Come realizzare le tue risoluzioni in 5 passi

A fine anno siamo tutti armati di buoni propositi da perseguire nel anno che verrà. Chi vuole iniziare una dieta, chi vuole iniziare ad andare in palestra regolarmente, chi vuole mettersi seriamente alla ricerca di un nuovo lavoro, chi vuole iscriversi a quel corso a cui sta pensando da tanto tempo.

Qualsiasi sia il tuo obiettivo, a un certo punto dell’anno potresti essertene dimenticata. Oppure sarai scoraggiata, perché ti sembra impossibile da raggiungere, o non trovi il tempo per iniziare o la perseveranza per continuare.

Ecco una piccola astuzia per realizzare i tuoi obiettivi.

Conosci il modello S.M.A.R.T? SMART é un acronimo inglese he identifica le cinque caratteristiche che deve avere un obiettivo e ti consente di capire se il tuo obiettivo é ben formulato. Vediamole.

La S sta per Specific, cioè specifico. Il tuo obiettivo deve essere preciso, non vago. Ad esempio “voglio perdere 6 chili” é un obiettivo preciso, mentre “voglio dimagrire” é un obiettivo vago.

La M sta per Measurable, cioè misurabile. Tornando all’esempio della dieta, puoi decidere di pesarti una volta al mese per vedere i progressi che hai fatto.

A sta per Achievable, cioè raggiungibile. Devi stabilire un obiettivo che sia realistico e non impossibile fa raggiungere. Continuiamo con l’esempio della dieta, potresti decidere che per te é realistico perdere 500 grammi al mese, obiettivo che puoi raggiungere senza troppi sforzi, con una dieta moderata e praticando un’attività sportiva regolare.

R sta per Relevant, cioè il raggiungimento di questo ti deve importare davvero. Chiediti: Voglio davvero dimagrire? Ne vale la pena? Adesso é il momento giusto? Se rispondi sì a queste domande, allora vuol dire che l’obiettivo é realizzabile.

Infine vediamo la T che sta per Time bound, cioè circoscritto nel tempo. Devi stabilire un arco temporale nel quale dovrai raggiungere questo obiettivo. Guarda quello che hai stabilito nei punti precedenti e cerca di essere coerente. Se hai deciso di perdere 500 grammi al mese, come nel nostro esempio, allora dovrai stabilire che per perdere 6 chili ti occorre un anno.

La cosa più importante che ogni piccola vittoria andrà celebrata e quindi tutti i mesi, quando ti pesi e vedi che hai perso davvero 500 grammi, regalati qualcosa, vai a vedere quel film che da tanto tempo vorresti vedere, oppure chiama una tua amica per uscire con lei.

Ricordati anche che tutti i viaggi cominciano con un piccolo passo. Fammi sapere come va, scrivimi!

Buon 2019!

Lo stress: una definizione

Lo stress é considerato il risultato dell’interazione tra la persona e il suo ambiente.

Può essere considerato come uno stato di inadeguatezza, di divergenza tra come la persona percepisce la situazione e come la persona pensa di poter affrontare  la situazione stessa. L’individuo può quindi provare un senso di incapacità e sentire che sta perdendo il controllo della situazione: questa é la reazione di stress.

La reazione di stress fa parte del nostro meccanismo di sopravvivenza che risale agli albori del genere umano, quando ci si doveva procacciare il cibo cacciando. Un classico esempio che viene fatto durante i corsi di formazione sulla gestione dello stress é: se ti trovi solo davanti a un leone, cosa fai? Ci sono tre possibilità: fight (combatti), flight (scappi via) o freeze (resti immobile). Queste reazioni ci consentono di reagire in fretta in una situazione di pericolo. E sono valide ancora oggi.

Tuttavia, il nostro cervello, e di conseguenza il nostro corpo, può reagire in questo modo anche a situazioni che non rappresentano una minaccia, come trovarsi bloccato nel traffico, difficoltà in famiglia o al lavoro.

A livello somatico la reazione allo stress si traduce in una serie di manifestazioni legate a dei cambiamenti ormonali e metabolici, come per esempio l’accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa, produzione eccessiva di sudore.

A livello psicologico, lo stress si traduce in un’accentuazione dello stato vigilanza e dello stato emotivo (tensione, sensazione di malessere) che generano uno stato di agitazione o un’inibizione psico-motrice.

Se la reazione allo stress é breve, la persona riesce ad adattarsi. Se la reazione perdura nel tempo, diventa intensa o addirittura cronica, allora possono presentarsi dei problemi di salute.

Non aspettare: se ti senti stressato fai qualcosa ora prima che sia troppo tardi!

