Perché il perfezionismo non fa bene alla salute

Il perfezionismo estremo è uno stile di vita compulsivo che ha un alto costo personale e può portare ad ansia o depressione. A volte nasconde una bassa autostima. Il perfezionismo non fa bene alla salute.

Essere perfetti significa non avere imperfezioni, difetti o debolezze, e potrebbe sembrare un vantaggio. Se pensiamo al lavoro, per esempio, si potrebbe dire che il perfezionismo porti piú facilmente al successo, grazie al voler raggiungere standard elevati di prestazione, attenzione ai dettagli, e dedizione .

Attenzione peró perché questo è un mito. Il perfezionismo non fa bene alla salute, perché essere perfezionisti non significa necessariamente fare bene le cose.

Il perfezionismo colpisce persone di ogni età e stile di vita, e, in particolare, è in aumento tra gli studenti. Uno studio che ha riguardato 41.641 università britanniche, canadesi e americane svolto tra il 1989 e il 2016, ha mostrato un aumento della percentuale di giovani che sentono di dover raggiungere la perfezione per raggiungere i loro obiettivi accademici e professionali.

Il perfezionismo estremo è un modo compulsivo di volere che le cose e il modo in cui le facciamo siano perfette ed esatte. Puntare alla perfezione può avere un alto costo personale, comporta molteplici effetti negativi, come disordini alimentari, ansia o depressione. Soprattutto tra i giovani, il legame tra perfezionismo e rischio di suicidio è un dato allarmante.

Secondo lo studio, un numero crescente di persone sta sperimentando quello che i ricercatori definiscono “perfezionismo multidimensionale”, che include il perfezionismo rivolto a se stessi, quello rivolto verso gli altri e quello socialmente prescritto.

Mentre il perfezionismo auto-orientato si concentra su standard personali estremi, il perfezionismo orientato all’altro implica esigere che gli altri rispettino aspettative eccessivamente elevate e irrealistiche, e che si sottopongano a nostre valutazioni rigorose e critiche.

Infine, il perfezionismo socialmente prescritto implica la percezione che altre persone, e anche la società in generale, stiano imponendo alte aspettative riguardo alle nostre prestazioni.

Ogni forma di perfezionismo ha una carica negativa, particolarmente intensa per chi soffre del perfezionismo socialmente prescritto.

Quando la persona che ambisce alla perfezione fallisce, soprattutto in presenza di altri, prova un senso profondo di colpa e di vergogna per ciò che percepisce come un fallimento.

Come cambiare questa ambizione al perfezionismo?

Ci sentiamo in colpa quando falliamo, quindi è importante imparare che fallire è accettabile. Perció:

  • Concediti il ​​permesso di stabilre aspettative più realistiche e flessibili.
  • Mantieni una prospettiva personale e concentrati su ciò che ti appassiona.
  • Se pensi, o se ti viene detto che la tua situazione é critica, non esitare a cercare un aiuto professionale.

Cerca di riconoscere che dal fallimento puoi imparare e andare avanti perché ricorda che la lampadina fu inventata dopo 2000 tentativi!

Pensi di essere perfezionista? In quale tipo di perfezionismo ti riconosci?

old incandescent electric lamps on wooden table
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Ancora un altro Natale difficile

Ancora un altro Natale difficile. Il nostro nemico Covid é ancora presente e non sappiamo quando se ne andrá. Sembra una storia senza fine. Per questo ho scelto di pubblicare il testo della canzone degli Articolo 31, che é divertente e puó aiutare a diffondere un po’ di buon umore.

E’ Natale (ma io non ci sto dentro)

Caro Babbo Natale
Non ci sentiamo da parecchio
Comunque è lo stesso
Adesso prestami orecchio

Ho una richiesta e se ti resta tempo senti
Anche perché mi devi ancora un Big Jim e una pianola
Bontempi, non ho risentimenti
Ma tuo creditore resto
Dunque ho un pretesto per richiederti un gesto

Il palinsesto di radio e tv a natale dirigilo tu
E fai qualcosa di speciale e non il solito mix dei
Puffi e di Asterix, con la cantilena di Cristina D’Avena
Ridammi Furia e amico Fidenco uccidi i puffi!

