizzare la bacchetta magica, ma di scommettere su ciò che ti aiuta ad andare avanti anziché seguire le tue credenze negative e, come tali, inutili.
  3. Osa pensare a te. Non si tratta di pensare solo a te o di pensare a te contrapposto agli altri. I giudizi, il conformismo e le proiezioni degli altri (genitori, famiglia, amici, società) ti allontanano da quello che ti fa stare bene. Ellis credeva nella potenza della determinazione, anche conoscendo il peso dell’inconscio e della storia personale. Invitava i suoi pazienti ad identificare le aree della vita che li facevano stare bene e voleva che li mettessero al centro della loro vita. Tutti noi vogliamo essere accettati, riconosciuti per il nostro valore, ma a volte è necessario mettere in secondo piano questi desideri di gratificazione. Devi mettere, invece, in primo piano quello che ha più senso per te, quello che senti essere la condizione per una vita felice secondo i tuoi criteri di felicità.
  4. Smetti di rimproverarti. Ti stai rovinando la vita a forza di dirti “avrei dovuto” o “avrei potuto”? Stai girando in torno come un criceto sulla sua ruota? I rimproveri verso te stesso/a rappresentano delle vere e proprie autoflagellazioni sterili e negative. Se hai fatto un errore, anche grave, fai passare il senso di colpa poi valuta queste due opzioni, razionali e produttive: scusati e ripara il “danno”. Scusandoti affronti la realtà e ti assumi le tue responsabilità. Riparare ti consente, invece, di rimetterti in posizione d’azione e ti fa riguadagnare autostima. Smettere di auto-rimproverarsi ti aiuta anche a riprendere in mano le redini della tua vita e di andare avanti. Se hai fatto un errore e tu stesso/a ne sei la vittima, è altrettanto importante imparare a perdonarsi e imparare la lezione per la prossima volta.
  5. Ridi più spesso. Ridere ti permette di prendere distanza, di sdrammatizzare, di tenere duro e di creare intorno a te un ambiente favorevole allo scambio e alla condivisione. Individua il lato folle delle situazioni (c’è sempre), ascolta gli umoristi, guarda le commedie. Ridere è contagioso, lo sai. Appena vedi che stai facendo il/la saccente, che vuoi dare delle lezioni, che stai diventando pignolo/a o che ti stai lamentando, fermati! Ricordati che questi comportamenti non attirano simpatia e che provocano più di altri gli effetti tossici dello stress. Questi comportamenti, infine, potrebbero farti diventare vittima di perfezionismo che, a sua volta, potrebbe rovinare la tua vita e, a volte, anche quella degli altri.

Pensi che adottando uno di questi consigli riusciresti a condurre la vita che desideri?

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Perché l’azione senza intenzione é inutile?

L’intenzione é un’energia potente che permette di soddisfare un bisogno, sia esso materiale, relazionale, affettivo o spirituale.

E’ un fonte di energia positiva che ti permette di creare o realizzare un sogno.

Molte persone pensano che solamente agendo si riesca a raggiungere il proprio obiettivo o si possa ottenere quello che si desidera.

Tuttavia l’intenzione é piú potente dell’azione perché attinge la sua forza dall’energia dell’universo che sostiene l’azione, la guida per evitare che ci si perda o ci si esaurisca. Se la tua energia é negativa, non ti sentirai soddisfatto e avrai l’impressione di nuotare controcorrente.

L’azione senza intenzione non ti porterá mai a destinazione.

Datti il permesso di pensare e sognare in grande anche se ti sembra impossibile! Autorizzati a sollecitare questa pura coscienza che ti lega a questo “Io” universale, dove tutto non solo é possibile, ma esiste giá e ha bisogno della tua intenzione perché accada.

Utilizzando positivamente il potere dell’intenzione, sarai guidato verso il meglio. Se alcune carte vengono distribuite per caso, tramite l’osservazione riuscirai a cogliere l’occasione piú propizia che si presenta. Cerca di adattarti alle situazioni impreviste per trasformarle in occasioni, perché non é tanto quello che ti succede che importa, ma é importante come reagisci a quello che ti accade.

La fortuna si puó provocare (certo non quella legata al gioco d’azzardo o alla lotteria) e a volte bisogna essere audaci e reattivi per cogliere la volo l’occasione che ti si presenta.

Conosci la storia dei due topolini che cadono in un secchio pieno di latte? Uno di loro grida “aiuto”, non nuota e annega. L’altro nuota per stare a galla cosí velocemente che trasforma il latte in burro e riesce ad uscire dal secchio!

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Come fare per creare piú fortuna?

