Chiuso per sciopero

Irlanda, maggio 1970.  Le banche del paese stanno chiudendo una dopo l’altra. Il motivo? Gli impiegati chiedono aumenti. Iniziano uno sciopero che durerà 6 mesi!
Come faranno le persone a prelevare denaro, ricevere gli stipendi o semplicemente fare compere?

Bene, vanno al pub! In effetti, questi bar tipici del paese hanno un sacco di soldi in contanti. Inoltre, i proprietari dei pub conoscono bene i loro clienti e tra di loro esiste un rapporto di fiducia reciproca.

Gli irlandesi si rivolgono quindi ai gestori di pub che scambiano assegni contro contanti. I proprietari quindi potranno incassarli quando le banche riapriranno. In questo modo la vita si svolge piú o meno come prima.

Per l’antropologo David Graeber, questo fatto tenderebbe a mostrare che il lavoro di cassiere di banca non ha “utilità sociale”. Infatti, quando gli impiegati sono assenti tutto continua a funzionare quasi normalmente. La prova é che durante i sei mesi di sciopero, l’economia irlandese continua a crescere.

Graeber contrappone questa ad altre professioni che, al contrario, hanno una forte utilità sociale. Se qualcuno smette di lavorare in ospedale, per esempio, l’assenza del personale diventa evidente e provoca gravi conseguenze! Pensa se durante il Covid il settore medico avesse scioperato!

In verità, in quel periodo gli irlandesi non potevano fare proprio tutto. Per esempio, non potevano chiedere prestiti, né fare investimenti sul mercato azionario o creare una società.

Quindi, quando le banche riaprirono tutti brindarono di gioia (al pub ovviamente) e i proprietari poterono finalmente incassare tutti gli assegni ricevuti!

Al di lá dell’utilitá sociale, oggi assistiamo alla scomparsa di professioni a causa del sempre piú diffuso utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) che causa, e causerá sempre piú, un cambiamento radicale del mondo del lavoro.

Quando ho aperto il mio primo conto corrente, sono dovuta andare allo sportello per firmare una quantitá di carte. L’ultimo che ho aperto, sono andata in banca solo per depositare la mia firma.

Quali professioni socialmente utili pensi potranno cambiare in un prossimo futuro? Fammelo sapere!

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Intelligenza artificiale – Photo by Alex Knight on Pexels.com

Una persona puó fare la differenza?

Viviamo in un’epoca di incertezza politica e di conflitto perpetuo. Mentre è facile arrendersi e dire che non si può cambiare il mondo, che una persona non può fare la differenza, la vita del Mahatma Gandhi (1869-1948) ci dimostra che é vero il contrario. L’azione di Gandhi ci ispira a fare del bene senza mai arrenderci.
Il padre della nazione indiana

Leader del Partito del Congresso nel 1921, Gandhi guidò campagne nazionali per ridurre la povertà estrema in India, attribuire più diritti alle donne, stabilire la pace tra gruppi etnici e religiosi ostili e ottenere l’indipendenza del popolo. Forse la sua più grande eredità è il modo in cui ha usato la nonviolenza per combattere l’oppressione, una credenza adottata oggi da migliaia di seguaci della resistenza pacifica in tutto il mondo. Gli indiani spesso si riferiscono a lui come il padre della nazione. Deve la sua eccezionale leadership alla capacitá di costruire ponti tra diverse comunità: indù di casta superiore e inferiore, musulmani, cristiani. Gandhi crede nella bontà dell’uomo, indipendentemente dalla sua religione, classe sociale o genere.

Forza dell’opposizione pacifica

Eternamente ottimista, Gandhi ha sempre creduto nella capacità dell’essere umano di evolversi verso un livello superiore di coscienza. Questo è ciò che ha dimostrato guidando con l’esempio durante la sua vita, trasformando ogni crisi e conflitto in un’opportunità di crescita spirituale. Gandhi non ha mai smesso di essere ottimista, anche nei momenti più bui, la luce della speranza ardeva in lui. 

Gandhi sosteneva l’armonia religiosa. Ha costantemente sostenuto la parità di diritti per i musulmani in India. Quando scoppiavano le violenze tra musulmani e indù, ricorreva al digiuno, minacciando ripetutamente di lasciarsi morire.

Intendeva essere giudicato in base ai fatti piuttosto che alle parole e credeva fermamente che la sua sofferenza personale avrebbe spinto gli uomini a deporre le armi. Rafforzato da questa filosofia morale, la sua vita pubblica e privata sono strettamente legate. Ci ha mostrato chiaramente il potere dell’opposizione pacifica di fronte all’oppressione, all’ingiustizia e alla brutalità.

