Ti annoi al lavoro?

Hai finito il lavoretto della giornata in un’ora e ti dedichi al compito di ammazzare il tempo che ti resta per completare la tua giornata di lavoro. Potresti chiedere al capo qualcosa in piú da fare, ma preferisci uscire. Se hanno bisogno di te, ti chiameranno.

Sembra un piano invidiabile, ma mentre pubblichi qualcosa su Facebook, cerchi le migliori offerte di libri da comprare e mangi un panino, vorresti che arrivasse la chiamata. Non arriva, e ti rendi conto che la tua noia è già cronica, ha un retrogusto amaro di ansia e ti senti sottovalutato. Non è normale.

Questo tipo di noia è chiamato dagli specialisti sindrome del boreout o sindrome del lavoratore annoiato. Secondo gli psicologi, questa noia può essere dannosa quanto l’esaurimento da superlavoro, la più conosciuta sindrome del burnout. Si tende a pensare che un dipendente annoiato coglierà l’occasione per dedicare maggiore attenzione allo svolgimento di un determinato compito, ma non è così. Secondo uno studio dell’Università del Lancashire (Inghilterra), le persone annoiate in realtà hanno scarso rendimento lavorativo e commettono più errori.

Naturalmente, per evitare di farsi coinvolgere dalla fonte della loro noia, le persone con questa sindrome tendono a essere distratti dai social media e potrebbero persino sviluppare una dipendenza. Cibo, alcol e tabacco sono ottimi candidati per riempire il tuo tempo. Ti suona familiare?

È importante distinguere la noia normale, anche sana, dalla noia costante e cronica che finisce per farti sentire inutile. La noia cronica può generare ansia profonda e può influenzare negativamente tutti gli aspetti della vita, dalla famiglia alla vita sociale.

Sappiamo già che, normalmente, le cose che ci annoiano sono le stesse cose che non ci piacciono. I tuoi livelli di motivazione e coinvolgimento diminuiscono, il tuo livello di responsabilità si abbassa e il risultato é un atteggiamento passivo. Stai procrastinando. Ma c’è di più.

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Per cominciare, sappi che annoiarsi durante la giornata lavorativa non dipende dal tipo di lavoro che svolgi, ma dal tipo di interessi che hai. Puoi avere il miglior lavoro, persino essere il capo, ma sentirti profondamente annoiato e sottovalutato. In altre parole, lavorare su qualcosa che non corrisponde alla tua formazione o esperienza, e che non ti permette di svilupparti pienamente, è una bomba a orologeria. Altre cause di demotivazione sono anche la mancanza di comunicazione con gli altri, lo svolgimento di mansioni monotone che non rappresentano alcun tipo di sfida, e avere un contratto precario.

Tutti questi fattori aumentano quando devi accettare un lavoro perché non hai altra scelta o non puoi permetterti di cambiare. La situazione com’é noto sta peggiorando in questi tempi a causa della crisi economica provocata dalla pandemia. Le persone che accettano lavori che non amano corrono un rischio molto più elevato di soffrire di noia e esaurimento perché fanno qualcosa che sanno fin dall’inizio che non gli piace; l’unica motivazione è finanziaria e negli anni questo comincia a pesare molto. Si tratta di una situazione estremamente grave perché trascorriamo circa il 33% della giornata al lavoro, a volte di più.

Per cercare di arginare i danni, potesti cominciare a trovare piccole motivazioni da poter inserire durante la giornata di lavoro. Si tratta di rendere ogni giorno significativo e interessante. Tuttavia, trovare un’attività entusiasmante per colmare i tempi di inattività sul lavoro puó essere utile ma non é sempre possibile. In questi casi, potresti spostarla in momenti liberi, magari subito dopo l’orario di lavoro.

Se nonostante questo, la motivazione non aumenta, potrebbe essere meglio trovare un altro lavoro che piace di piú, magari qualcosa che si potrebbe fare mantenendo senza licenziarsi. Non sarebbe opportuno, infatti, sostituire l’ansia generata dalla mancanza di motivazione al lavoro con quella che nasce dalla disoccupazione. Oppure potresti considerare un lavoro part-time o fare attività di volontariato, se hai risorse sufficienti per vivere.

Come va il tuo lavoro? Ti senti sottovalutato/a, stressato/a o ti piace quello che fai?

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Malinconia d’agosto

Aspetto agosto sempre con impazienza, perché agosto per me rappresenta l’estate. Luglio mi prepara ad agosto, il culmine dell’estate, che quest’anno sembra calda un po’ dappertutto.

Agosto arriva accompagnato da aspettative e buoni propositi ma alla fine dell’estate mi ritrovo a fare i conti con quanto ho effettivamente realizzato e non sempre il bilancio mi soddisfa.

Spesso le mie aspettative sono disallineate con la realtá e questo mi provoca uno stato d’animo di frustrazione e malessere che raggiunge il suo culmine al termine dell’estate. L’idea di non essermi goduta il periodo estivo, che é il mio periodo preferito dell’anno, come desideravo e il pensiero della ripresa dietro l’angolo rischia di trasformare gli ultimi giorni di vacanza in momenti di ansia e sofferenza.

Gli americani chiamano questa emozione “August Blues”, malinconia d’agosto, la noia e l’insoddisfazione che rischia di diventare un vero e proprio male di stagione.

Quindi quest’anno ho deciso di giocare d’anticipo e ho trovato quattro idee per evitare di rimanerne sopraffatta:

  1. stare all’aria aperta: la luce naturale, l’aria e la natura aiutano il benessere psicofisico e ci consentono di guardare alle situazioni con maggior distacco e serenitá;
  2. pensare ai momenti positivi: le belle esperienze che ci hanno portato dei benefici, anche se piccoli, ci aiutano a dare valore al nostro tempo. A volte la mente ci inganna e ci rende poco oggettivi;
  3. pianificare i tempi di ripresa: non tutti siamo uguali, c’é chi puó andare al lavoro subito dopo le vacanze e chi invece ha bisogno di un po’ di tempo per riprendersi dallo shock del rientro. Ascolta e asseconda i tuoi bisogni;
  4. infine, cosa molta importante, sii consapevole: saper riconoscere i primi segnali del tuo disagio, ti aiuta a gestirlo meglio e ad evitare che prenda il sopravvento.

E tu, hai mai sofferto della malinconia d’agosto?

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