Ecco quattro spunti di riflessione per cercare di avere piú fortuna:

  1. Adotta uno spirito, delle attitudini e dei comportamenti positivi.
  2. Sogna in grande anche se ti sembra impossibile, aprendo le porte alle occasioni.
  3. Smetti di dire “Si ma…” e sostituiscilo con “E se…”.
  4. Trova un jingle della fortuna, un’aria che ti piaccia e che funzioni come un campanello per collegarti regolarmente sulla buona lunghezza d’onda. Anche un mantra o un’affermazione positiva vanno bene.

E lascia che le cose accadano!

Ti senti pronto/a per creare la tua intenzione?

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Come e perché la sincronicitá é magica

Perdi il treno e sulla banchina incontri l’amore della tua vita. Ti arrivano dei soldi proprio nel momento in cui ne avevi bisogno. E’ questa la magia delle sincronicità. Sono delle coincidenze felici che ti lasciano a volte senza parole e ti fanno intravedere un nuovo cammino.

Che cos’è la sincronicità

Il principio della sincronicità è stato messo in evidenza da Carl Gustav Jung e sviluppato da Wolfgang Pauli, uno dei padri fondatori della meccanica quantistica, premio Nobel della fisica nel 1945.

Si tratta della comparsa simultanea di due eventi indipendenti, che non sono in rapporto causa effetto, ma sono legati da un significato.

Leggi questa storia raccontata da Jung per capire di cosa si tratta.

Una giovane donna di buona educazione e classe sociale entrò nell’ufficio di Jung. Jung vide che il cambiamento psicologico per la donna sarebbe stato difficile a meno che lui non fosse stato in grado di ammorbidire il suo guscio razionalista con un po’ più di umanitá. Jung aveva bisogno della magia della coincidenza e cercava di trovarla attorno a sé. Così osservó con attenzione la giovane donna, sperando che qualcosa d’inaspettato e irrazionale venisse fuori.

Mentre lei descriveva uno scarabeo dorato – un costoso pezzo di gioielleria – che aveva sognato la notte prima, Jung sentì picchiettare sulla finestra. Quando guardò vide un luccichio verde-oro. Jung aprì la finestra e prese lo scarabeo che volteggiava nell’aria. Il coleottero, molto simile a quello d’oro, era proprio quello di cui aveva bisogno, oppure ciò di cui lei aveva bisogno.

«Ecco il tuo scarabeo», disse alla donna, mentre le porgeva il legame tra i suoi sogni e il mondo reale. Questo provocò uno choc nella donna che le sbloccò la mente e la aiutò moltissimo nella sua terapia.

Un evento sincronico va oltre la semplice coincidenza perché la presa di coscienza ha un potere trasformatore, che segna un prima e un dopo nella storia personale.

Per poter notare le sincronicità dobbiamo sviluppare attenzione e spirito d’osservazione.

Se cominciassi a notare con curiosità quello che ti accade durante la giornata, la tua quotidianità diventerebbe uno spazio gioioso di possibilità e di opportunità.

Nascosti o evidenti, questi messaggi effimeri sono così preziosi che meritano tutta la nostra attenzione. Vedrai che allora, più noti queste coincidenze significative, piú queste si moltiplicano e ti aiuteranno ad uscire dalla tua routine per farti dirigere verso qualcosa di nuovo. Cambiando prospettiva, riuscirai anche a far muovere la realtà oggettiva.

Prova a fare uno di questi giochi e vedere che sensazioni ti lasciano.

Il gioco del libro. Scrivi una domanda, poi apri un libro a caso e fermati su una pagina a caso. Lascia scorrere le tue dita ad occhi chiusi sulla pagina e quando ti fermi apri gli occhi per scoprire il testo che hai scelto casualmente. Quali sono le tue sensazioni e i primi pensieri? Scrivili e cerca i collegamenti con la tua domanda.

Anche il gioco del marciapiede può farti arrivare un messaggio inaspettato mettendoti in contatto con un simbolo o una situazione. Cammina con i sensi in massima allerta e nota tutti i dettagli. Per esempio, cogli alcuni elementi di una conversazione fra due persone che incroci, leggi una pubblicità, guarda un graffito oppure un giornale lasciato su una panchina. Sono segnali che possono aiutarti a trovare la risposta a una tua domanda.

Anche i lapsus o le disgrafie possono essere un indizio da esplorare. Per esempio, spesso mi capita di scrivere massaggio al posto di messaggio. Credo di avere bisogno di farmi fare un massaggio…

Questi suggerimenti arrivano per farti aprire le porte e non per chiuderle. Ti offrono la possibilità di vivere con entusiasmo e divertimento delle esperienze ricche di senso e di abbandonare i piani stabiliti da un ego che ti costringerebbe a seguirli.

In questo modo hai la possibilità di connetterti all’inconscio collettivo perché aderisci a delle credenze positive e non bloccanti. Più fai attenzione a queste sincronicità, più i tuoi circuiti neurologici ed emotivi sono stimolati positivamente e questo crea dei nuovi schemi comportamentali, installa delle abitudini benefiche che ti mettono in collegamento con la coscienza dell’universo.