5 idee per sentirsi bene al lavoro (senza pretendere la perfezione)

Problema 1

Non mi sento riconosciuta per il mio valore – Chi non si è mai sentito così al lavoro? A chi non fa piacere ricevere un apprezzamento, del tipo “Lavoro ben fatto”? Però, onestamente, non ê un po’ rischioso basare la nostra motivazione sull’apprezzamento degli altri? Prova a fare questo esercizio: tutti i giorni prendi nota di una cosa positiva che hai fatto al lavoro. Una relazione scritta bene, una riunione gestita in modo efficace, una pausa caffè produttiva…poi celebra questo successo. Esci a cena con dei colleghi, o degli amici, o il tuo partner, ma se nessuno ha tempo, esci anche da sola o preparati una cenetta con i fiocchi. Il successo non è necessariamente avere una villa in Costa Smeralda o una Ferrari. Il successo si misura nelle piccole cose quotidiane e va celebrato sempre. Comprati dei fiori e portali al lavoro. Se ti chiedono perché, rispondi perché sei brava e simpatica. Poi, osserva il cambiamento…

Problema n. 2

La mia vita gira intorno al mio lavoro.

In francese si dice “Metro, boulot, dodo”, che significa “Metro, lavoro, nanna”. Non è entusiasmante, vero? Spesso, purtroppo, è così. Cosa fai per cambiare questo? Ti prendi mai del tempo da dedicare a te stessa? Non deve passare un giorno senza che tu abbia dedicato del tempo a te stessa. Leggere quell’articolo sulla tua rivista preferita o sul blog della tua amica (cioè il mio…), andare in palestra o a fare una passeggiata nel giardino vicino a casa, chiamare tua madre o quell’amica che da tanto tempo non senti…dovresti dedicare a te stessa almeno mezz’ora al giorno. Se ci pensi, non è molto…

Problema n. 3

Non imparo più niente di nuovo.

Se fai un lavoro da molto tempo, ad un certo punto è normale che tu ti senta come se non imparassi niente di nuovo. Ti annoi e non se soddisfatta, anche se riesci a lavorare molto bene, sapendo esattamente quello che devi fare. Ma non ti basta per motivarti, allora cosa puoi fare? Devi uscire dalla tua zona di confort, devi accettare nuove sfide. Parlane al tuo capo, magari lui (o lei0 ha delle idee.

Problema n. 4

Non mi promuoveranno mai (io sono tra questi…)

Dunque, in tutta la mia carriera non sono mai stata promossa. E lavoro da più di vent’anni! Perché? In alcuni casi sicuramente perché non ho passato molto tempo nello stesso posto di lavoro. Sì, lo ammetto, non sono quella persona che si attacca al suo datore di lavoro. Anzi, quasi sempre mi viene voglia di andarmene presto. Ho bisogno di aria nuova.

Ma perché? Probabilmente perché non ho ancora trovato la mia strada e quindi me ne vado perché devo rimettermi in cammino per trovarla.

Anche tu se ti senti “costretto” nel tuo posto di lavoro, chiediti quale sarebbe il tuo lavoro ideale, il lavoro dei tuoi sogni. Se non lo trovi nel posto dove stai lavorando, comincia a guardarti intorno. E fai un piano d’azione (se non sai fare un piano d’azione, ti posso aiutare a farlo).

Problema n. 5

Non ho il tempo di fare niente.

Ecco, questo è il problema più diffuso del nostro tempo. Abbiamo la sensazione, che a volte sconfina nella realtà, di non riuscire a gestire il nostro tempo. Tra famiglia, lavoro e tempo perso nel traffico, non ne resta molto per noi. Ma non è una scusa? Fai un’analisi della tua giornata, vedi le cose inutili che fai e comincia ad eliminarle. Poi, ci sono senz’altro delle cose che puoi rimandare, ad esempio, non è necessario passare l’aspirapolvere tutte le sere anche se hai due gatti in casa come me (che passo l’aspirapolvere al massimo due volte la settimana).

È una questione di scelta e di priorità, non si può fare tutto: ci sono delle cose che devi fare assolutamente, altre che puoi evitare e rimandarle (saper rimandare le cose è una scienza, anche se non esatta…).

Io, ad esempio, ho scelto di scrivere perché non esco quasi mai la sera, e siccome raramente c’è un film interessante alla televisione (non ho Netflix), ho deciso di creare un blog. E quando c’è un film che mi interessa, deliberatamente scelgo di non scrivere.

Conclusione

La scelta è la base del cambiamento, l’azione è la base del pensiero positivo. Prendi la vita nelle tue mani. Agisci ora, non aspettare, scrivimi!