Tuttavia, la nonviolenza non consiste nell’astenersi da qualsiasi vera lotta. Gli ci è voluto molto coraggio per affrontare la violenza e rafforzare le sue convinzioni. “Mi oppongo alla violenza”, disse una volta, “… perché quando sembra produrre il bene, il bene risultante è solo transitorio, mentre il male prodotto è permanente.”.

Tragicamente, l’ironia è che la vita di Gandhi finisce in modo violento. Fu assassinato il 30 gennaio 1948 dal nazionalista indù Nathuram Godse. L’eredità che ci ha lasciato continua a vivere e rimane una vera fonte di ispirazione. Nel 2007, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2 ottobre, compleanno di Gandhi, la Giornata Internazionale della Nonviolenza.

Dare l’esempio

La vita di Gandhi è stata un esempio luminoso per molti leader politici tra cui Martin Luther King, Václav Havel e Nelson Mandela, che hanno combattuto per il cambiamento sociale. Il loro potente messaggio per noi è di rispettare la dignità umana e essere tolleranti. Questo è qualcosa a cui tutti dovremmo pensare, soprattutto considerando l’attuale contesto politico, in cui così tanti paesi sembrano profondamente divisi nel loro modo di pensare. Mentre leggendo le notizie si è tentati di concludere che non si può cambiare nulla in questa triste situazione, è sufficiente ricordare il Mahatma Gandhi e come ha incarnato il cambiamento che voleva vedere nel mondo per convincersi del contrario. Una persona può fare la differenza: dobbiamo guardare al futuro pensando a quegli uomini, donne e movimenti che hanno agito in passato per cambiare il mondo in un mondo migliore.

Tu credi di poter fare la differenza con i tuoi comportamenti?

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Fare la differenza – Photo by Markus Spiske on Pexels.com


Perché vale la pena essere curiosi

Tutti nasciamo curiosi. Perché vale la pena essere curiosi? La curiosità offre dei grandi vantaggi: dal mantenere giovane e aperta la nostra mente all’aiutarci ad affrontare con successo i cambiamenti.

Ma non tutti la viviamo allo stesso modo. C’è chi è affascinato da Instagram per curiosare nella vita degli altri mentre altri concentrano il loro interesse sulla conoscenza di cose materiali, come ad esempio il funzionamento del motore di una macchina.

In entrambi i casi si tratta di persone curiose, ma alcune ricerche hanno dimostrato che ad essere diverso diverso é il tipo di curiosità che abbiamo, ed é questo che contribuisce a definire le nostre abilità.

Diamo un’occhiata alla tipologia individuata dalla ricerca svolta da Kashdan insieme ad altri autori.

Esplorazione gioiosa

Questo è il classico tipo di curiosità. Stai cercando qualcosa relativo a nuove conoscenze o informazioni, dall’imparare a cucinare un piatto che ti è piaciuto al sapere chi ha costruito un determinato edificio. Questa curiosità, come indica il nome, è legata alla gioia di apprendere qualcosa che non conoscevi prima.

Ansia per la mancanza di informazioni

Questa dimensione ha un tono emotivo diverso. Mentre la precedente ti dà gioia, in questo caso si entra in tensione o ansia per sapere come risolvere un problema durante un esame o per ricordare un dato, che non ti viene in mente, per esempio.

Tolleranza allo stress

Si attiva quando si accetta il dubbio o l’ansia di fronte a eventi nuovi, complessi o sconosciuti. In qualche modo ti aiuta a ridurre la resistenza ai cambiamenti. Ti permette di chiederti cosa ci può essere oltre la paura, ad esempio quando ti trovi davanti ad un cambiamento sul lavoro.

Curiosità sociale

Qui vengono inquadrate le situazioni in cui vogliamo sapere cosa pensano e fanno gli altri quando osservano, parlano o ascoltano conversazioni. È il desiderio di conoscere la vita degli altri attraverso la stampa, la televisione o i social network.

Ricerca di emozioni

E’ la dimensione che ti porta ad affrontare rischi di qualsiasi tipo per cercare nuove esperienze. Per esempio, ci sono persone che praticano sport estremi o che si recano in un paese rischioso per il piacere dell’avventura.