Voglio vedere un incontro di box tra Tyson e Bossi!
Voglio che i personaggi di Beverly Hills abbiano
Tutti bisogno del Clerasil
Voglio vedere la Cuccarini con un mini bikini bere un Martini
Sentendo “Tocca qui” cantata da Masini

Perché è Natale, è natale, ma io non ci sto dentro
è Natale, è Natale, è Natale, ma io non ci sto dentro
è Natale, è Natale, è Natale, ma io non ci sto dentro
è Natale, è Natale, è Natale, ma io non ci sto dentro

Sono già due mesi che sento odore di mandarino
E di aghi di pino e ne ho la nausea, pubblicità
Del panettone senza pausa, assediato da nevicate di mandorlato!
In cucina mia madre è chiusa
Già da un mese, poverina si sbatte di brutto lavora
Come un somaro albanese, ha fatto tra l’altro

Anche otto chili d’arrosto, nel migliore dei casi
Mi trovo a mangiare gli avanzi fino ad agosto
Mi sento indisposto, sarà perché ho mangiato caramelle sottocosto
Piuttosto faccio posto nello stomaco
A un bicchiere di Pinot, mentre lo bevo
Mi atteggio come il tipo dello spot
C’è lo spot

In televisione, dannazione
Adesso posso dire addio alla mia digestione
Cambio canale fatale
Appare il telegiornale che
Fra una guerra e l’altra, mi fa gli auguri di Natale!

è Natale, è Natale, è Natale, ma io non ci sto dentro
è Natale, è Natale, è Natale, ma io non ci sto dentro
è Natale, è Natale, è Natale, ma io non ci sto dentro

Babbo Natale da me non è mai venuto
Forse perché il camino in casa non ce l’ho mai avuto
Forse non riesce ad atterrare sui tetti
Perché ci sono troppe antenne, forse gli han chiesto

Il superbollo sulle renne
Forse ha paura di qualche scippo
Magari è afflitto perché lo

Scambiano per il Gabibbo
Ma per me è da qualche parte in equatore
Che se la vive da nababbo coi diritti d’autore!
Suona il campanello è arrivato il prete a benedire
Passa ogni stanza bagna le pareti d’acqua santa
Guarda me, che sono sveglio da poco
E dice che per gli esorcismi passa dopo!

Lo congedo con flemma, mi viene in mente il dilemma
Se il Natale che viviamo è cristiano o pagano
O come quello americano con le letterine dei bambini
Ma non a Babbo Natale, ma ai grandi magazzini!

è Natale, è Natale, è Natale, ma io non ci sto dentro
è Natale, è Natale, è Natale, ma io non ci sto dentro
è Natale, è Natale, è Natale, ma io non ci sto dentro

è Natale, è Natale, ma io non ci sto dentro
è Natale, è Natale, è Natale
è Natale, è Natale, è Natale

Auguro a te e a tutte le persone che ami un buon Natale, pieno di speranza, un futuro positivo e soprattutto tanta salute e successo per il 2022!

green christmas tree with red baubles
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Questo blog va in vacanza fino al 6 gennaio, a presto!

Come resistere alle tentazioni

Come resistere alla tentazione di bere un buon bicchiere di vino, mangiare una fetta di torta o saltare la palestra e andare invece al cinema?

“L’unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi” diceva Oscar Wilde.

Vanno bene la dieta, lo sport, il sonno a sufficienza, ma a volte concedersi degli strappi alla regola (i famosi “sgarri”) aiuta il tuo benessere psico-fisico e allenta l’ansia da prestazione che spesso si accompagna allo stile di vita salutista.

Tuttavia, oltre a cedere alle tentazioni possiamo imparare a controllarle.

Hai mai sentito parlare del “test dei Marshmallow”?