Indugiare

Indugiare, rimandare, procrastinare… quante persone conosci così? E tu come ti consideri? Sei una di quelle persone che rimandano il pagamento delle fatture, non prendono l’appuntamento dal dentista pur avendone bisogno, non portano giù la spazzatura? Oppure sei una persona che cerca di agire in anticipo, per non farsi cogliere di sorpresa e impreparata?

Aspettare a lungo può avere conseguenze. Pensa al cambiamento climatico. O a una malattia. Se non cerchi di scoprire subito quello hai, poi potrebbe diventare troppo tardi. Potresti sentire il dottore dirti: “Se fossi venuto prima, avremmo potuto intervenire e tentare di guarire la tua malattia. Ora è troppo tardi”.

Negli Stati Uniti, le statistiche dicono che il 20% circa della popolazione, rimanda i compiti i noiosi al giorno dopo, come se i compiti in questione avessero poi la capacità di scomparire o divenire meno noiosi (in realtà, è piuttosto il contrario, no?).

Uno studio cinese dimostra che le persone con tendenza a rimandare (chiamiamoli “procrastinatori“. Dal latino cras che significa domani e pro che significa per) hanno certe aree del cervello iperattive, che causano un vagabondaggio mentale: quando è tempo di pagare le fatture, prendere l’appuntamento dal dentista o portare giù la spazzatura, queste aree vanno in tilt e inducono la persona a pensare a qualcosa d’altro. E, diciamolo, a cercare delle scuse su quanto sarebbe sgradevole fare quella cosa.

Inoltre, i procrastinatori hanno un’altra zona del cervello debole. Si tratta della zona che blocca le attività di dispersione e che consente, invece, di rimanere concentrati.

Le persone che lavorano anticipando gli eventi e agiscono secondo un piano o un programma in modo da non essere colti di sorpresa da un esame, o da una scadenza fiscale, hanno un’attività elevata in quest’area del cervello, in modo tale che il divagare é bloccato e rimangono concentrati.

Quando la mente si distacca dallo scopo programmato e comincia a vagare, diventa vulnerabile e soggetta alle influenze della zona del cervello che comunica quanto sia sgradevole quella cosa. Il procrastinatore è quindi bloccato dal suo cervello e cerca immediatamente qualcosa che lo faccia stare meglio. Il compito sgradevole è perciò spostato nel futuro e percepito come innocuo.

Che fare? Il cervello è un muscolo e possiamo allenarlo per sfruttare la sua plasticità.

Amati per come sei

Dopo aver terminato la formazione per diventare coach, ho cominciato a recitare un mantra che suona così: Io mi amo e mi accetto così come sono.

Tutte le volte che discuto con mio marito, soprattutto quando mi critica per certi miei comportamenti, ecco che gli recito questo mantra: Io mi amo e mi accetto così come sono. Ora lo sa già e me lo anticipa lui e va bene così perché significa che lo ha capito.

Cosa significa amarsi e accettarsi cosi come siamo?

Innanzitutto, significa avere una relazione sana con noi stessi, cioè costruirsi la genuina convinzione di essere abbastanza, di non essere inferiori a nessuno e non continuare a cercare di essere “validati” dagli altri.

Perché accettarsi è così importante? Ricerche hanno dimostrato che la non accettazione di sé stessi o una scarsa accettazione di sé stessi non solo può essere la causa di depressione e ansia, ma anche di disturbi alimentari che potrebbero sconfinare addirittura nell’obesità.

Anche se accettarci cosi come siamo ci farebbe stare meglio, non è facile, perché cerchiamo sempre l’approvazione degli altri. Questo è soprattutto frutto del condizionamento sociale, che ci spinge a cercare sempre la convalida da parte del gruppo, della comunità di cui ci sentiamo parte. Oggi poi, con l’utilizzo massiccio dei social media, l’abitudine di paragonarci agli altri, di cercare di avere il più elevato numero possibile di Mi piace, di sentirci parte di un qualcosa che va al di là della nostra identità, ci impedisce di raggiungere un benessere basato su chi siamo veramente e su quello che cerchiamo nella vita, il nostro scopo, il motivo per cui siamo su questo pianeta.

Pensiamo che il giudizio, l’approvazione degli altri contribuisca al nostro benessere, mentre in realtà non è così: chi sono questi “altri” dei quali ci fidiamo così tanto da poter permettere loro di valutarci? Li conosciamo davvero bene? Perché ci fidiamo del loro giudizio?

Ricorda: accettati per quello che sei, con tutti i tuoi pregi e tutti i tuoi difetti.