Secondo una ricerca condotta nel 2018 su oltre 3.000 lavoratori negli Stati Uniti, in Germania e in Cina, l’84% ha riconosciuto che la curiosità consente di generare nuove idee e il 64% che li aiuta a ottenere una promozione lavorativa. Inoltre, secondo le conclusioni dello studio, le prime quattro dimensioni della curiosità migliorano i risultati sul lavoro mentre le persone con un’elevata curiosità sociale riescono a risolvere meglio di altri i conflitti e riescono anche ad ottenere fiducia piú facilmente.

In conclusione, ognuno può avere sviluppate tutte o alcune delle dimensioni precedenti. C’é chi ne avrá quattro o cinque, chi sará piuttosto un “esploratore gioioso”, chi invece sará piú propenso a risolvere problemi, e chi infine, grazie alla sua curiositá sociale risulterá piú empatico.

Tu in quale categoria ti riconosci?

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La curiositá é tipica dei bambini – Photo by Pixabay on Pexels.com

Come affrontare l’ansietá climatica

A causa dei disastri climatici provocati dal surriscaldamento del pianeta che stanno diventando sempre più frequenti e preoccupanti, si sta verificando in modo parallelo un nuovo fenomeno: l’ansietà climatica o eco-ansietà.
L’ansietà climatica si può definire come lo stress che una parte delle persone sente a causa degli eventi ambientali anche se non ha dovuto (ancora) confrontarsi con essi. Ci si sente sopraffatti da questi eventi che sono fuori dal nostro controllo.

Può essere difficile guardare avanti quando non vedi un futuro chiaro perché le condizioni ambientali si stanno degradando sempre di più.

Purtroppo l’ansietà climatica si sta diffondendo molto, soprattutto tra le nuove generazioni che evidentemente saranno quelle che subiranno un maggiore impatto dalla crisi climatica.

Partecipare alle manifestazioni, far sentire la tua voce, studiare soluzioni è importante ma questo può generare ancora più stress perché capisci la rilevanza e l’enormità della crisi.

Perciò, diventa importante anche prendersi cura di sé stessi, perché non puoi salvare il pianeta senza prenderti cura di te stesso/a. Poi, in effetti non si tratta di salvare il pianeta, il pianeta si salverebbe da solo dal primo momento che il genere umano cominciasse a rispettarlo. Si tratta piuttosto di preservare le condizioni che rendono possibile la vita sulla terra. Quindi, il primo passo é preservare te stesso/a con un occhio di riguardo all’ambiente.

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Photo by Anna Tarazevich on Pexels.com

Vediamo alcuni modi per affrontare lo stress dovuto alla crisi climatica.

Concentrati su quello che puoi controllare

La crisi climatica è un argomento estremamente complesso non solo per le persone, ma anche per le industrie e i governi. Anche se a volte puoi sentirti scoraggiato/a, è importante ricordarti che puoi concentrarti su quello che dipende da te, dalle tue azioni, dai piccoli passi che puoi fare per contribuire al cambiamento di direzione.

Per esempio, puoi decidere di mangiare meno carne (lo sai che per produrre una bistecca sono necessari 15.000 litri d’acqua e vengono disboscate grandi porzioni di foresta?). Oppure puoi scegliere di comprare meno vestiti, di abbassare di mezzo grado la temperatura di casa tua, di lasciare la macchina in garage e camminare di più.

Partecipare a una manifestazione oppure far parte di un’associazione impegnata nella salvaguardia dell’ambiente sono tutte cose alla tua portata. Ricorda di non metterti troppa pressione perché non puoi risolvere la crisi da solo/a. Puoi però fare dei piccoli cambiamenti nel tuo stile di vita.

Prenditi una pausa dalle notizie sul clima

Passare il tempo a leggere gli aggiornamenti sulla crisi climatica non aiuta la tua salute mentale. Prenditi una pausa, anche per qualche giorno. Le notizie e gli aggiornamenti saranno ancora disponibili quando tornerai e, soprattutto, é molto probabile che la situazione purtroppo non sará cambiata in meglio.

Ricordati che non sei solo/a in questa battaglia

Anche se a volte può sembrarti il contrario, non sei sola/o nella battaglia contro la crisi climatica. Ci sono tante persone al mondo che dedicano il loro tempo a questa sfida e si sentono probabilmente come te. Cerca di connetterti con queste persone, ce ne sono sicuramente anche vicino a te. È importante cercare delle altre persone altrettanto preoccupate per la sorte del pianeta, che è anche la sorte di tutti noi. Questo ti aiuterà a ritrovare un po’ di speranza, ti darà coraggio e forza per andare avanti in questa battaglia.