II “test del Marshmallow” è un curioso esperimento, effettuato dal professor Walter Mischel negli anni Sessanta all’Università di Stanford.

yummy marshmallows heaped on white table
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Un bambino viene lasciato da solo in una stanza davanti a un Marshmallow: può scegliere se mangiarlo subito oppure attendere 15 minuti e averne in premio ben due. Alcuni bambini sapranno aspettare; altri, incapaci di resistere, si lanceranno su quell’invitante dolcetto di zucchero.

II professore ha comparato nel tempo le capacità di autocontrollo dimostrate dai bambini con i successi ottenuti da adulti e ha dimostrato che chi ha saputo aspettare ha raggiunto più traguardi nella vita.

L’autocontrollo è dunque il segreto del successo? Chi sa tenere a bada gli istinti e rinviare le gratificazioni ha più probabilità di realizzarsi nella vita?

L’esperimento di Mischel in effetti spiega come l’autocontrollo sia fondamentale nello studio, nello sport, nel lavoro e in tante altre circostanze della vita quotidiana.

Sapersi controllare significa saper prendere le decisioni giuste al momento giusto e creare così le competenze adatte per non cedere alla tentazione del Marshmallow.

Le persone che sanno padroneggiare al meglio le tentazioni sono generalmente le persone che stanno meglio. Si nutrono bene, fanno sport, dormono a sufficienza. Queste persone strutturano la loro vita attorno a delle buone abitudini e costruiscono delle routine facili da realizzare.

La buona notizia è che nuove abitudini si possono acquisire.

Mangiare un pezzo di torta non è un fallimento morale, anche se hai deciso di metterti a dieta. Rinunciare al pezzo di torta potrebbe procurarti più stress e quindi causarti più danno che non mangiarla. Il trucco consiste ovviamente nell’evitare di comprare una torta ma anche quello di non passare davanti a una pasticceria! Ma non sentirti colpevole se ne mangi una fetta. Non dimenticare che anche un eccesso di forza di volontà può avere controindicazioni perché, come detto prima, può causare stress aggiuntivo.

L’autocontrollo dipende dalle tue scelte ed é una tua responsabilità. Lo stress è diventato un fardello personale, che sei chiamato a gestire da solo con l’aiuto di tecniche, come la meditazione, il coaching, lo yoga.

Ricorda che è importante riconoscere i tuoi limiti perché ti permette di diventare cosciente del fatto che non potrai mai essere perfetto/a e controllare tutto.

Secondo te, è possibile acquisire una certa capacità di autocontrollo facendo pratica?

assorted colorful lollipops on pink background
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Perché dovresti accettare le tue insicurezze

“Tutto quello che ho ottenuto nella vita è stato grazie alla fortuna”. “I miei colleghi di lavoro sono più bravi di me”. “Non credo alle mie orecchie quando sento i colleghi che mi fanno dei complimenti per il lavoro ben fatto.”

Ti suona familiare? Se pensi che tutto quello che ti capita sia dovuto al caso, alla fortuna o al destino, probabilmente sei una persona con locus esterno e non hai molto controllo sulla tua vita.

Le tue insicurezze possono fare parte della sfera personale o professionale, oppure di tutte e due. Potresti ritenerti incapace di gestire un progetto (ricorda che dagli insuccessi nascono le migliori idee) o di non essere all’altezza di una determinata persona che ti piace (ma gli hai mai parlato?).

L’insicurezza non si manifesta sempre con la stessa intensità: va da una sensazione sgradevole a una vera e propria paralisi, per esempio quando devi fare una presentazione di fronte a un pubblico vasto o quando non hai il coraggio di parlare con una persona che ti attira.

Photo by Samuel Pereira

Tuttavia, l’insicurezza può diventare tua alleata se sai volgerla a tuo favore. Il primo passo è riconoscere che sei insicuro/a. Poi, cerca di pensare obiettivamente ai tuoi successi, grandi o piccoli. Grazie alla tua volontà di cambiamento, sei sicuramente riuscito/a realizzare qualcosa proprio perché ne hai le capacitá.