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Il tempo della sincronicità

Come le radici greche di questa parola lo mostrano, le sincronicità fanno riferimento al tempo (syn riunione e chronos tempo). Gli antichi greci le concepivano secondo tre modalità distinte: il chronos, che corrisponde allo scorrimento lineare; l’aion, ovvero i cicli senza fine; il kairos, cioè il momento giusto per agire.

Nella mitologia greca esiste il dio alato Kairos. Quando Kairos ti passa vicino hai tre possibilità:

  1. non lo vedi;
  2. lo vedi ma non fai niente;
  3. nel momento in cui passa gli tendi la mano per cogliere l’opportunità offerta.

 In pratica, le sincronicità ti stanno dicendo: cogli l’attimo.

Tu cosa fai quando Kairos ti passa vicino?

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Come e perché reinventarsi: scoprilo adesso seguendo questi 6 passi

Hai mai voluto reinventare la tua vita? Hai provato diverse volte ma non ci sei riuscito/a? Reinventarsi professionalmente o personalmente puó essere una sfida e una grande avventura, ma se segui questi 6 passi puoi riuscirci.

Il primo passo: trovare o risvegliare una passione.

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Concludere una fase e cominciarne un’altra non é semplice. Reiventarsi necessita una profonditá maggiore di un semplice cambiamento. Possono prodursi delle conseguenze che hanno un impatto su aspetti vitali della quotidianitá e c’é bisogno di molto coraggio e grande determinazione.

La fase pandemica ha costretto a guardarci dentro ed é possibile che molti di noi si stiano confrontando con la necessitá di reinventarsi. Ci saranno alcuni che si sentono come svuotati e hanno bisogno di fare qualcosa per riempire gli spazi lasciati vuoti, altri che si sono visti costretti a reinventarsi per la perdita di familiari o di amici, altri ancora per difficoltá nel lavoro.

Per un motivo o un altro, sono momenti in cui é necessario fermarsi per riflettere e prendere decisioni. Vediamo come affrontare questa situazione.

Reinventarsi in modo soddisfacente presuppone confrontarsi con una delle emozioni piú scomode che esistano: la paura. Siamo obbligati ad abbandonare la nostra zona di confort e fare un salto nel buio. Il miglior antidoto contro la paura é la passione. E’ il primo fattore di successo in una fase di “reinvenzione”. Trovare la propria passione, o risvegliarla, é possibile solo se sei onesto con te stesso. Bisogna farsi delle domande come:

  1. chi sono davvero;
  2. cosa voglio fare;
  3. quale tra le mie passioni puó aiutarmi in questo momento.

Una riflessione onesta e il ritrovamento di vecchi sogni sono gli ingredienti fondamentali per neutralizzare la paura e non temere il futuro.

Il secondo fattore che ci aiuterá consiste nel non giudicare l’incertezza come pericolo ma come opportunitá. Si tratta di abbandonare la nostalgia e aprirsi all’esperienza del “nuovo” per concentarsi su quello che uno vuole e non su quello che uno teme.

Per ottenere ció bisogna essere disposti ad imparare con umiltá. Se pensiamo di sapere giá tutto, é difficile poter ricominciare in un qualsiasi ambito della nostra vita in maniera soddisfacente. Il successo di coloro che hanno successo é solo la punta dell’iceberg , dietro ci sono ore e ore di formazione e di errori che si vedono appena.

Guardare in faccia il futuro e l’incertezza richiede anche una grande dose di creativitá e di immaginazione. Quando ci si reinventa, é importante tenere una bussola per mappare il percorso che si sta facendo. Il futuro non é scritto da nessuna parte, spetta a noi crearlo e per farlo occorre la nostra immaginazione e un duro lavoro.

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Reinventarsi significa conoscersi sotto un’altra prospettiva e lasciarsi sorprendere dalle opportunitá che all’improvviso cominciano a presentarsi. Se vogliamo che il nostro nuovo io abbia successo, dobbiamo esporci e farci conoscere. Per questo, é indispensabile rafforzare la nostra rete di contatti e fare networking.

L’ultimo ingrediente per il successo di questo processo é avere fiducia in sé stessi, perché siamo capaci di fare cose che non ci immaginiamo nemmeno. Dobbiamo peró imparare ad usare le risorse di cui disponiamo e trovarne altre disponibili intorno a noi.

Ricapitolando, ecco i sei ingredienti per reinventarsi con successo:

  1. trovare / risvegliare la passione per neutralizzare la paura;
  2. trasformare le difficoltá in opportunitá;
  3. imparare, imparare, imparare;
  4. usare grande creativitá e immaginazione;
  5. esporsi e farsi conoscere;
  6. avere fiducia in sé stessi.

E tu, sei pronto/a a reinventarti adesso?

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