Dedica più tempo a te stesso/a

Assicurati di fare le cose che ti piacciono, passeggia nella natura, leggi un libro, guarda un film, riscopri quell’attività che ti piaceva tanto. Insomma, creati un spazio di benessere personale.

Parla con qualcuno di come ti senti.

L’ansietà climatica è una cosa reale che a volte non è possibile affrontare da soli/e.

Se queste sensazioni di stress e ansia stanno disturbando la tua vita, parlane con qualcuno. Chiama un amico/a, un familiare, o un coach. Ti aiuterà sicuramente ad affrontare questa situazione.

Tu pensi di soffrire di eco-ansietá?

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Ansietá climatica – Photo by Keenan Constance on Pexels.com

Come affrontare la paura del cambiamento

La vita è cambiamento continuo, Buddha e Aristotele lo avevano già detto: il cambiamento è un fattore della vita.

Tuttavia, il cambiamento è stato super veloce nelle ultime decadi e non sembra ancora rallentare, anzi penso che potrebbe diventare sempre piú rapido, come ad esempio per quanto riguarda i cambiamenti ambientali.

I grandi cambiamenti che sono avvenuti a livello, sociale, politico, ambientale e tecnologico significano che dobbiamo imparare a gestire al meglio l’incertezza che ci troviamo davanti. Ad alcuni questo può fare paura.

L’origine di questa paura va ricercata nella biologia. Il nostro cervello è il risultato di due milioni e mezzo di anni di evoluzione. Abbiamo vissuto nelle caverne molto più tempo di quanto ne abbiamo passato in città. Ciò significa che abbiamo “codificato” risposte automatiche per rispondere con successo alle minacce quotidiane.

Se per assurdo vedessi una tigre camminare per strada, non cercheresti di capire di che razza si tratta ma cercheresti piuttosto di scappare il più velocemente possibile. Un’altra reazione codificata sarebbe quella di restare fermo/a immobile sperando che il felino non ti veda. L’ultima reazione possibile sarebbe quella di combatterla, con scarse se non nulle possibilità di riuscita e perciò il tuo cervello la scarterebbe immediatamente.

Queste sono le tre reazioni primordiali agli eventi che percepiamo come pericolosi per la nostra incolumità: Flight, Freeze o Fight (scappa, fermati o combatti).

Photo by Cristiana Branchini

Tuttavia, questi meravigliosi circuiti che ci hanno permesso di arrivare sino ad oggi come specie, non sono adatti ad affrontare le minacce più subdole della nostra epoca, come la digitalizzazione, la pandemia o la possibilità di restare senza lavoro.

Queste paure sono nuove dal punto di vista evolutivo e non sono sempre facili da gestire.

Ricorda che il cervello è progettato per la tua sopravvivenza, non per la felicità. Quindi, di fronte al cambiamento, devi comprenderlo come un’opportunità per riuscire ad affrontarlo e imparare dalle possibilità che ti offre. Questo non è automatico come scappare da qualcosa di pericoloso, ma richiede sforzo e allenamento.

Vediamo come potresti iniziare seguendo questi quattro consigli.

 1.       Innanzitutto, è importante allenare quotidianamente la tua mente. Così come vai in palestra o fai esercizio fisico, devi mantenere in forma il muscolo cerebrale. Ogni giorno, cerca di fare qualcosa di diverso. Per esempio, potresti leggere le notizie da fonti di informazione sempre diverse (utile anche per capire vari punti di vista), cambiare percorso per andare a lavorare, o provare un nuovo piatto.

2.       In secondo luogo, potresti provare a relativizzare ciò che ti accade. Un buon metodo è leggere la storia per renderti conto che, sebbene viviamo nell’epoca del cambiamento super veloce, proprio tutti questi progressi ci hanno permesso, per esempio, di aumentare la nostra aspettativa di vita.

3.       Terzo, cerca di disconnetterti dalla tecnologia e riconnetterti con te stesso/a e con quello che ti ci circonda. Se sei sempre immerso/a nel mondo digitale, non avrai tempo per integrare l’apprendimento e per ritrovare una certa e necessaria tranquillità. Ad esempio, un giorno durante il fine settimana o in vacanza puoi mettere il tuo cellulare in modalità aereo.

4.       Quarto, fiducia. Se guardi le complessità che hai già affrontato in passato, vedrai quanta strada hai fatto e quelle difficoltà che hai superato ora ti sembrano semplici. Se sei già stato in grado di affrontare situazioni difficili, perché non dovresti essere in grado di farlo ora?

Ti spaventa il cambiamento oppure ti piacciono le nuove sfide?

Photo Pixabay