Lamentarsi costantemente, guardare ai successi degli altri, pensare continuamente che sei sfortunato/a, di sicuro non ti aiuta. Forse non riuscirai a superare tutti gli aspetti della tua insicurezza, ma potresti cambiare atteggiamento. Prova a pensare che ce la puoi fare, prendi il coraggio tra le mani e lanciati!

Accettarsi per quello che si è con tutti i nostri punti di forza e tutte le nostre debolezze, anche se non ci piacciono, ci aiuta nel cammino verso la serenità.

Sei pronta/o per sfidare le tue insicurezze?

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Tre consigli per combattere la frustrazione

La pandemia ci ha messo davanti a un futuro incerto e ci ha lasciato emozioni negative.

Tutti abbiamo vissuto da bambini la delusione di quando chiedevamo qualcosa e questo ci veniva negato. Poteva anche accadere che ci mettessimo a piangere e questo faceva andare in bestia i nostri genitori, che etichettavano questo comportamento come un capriccio.

In effetti, la frustrazione é presente in tutte le tappe della vita e il nostro successo dipende un po’ anche da come gestiamo questa emozione tipicamente umana.

Un maestro Zen riassume la felicitá in una formula semplice: la felicitá é la realtá che viviamo meno quello che desideriamo o speriamo ottenere.

Quando ció che si desidera supera quello che si ha, allora ci si trova di fronte a quello che Carl Gustav Jung diceva: “La vita non vissuta é una malattia della quale si puó morire.”

Nella nostra societá dove la competizione e la soddisfazione instantanea prevalgono, la frustrazione ci accompagna necessariamente un po’ da tutte le parti, perché non appena abbiamo esaudito un desiderio, eccone un altro che arriva.

Questo periodo di pandemia ci ha fatto passare da un consumismo sfrenato a una cultura dell’annullamento (annullamento di vacanze, annullamento di cene con amici, annullamento di appuntamenti medici, ecc.).

Questo improvviso cambiamento ha influito sulla tua vita? Guarda se hai alcuni sintomi tra quelli elencati qui sotto per capire se sei una persona frustrata:

  1. malinconia spesso presente;
  2. maggiore irritabilitá, tensione e stress. Cose che prima non ti davano fastidio ora ti fanno saltare;
  3. pensieri negativi che tornano continuamente, rubandoti energia e, a volte, il sonno;
  4. aumento del consumo di alcolici e di medicine prese senza il consiglio medico;
  5. voglia di scappare.
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Se ti riconosci in una o due di queste caratteristiche, allora significa che la frustrazione si é impossessata di parte della tua vita.

Ecco alcuni consigli che ti aiuteranno a superare questo momento:

  1. coltiva la pazienza. Puó sembrare ovvio, ma é molto efficace. Da bambini come da adulti, la frustrazione compare quando non si ottiene ció che si vuole. Se i genitori non ti comprano il giocattolo che vuoi quando lo chiedi, ma ti dicono che te lo regaleranno per il compleanno, questo non ti consola. In tempi di crisi, se non sappiamo quando finirá la situazione che ci crea frustrazione (come adesso, che la diffusione del Covid ha ripreso in modo piuttosto importante) potremmo perdere le speranze. Contro questa visione, solo uno sguardo a lungo termine potrá aiutarti. Sebbene non sai fino a quando durerá la situazione, sapere che c’é luce alla fine del tunnel ti aiuta a vivere il presente.
  2. esamina quello che ci guadagni. Cosí come l’energia non si crea ne si distrugge, ma si trasforma, anche la perdita puó portare dei guadagni. Se non hai potuto fare quel viaggio che tanto desideravi, pensa che hai risparmiato dei soldi e appena potrai partire di nuovo, avrai una maggiore disponibilitá finanziaria. Se hai perso il posto di lavoro perché la ditta dove lavoravi ha chiuso, sarai costretto a valutare altre possibilitá, a rimetterti in gioco e magari potrai iniziare un’attivitá indipendente che mai avresti pensato prima e che finalmente ti mette in valore. Per combattere la frustrazione devi chiederti: cosa guadagno da questa perdita?
  3. pensa che tutto cambia. Niente di quello che abbiamo durerá sempre. Anche se potessimo esaudire tutti i nostri desideri, sarebbe sempre una soddisfazione temporanea. Se niente rimane cosí com’é ma tutto cambia, allora la frustrazione perde di significato.

Si attribuisce al pittore Eugéne Delacroix la massima: “Desiderare il meglio, evitare il peggio e prendere quel che viene”. Se segui questo motto, anziché attaccarti a delle aspettative, prenderai le cose cosí come succedono. Ti sentirai piú nel flusso degli eventi anche caotici che a volte ti propone la vita.

Ti senti frustrato in questo periodo a causa della pandemia che non é ancora terminate né sai quando terminerá?

Photo by Steve Johnson on Unsplash

Come e perché reinventarsi: scoprilo adesso seguendo questi 6 passi

Hai mai voluto reinventare la tua vita? Hai provato diverse volte ma non ci sei riuscito/a? Reinventarsi professionalmente o personalmente puó essere una sfida e una grande avventura, ma se segui questi 6 passi puoi riuscirci.

Il primo passo: trovare o risvegliare una passione.

Photo by Braden Collum on Unsplash

Concludere una fase e cominciarne un’altra non é semplice. Reiventarsi necessita una profonditá maggiore di un semplice cambiamento. Possono prodursi delle conseguenze che hanno un impatto su aspetti vitali della quotidianitá e c’é bisogno di molto coraggio e grande determinazione.

La fase pandemica ha costretto a guardarci dentro ed é possibile che molti di noi si stiano confrontando con la necessitá di reinventarsi. Ci saranno alcuni che si sentono come svuotati e hanno bisogno di fare qualcosa per riempire gli spazi lasciati vuoti, altri che si sono visti costretti a reinventarsi per la perdita di familiari o di amici, altri ancora per difficoltá nel lavoro.

Per un motivo o un altro, sono momenti in cui é necessario fermarsi per riflettere e prendere decisioni. Vediamo come affrontare questa situazione.

Reinventarsi in modo soddisfacente presuppone confrontarsi con una delle emozioni piú scomode che esistano: la paura. Siamo obbligati ad abbandonare la nostra zona di confort e fare un salto nel buio. Il miglior antidoto contro la paura é la passione. E’ il primo fattore di successo in una fase di “reinvenzione”. Trovare la propria passione, o risvegliarla, é possibile solo se sei onesto con te stesso. Bisogna farsi delle domande come:

  1. chi sono davvero;
  2. cosa voglio fare;
  3. quale tra le mie passioni puó aiutarmi in questo momento.

Una riflessione onesta e il ritrovamento di vecchi sogni sono gli ingredienti fondamentali per neutralizzare la paura e non temere il futuro.

Il secondo fattore che ci aiuterá consiste nel non giudicare l’incertezza come pericolo ma come opportunitá. Si tratta di abbandonare la nostalgia e aprirsi all’esperienza del “nuovo” per concentarsi su quello che uno vuole e non su quello che uno teme.

Per ottenere ció bisogna essere disposti ad imparare con umiltá. Se pensiamo di sapere giá tutto, é difficile poter ricominciare in un qualsiasi ambito della nostra vita in maniera soddisfacente. Il successo di coloro che hanno successo é solo la punta dell’iceberg , dietro ci sono ore e ore di formazione e di errori che si vedono appena.

Guardare in faccia il futuro e l’incertezza richiede anche una grande dose di creativitá e di immaginazione. Quando ci si reinventa, é importante tenere una bussola per mappare il percorso che si sta facendo. Il futuro non é scritto da nessuna parte, spetta a noi crearlo e per farlo occorre la nostra immaginazione e un duro lavoro.

Photo by Jamie Street on Unsplash

Reinventarsi significa conoscersi sotto un’altra prospettiva e lasciarsi sorprendere dalle opportunitá che all’improvviso cominciano a presentarsi. Se vogliamo che il nostro nuovo io abbia successo, dobbiamo esporci e farci conoscere. Per questo, é indispensabile rafforzare la nostra rete di contatti e fare networking.

L’ultimo ingrediente per il successo di questo processo é avere fiducia in sé stessi, perché siamo capaci di fare cose che non ci immaginiamo nemmeno. Dobbiamo peró imparare ad usare le risorse di cui disponiamo e trovarne altre disponibili intorno a noi.

Ricapitolando, ecco i sei ingredienti per reinventarsi con successo:

  1. trovare / risvegliare la passione per neutralizzare la paura;
  2. trasformare le difficoltá in opportunitá;
  3. imparare, imparare, imparare;
  4. usare grande creativitá e immaginazione;
  5. esporsi e farsi conoscere;
  6. avere fiducia in sé stessi.

E tu, sei pronto/a a reinventarti adesso?

Photo by Ahmad Odeh on Unsplash

Come definisci il successo?

Un mio follower mi ha fatto notare che in un mio articolo precedente “Stai lontano dai granchi, ovvero stai alla larga dalle persone negative” faccio riferimento al successo, senza spiegare cosa intendo. Questo potrebbe dare adito a malintesi e far sentire a disagio alcuni lettori.

La maggior parte di noi, infatti, pensa che il successo sia avere tanti soldi, una bella macchina, una casa grande in una zona prestigiosa, un compagno o una compagna di vita super belli, simpatici e ricchi. Di solito le persone di successo sono anche famose, magari vanno in televisione, possono essere attori, grandi sportivi o imprenditori.

Tutte queste sono idee che ci vengono inculcate dai vari media, la televisione per prima che, con le sue pubblicità e le sue trasmissioni, ci fa vedere mondi irreali suscitando nello stesso tempo il desiderio di avere tutte quelle cose che, almeno in apparenza, cambierebbero la nostra vita e ci trasformerebbero in persone di successo.

Per me, invece, il successo é realizzare i tuoi sogni e vivere secondo i tuoi valori.

Sotto questo punto di vista, io mi ritengo una persona di successo, perché ho realizzato tante cose (e tante ne voglio ancora realizzare) che volevo fare fin dalla mia adolescenza e che corrispondo ai miei valori. Per esempio, per quanto riguarda la famiglia: mi sono sposata e sono ancora sposata dopo quasi 25 anni, ho un figlio; il lavoro: contribuisco alla costruzione di un Europa sempre più unita; la cultura: ho viaggiato tanto, voglio ancora viaggiare tanto, ho studiato tanto e voglio ancora studiare tanto per conoscere e capire meglio il mondo in cui vivo e le persone che mi circondano.

Tutte le cose che ho realizzato non mi hanno portato a vivere come in una pubblicità ma vivo una vita piacevole, divertente e serena. Ovviamente ho i miei alti e bassi e le mie difficoltà come tutti. Questo però non cambia la mia idea di essere una persona di successo. Ho fatto le cose in cui credevo e in cui credo ancora. Sono andata avanti nonostante le difficoltà. Questo é il successo: la capacità di andare avanti, sempre, nonostante tutto. Questa é anche resilienza. Pensa a un bambino, quando impara a camminare. Cade e si rialza, di sicuro non pensa che non sarà mai in grado di camminare perché cade! Continua a cadere e a rialzarsi, perché l’obiettivo finale é troppo importante. Magari qualche volta si fa male e piange, ma non si da per vinto, vuole imparare a camminare. E quando ci riesce, ecco il suo successo!

Qual é il tuo sogno? Quali sono i tuoi valori? Cosa non potresti perdonarti di non avere fatto durante la tua vita? A cosa rinunceresti per realizzare il tuo sogno? A cosa invece non rinunceresti mai? Cosa ti riempie la vita? Senza cosa la tua vita non avrebbe senso? Scrivimi!